Lorenza, paladina del risparmio con una vita “low impact”

Lorenza, 34 anni, pur abitando in una grande città come Torino riesce a vivere a bassissimo impatto ambientale e a bassissimi consumi. Ci racconta come fa, perché tutti possano prendere spunto.

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In questi ultimi anni aumentano sempre di più le preoccupazioni riguardo i gravi problemi che stanno portando alla distruzione della nostra terra, quali l’inquinamento, lo spreco, l’aumento dei rifiuti e i cambiamenti climatici dovuti ai gas serra, tanto che già molte persone hanno adottato uno stile di vita diverso in cui il riciclo, l’autoproduzione, la sobrietà e il conseguente risparmio in termini economici ne sono alla base. È il caso di Lorenza Noto, 34 anni, alessandrina di nascita ma ora residente a Torino, che da sempre cerca di ridurre il proprio impatto ambientale conducendo una vita il più possibile ecologica. Nella sua famiglia hanno un grande rispetto per l’ambiente con gesti molto semplici come non sprecare l’acqua, riutilizzare la carta e i sacchetti tantissime volte, fare meno immondizia possibile praticando la raccolta differenziata non appena sono apparsi i primi bidoni in città anche facendo molta strada per raggiungerli. Appena diplomata si è trasferita a Torino dove ha continuato questo modo di vivere trovando costantemente nuovi metodi per ottimizzare i suoi consumi e inquinare il meno possibile.lorenza16522742_10209332609095481_1123154924_n

Lorenza, quali sono le tue strategie per risparmiare e salvaguardare l’ambiente?
“Da quando vivo da sola, agisco su più fronti per limitare i miei consumi: ad esempio, il mio frigo viene usato come tale solo nei mesi estivi mentre in inverno diventa una libreria! Ho l’abitudine di fare una piccola spesa ogni due giorni così che i cibi rimangano freschi sul piano della cucina; vivendo in città, considero i negozi e i supermercati il mio grande frigorifero sempre a disposizione, hanno un orario di apertura molto ampio e questo mi consente di non avere l’esigenza di conservare gli alimenti. In ogni caso prediligo l’acquisto diretto dai contadini al mercato quando ho tempo, soprattutto per evitare le confezioni di plastica. Ogni volta che acquisto penso a ciò che dovrò buttare via, per questo se vedo imballati due ortaggi su una vaschetta di plastica preferisco non comprarli e cercare un negozio con prodotti non confezionati e anche per detersivi o riso e pasta mi rivolgo a negozi che consentono di acquistare prodotti sfusi senza confezionamento. Si può acquistare la spesa di una settimana senza affaticarsi portando uno zaino in spalle, il ché riduce anche lo spreco di sacchetti di plastica. Ho un metodo di cottura che prevede il risparmio del gas, al punto di ebollizione dell’acqua spengo il fuoco e permetto che la cottura continui a coperchi della pentola chiusi. Risparmio anche sul riscaldamento degli ambienti, l’anno scorso sono riuscita a non accendere la caldaia nemmeno per un’ora. Credo che il periodo più rigido qui dove vivo si limiti a una sola settimana, generalmente l’ultima di gennaio. L’anno scorso non ho trovato così difficile rinunciare al riscaldamento, per via delle temperature accettabili e non ho nemmeno avuto problemilorenza16507336_10209332609055480_308445188_n

di umidità: pareti completamente asciutte e panni stesi asciutti nel giro di due o tre giorni. Per coprirmi uso tute e pile, anche due o tre insieme nei periodi più freddi. Utilizzo molto gli spazi dedicati al pubblico come le biblioteche o le aule studio per socializzare e risparmiare sui bisogni individuali di luce e riscaldamento. Si tratta di luoghi voluti e ottenuti dal comune grazie a volontari e attivisti che si sono impegnati per assicurarci questo servizio quindi frequentiamoli! Tutto ciò aiuta anche ad uscire dall’individualismo a cui spesso la vita ci porta e, personalmente, rinunciare al riscaldamento mi avvicina a comprendere le situazioni di difficoltà in cui si trova la gente, come chi dovrà affrontare una notte in auto per via dei sismi, i senzatetto e le vittime della tratta di prostituzione, e questo mi spinge anche ad occuparmene in modo attivo. Utilizzo i mezzi pubblici e mi sposto molto a piedi, quando non uso per più giorni l’auto, la scollego dalla batteria. Non è mai stato faticoso raggiungere il posto di lavoro in orario, basta partire da casa in tempo e anzi, recupero tantissimo tempo da dedicare all’ascolto di musica o di notizie alla radio durante il tragitto, arrivando a lavoro molto più carica di come sarei potuta arrivare in auto”.

Com’è cambiata la tua alimentazione in questi anni e perché?

“Generalmente non mangio pesce, né carne né latticini, ma se ne sentissi l’esigenza li consumerei il giorno stesso dell’acquisto. Non sono vegana ma condivido alcune delle preoccupazioni riguardo alla salute e all’inquinamento che ne deriva dal consumo di carni e pesci e dal consumo di massa di latte e formaggi, oltre che per lo sfruttamento eccessivo di animali da allevamento. Per preservare la mia salute e nutrirmi correttamente, mi piace mangiare verdure crude condite con spezie, consumo quotidianamente mandorle pelate e prediligo alimenti come zuppe di riso integrale e altri cereali, farro, fagioli e lenticchie. Mantengo questa alimentazione da alcuni anni, da quando cioè ho subito un intervento chirurgico. Quello che ho imparato da questa esperienza è che la prevenzione è alla base di tutto e ho scoperto l’incredibile potere curativo degli alimenti, in particolare delle verdure: gli effetti di un concentrato di vitamine fresche sono quasi immediati e da allora non mi sono più ammalata nemmeno di un raffreddore! Questo mi ha permesso di evitare l’uso di farmaci, riducendo l’impatto sull’ambiente, nonché sulla mia persona e sul portafogli.”

Pensi che l’aumento della raccolta differenziata di questi ultimi anni porterà a un cambiamento delle nostre abitudini in direzione di una maggiore consapevolezza per la tutela dell’ambiente e la diminuzione dello spreco?
“Purtroppo devo osservare dei cambiamenti che non sono del tutto positivi: il moltiplicarsi dei bidoni per la differenziata in città, se da un lato ha invitato le persone a smistare i rifiuti, dall’altro non le ha disincentivate a diminuirne la produzione. I bidoni per la plastica in particolare sono stracolmi, e nonostante io creda nel riciclo, non lo vedo intorno a me nella forma predominante che dovrebbe essere. Penso che chi è a capo delle gestioni amministrative del nostro paese debba prendere coscienza dei cambiamenti climatici a cui stiamo andando incontro e debba mettere freno al consumismo esagerato dei nostri tempi. Credo inoltre che le aziende di produzione debbano mettere in atto cambiamenti più ecosostenibili senza necessariamente aspettare l’incentivo da parte del governo o senza doverne essere costretti a causa di una tassa, come può essere una tassa sulla sovrapproduzione o sul superamento di livelli di tossicità prodotti nell’ambiente. Anche noi stessi possiamo fare molto in questo senso perché siamo in grado di capire quanto la nostra auto sia nociva per la nostra città e cosa significhi riempire bidoni di plastica ogni settimana per poi ricomprare altra plastica originale e nuovissima che andrà nel bidone nel tempo di due giorni e così a seguire. Ognuno di noi ha la piena responsabilità dei cambiamenti climatici ed è anche l’unico settore dove ha pieno potere delle proprie scelte.”

Fonte: ilcambiamento.it

 

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