Real Junk Food Cafe and Restaurant e nuovi prodotti dagli sprechi alimentari, ecco la via british per combattere gli sprechi

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Nel Regno Unito hanno preso vita due progetti curiosi sullo spreco di cibo. Il primo più popolare strizza l’occhio al recupero mentre il secondo, più scientifico, guarda al cibo sprecato come una risorsa nutrizionale. La lotta allo spreco di cibo è fatta di tanti protagonisti, ognuno a modo suo affronta la questione con mezzi e approcci diversi. Nel Regno Unito, di recente, hanno preso vita due progetti che a loro modo mettono al centro lo spreco di cibo. Il primo più popolare, che strizza l’occhio al recupero del cibo mentre il secondo, più scientifico, guarda al cibo sprecato come una risorsa nutrizionale.

A Manchester una cucina mobile contro lo spreco alimentare

Grazie a un progetto di crowdfunding, a Manchester nei prossimi mesi aprirà il Real Junk Food Cafe and Restaurant, ossia una cucina mobile che si sposterà in giro per la città inglese andando a recuperare gli sprechi direttamente nelle fattorie, orti, mercati e tra i cassonetti dei supermercati. L’idea è nata con dopo una serie di eventi di recupero degli sprechi alimentari in giro per la città e dopo la raccolta di 20mila sterline (circa 23mila euro, ndr), attraverso il crowfunding, così da permettere la sopravvivenza della cucina mobile per sei mesi. Una spinta al progetto è arrivata dallo chef Hugh Fearnley-Whittingstall, da sempre impegnato in prima linea contro gli spechi. “Tutti i pasti – dicono gli organizzatori – provengono al cento per cento da alimenti che sarebbero andati sprecati. È tutta una questione di inclusione, di comunità e sostenibilità. Oltre a fornire ottimi pasti, rendiamo le persone più consapevoli sui rifiuti alimentari, sulla sostenibilità e su una dieta sana. Vogliamo rendere il nostro sistema alimentare più accessibile”.

Per stimolare gli avventori a riflettere meglio su di un pasto nato con queste premesse, gli organizzatori hanno applicato particolare modalità di pagamento: il P. A. Y .F. (pay as you feel) ovvero che i clienti pagano una cifra pari al valore che riconoscono in quel pasto, oppure “donando il loro tempo, energie e competenze per il progetto” come dicono gli organizzatori. Il progetto è diventato una realtà a Manchester, ma in molte altre città del Regno Unito, europee e australiane altri locali e progetti si sono uniti nella rete The Real Junk Food Cafe and Restaurant.

La ricerca sul valore nutrizionale dei rifiuti alimentari

Scienziati e ricercatori della Loughborough University stanno lavorando a un progetto per la riduzione degli sprechi alimentari, approfondendo la ricerca su di un sistema di produzione alimentare che limiti lo spreco. Il costo della ricerca è pari a 800mila sterline (circa 910mila euro, ndr), denari finanziati interamente dal Engineering and Physical Sciences Research Council (EPSRC) nato dalla collaborazione delle università di Loughborough, York e Nottingham che prevede studi approfonditi sul valore nutrizionale degli sprechi alimentari, così da creare nuovi prodotti idonei al consumo umano. Se si considera che la sola Gran Bretagna produce circa 9,9 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, e il 56% di questo spreco è prodotto dalla filiera, ossia il processo produttivo (molto spesso industrializzato) che porta il cibo dai campi alla nostra tavola, è facile intuire quanto essenziale sia limitare gli sprechi. Per il Professor Shahin Rahimifard della Loughborough’s School of Mechanical, Electrical and Manufacturing Engineering e direttore dell’University’s Centre for Sustainable Manufacturing and Recycling Technologies dice che le attuali strategie per affrontare lo spreco di cibo sono rudimentali e di basso valore: “come l’incenerimento e, dove possibile,la produzione di mangimi per animali, compostaggio e a volte la discarica. Si tratta di una ricerca molto interessante che potrebbe vedere per la prima volta la creazione di nuovi prodotti alimentari destinati al consumo umano aggiornando il contenuto nutrizionale dei rifiuti alimentari. Si potrebbe avere un impatto significativo sulla sicurezza alimentare mondiale“.

Fonte: ecodallecitta.it

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