Mense scolastiche a Torino: il 10% sceglie il pasto da casa. Il Comune: ‘Lavoriamo per ridurre il costo’

Dopo aver raccolto i dati, il Comune fa sapere che a Torino sono oltre 3.000 i bambini che non usufruiranno più del servizio di refezione scolastica nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Palazzo Civico in una nota: “Lavoriamo per ridurre il costo della mensa scolastica”. E dall’Asl in arrivo un decalogo per chi consuma a scuola il pasto da casa386277_1

Sono oltre 3.000 i bambini che a Torino non usufruiranno più del servizio di refezione scolastica nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Stando al dato del Comune, che ha chiesto alle scuole di inviare entro il 26 settembre, i nominativi di quanti intendessero usufruire del servizio mensa e quanti, invece, del pasto domestico, il 10% dei genitori ha preferito la seconda opzione. La cifra dovrebbe essere definitiva (almeno per questo quadrimestre). Tuttavia, gli avvocati che hanno seguito le famiglie impegnate per il “diritto al pasto da casa” non credono che la cifra si fermi lì. “È una situazione in divenire” sottolineano. “Il termine del 26 settembre era fissato in funzione della prevista refezione mista che doveva partire il 3 ottobre. Cosa che poi non è avvenuta”. La data è stata infatti posticipata al 31 gennaio, termine entro il quale tutti gli istituti dovranno trovare la soluzione idonea per rispettare il diritto al pasto da casa. “Secondo noi – concludono gli avvocati – il numero crescerà ancora” perché via via che le scuole si attrezzeranno, “altre famiglie potrebbero unirsi dopo che aver visto che il pasto da casa a scuola è una soluzione praticabile”.

V Commissione consiliare: audizioni su mensa scolastica e pasto da casa – Comunicato stampa Città di Torino del 07.10.2016

Questa mattina nel corso di una riunione della V Commissione consiliare, presieduta da Daniela Albano, si è discusso delle “Problematiche relative all’ottemperanza della sentenza n. 1049 del 21 giugno 2016 sulle mense scolastiche”.

L’incontro ha consentito di approfondire e chiarire i termini della vicenda ed è emersa, da parte di tutti, la volontà di collaborare alla gestione di una situazione nuova e complessa nell’interesse prioritario delle bambine e dei bambini.

Alla discussione hanno partecipato i rappresentanti delle aziende di ristorazione scolastica (Camst, Ladisa, Eutourist), del Servizio Igiene alimentari e nutrizione dell’Asl To1, delle Associazioni scuole autonome piemontesi (Asapi), dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici (Andis) Piemonte, dell’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola (Anp), delle Organizzazioni sindacali e della Conferenza Cittadina delle autonomie scolastiche. Federica Patti, Assessora all’Istruzione e all’Edilizia scolastica, ha ripercorso la cronistoria delle tre sentenze per fare chiarezza sulle esclusive competenze del Comune in merito alla questione trattata, come anche specificato nel comunicato dell’Anci Nazionale. Nelle scuole in cui è stato richiesto l’utilizzo del refettorio per il pasto domestico sono già in corso sopralluoghi per individuare, ove possibile, una ridefinizione di tale spazio, con la precisa distinzione del locale in uno spazio destinato alla ristorazione scolastica collettiva (che quindi continua a essere considerata refettorio) e quello al consumo del pastodomestico, che torna ad essere spazio scuola. L’allungamento dei tempi per fare le necessarie verifiche è dovuto ai numeri più elevati del previsto delle richieste di pasto da casa che, quindi, coinvolgono più refettori e alla situazione in continua evoluzione. Dei 36mila allievi e studenti della scuola dell’obbligo che quotidianamente usufruiscono della mensa sono circa 3300 le  famiglie dei bambini e dei ragazzi che hanno chiesto di consumare il pasto domestico. I rappresentanti delle aziende di ristorazione scolastica hanno segnalato un calo delle prenotazioni dei pasti dell’ordine del 10% ed evidenziato i problemi di ordine organizzativo, di sicurezza e di ricaduta occupazionale che questa situazione comporta. Il dirigente dell’Asl ha evidenziato che la responsabilità dello spazio, il refettorio, in cui si consuma la ristorazione collettiva è delle aziende di ristorazione, che non può essere estesa a quelli in cui si consumano i pasti domestici. Poiché l’Asl non ha competenza di controllo sulla sicurezza degli alimenti portati da casa, sta elaborando un decalogo per le famiglie. Ha, infine, ricordato che i casi malattia a trasmissione alimentare che si registrano nel nostro Paese in un anno il 40% avviene tra le mura domestiche e meno del 2% nella ristorazione scolastica.

Il Comune di Torino: “Lavoriamo per ridurre il costo della mensa scolastica”

Dall’Asl in arrivo un decalogo per chi consuma a scuola il pasto da casa – nota del Consiglio comunale del 07.10.2016 

“La situazione è difficile da gestire anche perché si presenta in continuo divenire, per questo serve la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti”.

Così si è espressa l’assessora all’Istruzione Federica Patti, nel corso della riunione della V Commissione convocata da Daniela Albano per fare il punto sulle procedure relative all’applicazione della sentenza che riconosce ai bambini il diritto di consumare un pasto domestico, in alternativa alla ristorazione collettiva delle mense scolastiche. Patti ha ricordato come la situazione sia completamente cambiata da giugno, quando tale sentenza riguardava soltanto 58 ricorrenti. Oggi, invece, all’indomani della sentenza del 13 agosto, che ha esteso il diritto all’intera popolazione scolastica, sono circa 3100 i bambini che fanno ricorso al “pasto da casa”. Una situazione che, ha affermato l’assessora, rende difficile conciliare l’applicazione della sentenza nell’immediato con la necessità di adeguare i locali della refezione scolastica, individuando collocazioni idonee dal punto di vista della sicurezza igienico-sanitaria. Per questo motivo è stato individuato nell’inizio del secondo quadrimestre il termine entro il quale tutti gli istituti dovranno essere pronti a garantire da un lato la prosecuzione di un servizio mensa in condizioni di piena sicurezza igienica e, dall’altro, la consumazione del pasto casalingo per coloro che avranno scelto questa opzione. “La vicenda, ha ricordato l’assessora all’Istruzione, in origine era nata in considerazione di un costo eccessivo della mensa al quale noi oggi stiamo lavorando per renderlo più basso”. Al tavolo della Commissione, oltre naturalmente ai consiglieri, erano presenti le società addette al servizio di ristorazione, l’Asl To1, la Conferenza cittadina delle autonomie scolastiche, l’Associazione scuole autonome piemontesi, l’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, rappresentanze sindacali.  Da parte dei gestori del servizio è stata espressa preoccupazione per un fatturato che, se ridotto, potrà mettere in difficoltà le aziende sul piano occupazionale. D’altro canto, le organizzazioni sindacali della scuola hanno evidenziato come la necessaria nuova riorganizzazione rappresenti ulteriori carichi di lavoro per dirigenti ed insegnanti. Per la Conferenza della Autonomie scolastiche si sarebbe dovuto prendere tempo spiegando alle famiglie l’esigenza di riorganizzare il servizio al fine di poter garantire il diritto previsto dalla sentenza mentre, per l’Asapi, il pasto da casa renderà visibili le disuguaglianze sociali. L’Asl ha ribadito le responsabilità delle società di ristorazione per quanto riguarda l’utilizzo dei refettori ed ha sottolineato come non esista nessuna competenza dell’Asl stessa sui pasti domestici. Evidenziando come circa il 40% di malattie o intossicazioni provenga attraverso i pasti consumati in famiglia mentre solo il 2% da ristorazioni collettive, l’Asl provvederà a realizzare un decalogo relativo alla composizione di pasti equilibrati per una crescita e sviluppo corretti dei bambini. Da parte di diversi consiglieri l’esigenza di conoscere il contenuto delle circolari indirizzate agli istituti scolastici da parte del Miur, l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte (oggi assente).

Fonte: ecodallecitta.it

 

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