Torino, sperimentato il nuovo calcolo universale del Ministero per la raccolta differenziata

L’Osservatorio Provinciale Rifiuti della Città Metropolitana di Torino ha provato a verificare cosa accadrà alle percentuali di raccolta differenziata nel territorio torinese in base al nuovo decreto del MATTM

di Agata Fortunato*rifiu

Contare i rifiuti è difficile: se ne accorgono ogni giorno tutti i soggetti istituzionali (Comuni, osservatori provinciali e regionali, ARPA, ISPRA, …) che producono, raccolgono ed elaborano i dati di produzione dei rifiuti, mensilmente e annualmente. Confrontare le elaborazioni è pressoché impossibile se non a livello regionale laddove  il metodo utilizzato è lo stesso. Da qualche settimana la lacuna di un metodo nazionale è stata colmata grazie al Decreto del MATTM del 26 giugno 2016. Toccherà adesso alle Regioni rendere operativo il Decreto, decidendo altresì se includere anche il compostaggio domestico, di prossimità e di comunità (ma solo dopo che i comuni avranno disciplinato queste pratiche in modo da garantirne la tracciabilità e il controllo). Insomma, per chi da tempo richiede che anche l’autocompostaggio venga calcolato nella RD l’inserimento non è immediato. Sono invece inclusi tutti i rifiuti urbani, raccolti in modo separato (valgono anche le raccolte multimateriale, senza specificazioni particolari), per essere avviati prioritariamente a recupero di materia e viene specificato anche un elenco dei singoli CER. Lascia perplessi l’assenza di ogni minimo accenno alla qualità delle singole raccolte o all’effettivo riciclo, benché si specifichi chiaramente il riferimento alla direttiva europea che vede la raccolta differenziata come mero strumento; in questo senso, come già oggi peraltro, nella raccolta differenziata verranno conteggiate anche le molte quantità di rifiuto che viene effettivamente raccolto in modo separato, ma a seguito di una o più fasi di selezione, avviato a smaltimento poiché inidoneo al riciclo: il caso eclatante è quello della plastica che sul nostro territorio solo per meno del 45% (dato 2014 – pagina 100 http://bit.ly/29uYL4u ) viene avviato a   recupero di materia; il resto sono imballaggi plastici che non trovano ancora una filiera attiva di riciclo (negli ultimi due anni qualcosa è cambiato, ma ancora non in maniera sostanziale), o vera e propria frazione estranea. I colleghi dell’Osservatorio Provinciale Rifiuti hanno provato, seppur in maniera speditiva e con la necessità di affinare il calcolo, a verificare cosa accadrà alle percentuali di raccolta differenziata nel nostro territorio.

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Il risultato, per dirla con Bertazzoli, è che tutti i bacini sono diventati più “raccoglioni”. Tutti più contenti? Qualcuno sicuramente si; resta il fatto che pur calcolate in modo differente, le stesse identiche quantità di rifiuti sarebbero andate a smaltimento e non avviate a recupero di materia.

* Responsabile Pianificazione del ciclo integrato dei rifiuti Città Metropolitana di Torino

 

Fonte: ecodallecitta.it

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