ZeroPerCento: il negozio solidale a km 0 che assume i disoccupati

Un punto vendita di prodotti sfusi e a Km 0 gestito da cittadini disoccupati o inoccupati da almeno sei mesi. Sta per essere inaugurato a Milano il negozio solidale ZeroPerCento, un progetto promosso dalla cooperativa Namasté per aiutare le famiglie in difficoltà favorendo il re-integro lavorativo di soggetti in cerca di occupazione.

ZeroPerCento è un negozio solidale a km 0 che a breve aprirà i battenti a Milano e che darà lavoro esclusivamente a persone disoccupate o inoccupate da almeno sei mesi. Il negozio sarà aperto a tutti coloro che sono interessati all’acquisto di prodotti – alimentari e non – di qualità a km 0, sfusi e biologici provenienti da aziende agricole e cooperative sociali della Lombardia, selezionate in base a criteri etici ed ecologici. Il nome scelto, ZeroPerCento, è un gioco di parole che evidenzia il fatto che i prodotti sono tutti “a km 0 al 100%”.tomatoes-775x434

Il progetto – promosso da Namasté, cooperativa sociale di tipo B con sede a Milano e fondata a febbraio 2016 da tre giovani donne con esperienze lavorative nel mondo del sociale e della cooperazione – parte dalla constatazione che più è lungo il periodo di inattività lavorativa, più è difficile re-inserirsi nel mondo del lavoro. Per aiutare le famiglie di chi ha perso il lavoro ed evitare che restino troppo a lungo senza un reddito, Teresa Scorza e socie, hanno progettato un punto vendita a km 0 diverso dal solito: ZeroPerCento è un normale esercizio commerciale dove, però, il personale è costituito solo da cittadini milanesi disoccupati o inoccupati da almeno sei mesi. L’obiettivo principale del progetto è il re-integro lavorativo di soggetti in cerca di occupazione nel tessuto economico milanese. La particolarità del negozio è che sarà gestito interamente e direttamente dai suoi beneficiari, cittadini milanesi disoccupati da almeno sei mesi ai quali viene offerta una collaborazione lavorativa retribuita che va dai 9 ai 12 mesi. La cooperativa Namastè assume, da subito, almeno 5 persone con l’obiettivo di arrivare a 10 entro un anno e il 30% del personale appartiene a categorie svantaggiate. Ma non è tutto: chi fa acquisti da ZeroPerCento ed è disoccupato ha la possibilità di pagare solo il 10% della spesa in contanti e il resto attraverso un “sistema a punti” che vengono assegnati in base a criteri oggettivi, come il numero di mesi di disoccupazione, dichiarazione ISEE, reddito annuo, figli a carico, disabili, canone di affitto, ecc. Questo sistema di “pagamento a punti” vale per tutti i disoccupati, clienti o dipendenti del negozio, come ci spiega Teresa Scorza, una delle ideatrici del progetto: “ZeroPerCento è un normale esercizio commerciale aperto a tutti i cittadini milanesi interessati all’acquisto di prodotti genuini e km 0. Ma è un’attività profit che guarda al di là di se stessa e decide di re-investire nella comunità il ricavato delle vendite, cioè il margine di profitto (al netto di spese, retribuzioni e contributi), in particolare erogando la spesa settimanale a prezzo agevolato a cittadini e famiglie che non possono permettersi il prezzo pieno per cause oggettive, come la perdita del posto di lavoro. Facciamo un esempio concreto: ipotizziamo che, in un mese di attività, ZeroPerCento realizzi un utile netto di 2.000 euro. Possiamo trasformare questo valore economico in un pacchetto di 2000 punti da ripartire tra 10 famiglie di disoccupati milanesi. In tal caso, ogni famiglia in difficoltà dispone di 200 punti, del valore di 200 euro, da spendere in negozio nel mese successivo”.zeropercento

“L’aspetto innovativo di ZeroPerCento è che è gestito interamente dai suoi beneficiari, che diventano protagonisti del progetto: i lavoratori, gestendo direttamente il negozio in cui fanno la spesa, possono maturare esperienza e formazione indispensabili per ri-collocarsi nel mondo del lavoro. Il personale beneficiario dipendente è coordinato da tre figure professionali: il responsabile del progetto, il direttore del punto vendita e il responsabile degli inserimenti lavorativi esterni. Per quanto riguarda l’assunzione di 9-12 mesi”, chiarisce Teresa, “abbiamo scelto volutamente questa formula perché l’obiettivo principale del progetto ZeroPerCento è evitare che le persone restino inattive e senza reddito troppo a lungo, con tutte le conseguenze negative del caso. Vogliamo dare a chi è disoccupato da oltre sei mesi la possibilità di avere un reddito e non un sussidio, cioè di avere una sua dignità, sviluppare nuove competenze e, soprattutto, di poter inserire questa esperienza lavorativa nel curriculum evitando così i lunghi “buchi” di inattività (che non fanno mai una buona impressione…). La disoccupazione di lungo periodo sta diventando un fenomeno strutturale ma, in base alla nostra esperienza nel sociale, riteniamo che 9-12 mesi siano un tempo ragionevole – né troppo lungo, né troppo corto – per tornare a camminare con le proprie gambe e trovare lavoro in realtà esterne a ZeroPerCento lasciando il posto a chi, in quel momento, si troverà in un reale e contingente stato di necessità. Un altro importante obiettivo che ci siamo prefissate, infatti, è quello di superare il classico concetto di assistenzialismo, creando un punto di incontro tra i mondi profit e no profit, spesso così distanti tra loro”.

L’apertura di ZeroPerCento è prevista il prossimo mese di giugno e per poter coprire le spese iniziali è stata lanciata anche una campagna di raccolta fondi online. “L’obiettivo fissato è alto, 5.000 euro”, sottolinea Teresa, “e ad oggi abbiamo raccolto 1.800 euro, ma crediamo nelle potenzialità del progetto e vogliamo sognare in grande. I soldi raccolti con questa campagna serviranno per coprire le prime spese: arredamento e acquisto delle attrezzature, materie prime iniziali, prime assunzioni. Il tutto, però, in un’ottica di sostenibilità economica e finanziaria, perché il progetto è ideato e strutturato per auto-sostenersi grazie al fatturato generato dalla vendita dei prodotti a km 0.frutta_1

Inoltre, accanto allo spazio commerciale di ZeroPercento i clienti potranno trovare anche un centro di ascolto, sia per i beneficiari della spesa a punti che per i disoccupati che saranno accompagnati nella ricerca di un’occupazione, una “scuola dei mestieri” per corsi di formazione e per approfondire le competenze e professionalità di chi cerca lavoro e, infine, uno spazio per la somministrazione e degustazione dei prodotti (soprattutto centrifughe, spremute, succhi). Quest’ultimo sarà un piccolo angolo in cui i clienti potranno socializzare e conoscere in modo più dettagliato il progetto e anche questa attività verrà gestita dai beneficiari del progetto in modo da creare ulteriori posizioni lavorative”.

“Vogliamo rendere ZeroPerCento – conclude Teresa – una realtà innovativa ed efficiente che riesca a migliorare realmente la vita delle persone che incontriamo ogni giorno. Spesso è il settore no profit che si trasforma in un’attività profit che crea occupazione e reddito, mentre nel nostro caso accade il contrario: una normalissima attività commerciale e profit non rivolge lo sguardo verso se stessa e il proprio tornaconto, bensì guarda all’esterno, alla società e al mondo no profit, con lo scopo di aiutare concretamente chi vive un momento di difficoltà e con l’obiettivo più ampio di creare prosperità e benessere per la comunità. Ci piace sognare in grande. E a voi?”.

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2016/04/zeropercento-negozio-solidale-km-0-disoccupati/

 

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