Greenpeace in azione a Roma: “Yes, we can stop TTIP”

Il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti punta ad abbassare standard di sicurezza e tutele in quasi tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura all’industria tessile, dall’informatica al settore bancariogreen peace

La giornata di mobilitazione nazionale contro il TTIP (Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) è stata inaugurata da uno striscione che Greenpeace ha calato dalla terrazza del Pincio uno striscione raffigurante il presidente Usa Barack Obama intento a parafrasare il proprio arcinoto slogan elettorale: “Yes we can stop TTIP!”

Come abbiamo già spiegato da tempo su Ecoblog, il TTIP è una minaccia per la democrazia, la protezione dell’ambiente, gli standard di sicurezza sulla salute, le condizioni dei lavoratori, a tutto vantaggio delle multinazionali, a cui verrebbe dato un potere senza precedenti. Milioni di persone si sono già mobilitate in tutta Europa per fermare questo accordo, scegliendo di difendere gli standard comunitari sulla sicurezza del cibo, sull’uso di sostanze tossiche, sull’assistenza sanitaria e sui diritti dei lavoratori. Negli scorsi giorni Greenpeace ha allestito una sorta di aula studio a ridosso della Porta di Brandeburgo per consentire ai berlinesi di conoscere che cosa potrebbe accadere se Ue e Usa riuscissero a condurre in porto questa intesa.

“È necessario uno stop immediato ai negoziati sul TTIP, ed è l’ora della trasparenza”, dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia:

“Chiediamo che vengano immediatamente resi pubblici i capitoli mancanti dell’accordo, oltre a quelli già noti grazie ai leaks di Greenpeace Olanda, e che si dia inizio a un vero dibattito pubblico. Sono molti i cittadini e i rappresentanti della società civile che hanno già espresso forte preoccupazione su questo trattato: è ora fare chiarezza”.

L’obiettivo del TTIP è quello di abbattere le cosiddette barriere al commercio tra Stati Uniti e Unione europea, e proteggere gli investimenti esteri prima di ogni altra cosa. Con tariffe sul commercio transatlantico già molto basse, il focus dei negoziati è rimuovere le barriere “non tariffarie”, che si tradurrebbe nell’abbassare standard di sicurezza e tutele in quasi tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura all’industria tessile, dall’informatica al settore bancario. Un caso esemplare sono gli evidenti tentativi di eliminare con il TTIP l’applicazione del principio di precauzione, anche per permettere l’ingresso libero sul mercato europeo dei “nuovi OGM”, camuffati con nomi fantasiosi come “prodotti delle moderne tecnologie agricole”.

Fonte:  Askanews

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