Casale Podere Rosa: un centro sociale per tutti

Casale Podere Rosa è un centro sociale e culturale di Roma, ormai divenuto un punto di riferimento per la città. È un esempio per la promozione di nuovi stili di vita, di modelli alternativi di sviluppo e, come dicono i promotori, «per una società ispirata alla collaborazione, alla sensibilità all’ambiente e alle persone». Il casale è di proprietà del Comune di Roma, si trova sulla via Nomentana tra Talenti e San Basilio, nelle vicinanze del Parco regionale urbano di Aguzzano. «E’ stato occupato con il fine di restituirne l’uso a fini sociali e culturali a cui era destinato».podere_rosa

Abbiamo incontrato Mauro Riccardi e Francesca Cau, volontari presso il Casale fin dagli inizi, che con entusiasmo e nonostante le numerose difficoltà continuano a credere in questo progetto.

Quando è nato il Casale Podere Rosa così com’è ora e cos’era prima?

Il Podere Rosa nasce nel 1993. In passato, moltissimi anni fa, era un casale di campagna in quello che adesso si chiama Parco di Aguzzano. Era uno dei tanti casali agricoli presenti in questa zona e quando furono fatte negli anni ottanta una serie di lottizzazioni in zona, i costruttori di allora acquistarono i terreni e come previsto nelle convenzioni avrebbero dovuto cedere una serie di edifici destinati a servizi. Così costruirono la chiesa, la scuola, un’area verde. Questo vecchio casale con l’area intorno sarebbe dovuto diventare un centro culturale. Questo successe molti anni prima che arrivassimo noi. All’epoca si trattava di un vero e proprio rudere e il comune di Roma non ci aveva fatto niente. Nel 1993 noi l’abbiamo occupato e l’abbiamo fatto diventare il centro che è oggi. Questa nostra occupazione è stata poi riconosciuta dal municipio. Abbiamo pian piano iniziato a ristrutturarlo. Nel ’96 ci fu poi una delibera che riconobbe tutte le occupazioni in essere all’epoca e quindi anche la nostra. Da quel momento si è avviato un percorso di regolarizzazione con il comune.

Quando avete iniziato le attività?

Nel ’94 e solo al piano terra. Il tetto era mancante. Abbiamo iniziato a sistemare tutto. Non c’erano allacci di acqua e luce né rete fognaria.

Quali sono state le difficoltà?

Il Comune non ci ha riconosciuto che in minima parte tutti i lavori fatti. Tutti i soldi che abbiamo investito li abbiamo trovati, oltre che mettendoli di tasca nostra, attraverso le sottoscrizioni e gli aiuti delle persone che frequentavano il centro e che ci hanno aiutato. E’ stato tutto a carico nostro: la ristrutturazione generale del casale inclusi tutti gli impianti. Con gli anni è diventato quello che vediamo adesso.

Chi si occupa della gestione del Podere Rosa?

Siamo un’associazione creata poco prima dell’occupazione che si chiama proprio Associazione Casale Podere Rosa. Da allora abbiamo iniziato a lavorarci.

Pagate un affitto al Comune?

Sì, appena la situazione si è regolarizzata abbiamo iniziato a pagare il canone di affitto di 300 euro al mese 16 anni fa ma abbiamo dovuto pagare anche tutti gli arretrati degli anni dell’occupazione e non è stato facile. Con la giunta Alemanno, nel 2008, ci hanno poi aumentato il canone a una cifra per noi molto alta: facciamo, infatti, attività no profit e dobbiamo sostenere mensilmente tutte le utenze e la manutenzione del casale. Dopo aver aperto un contenzioso siamo riusciti ad ottenere l’affitto mensile a 490 euro ma ancora una volta dobbiamo pagare gli arretrati che ammontano a circa 15000 euro. Al momento abbiamo questa difficoltà cui stiamo cercando di far fronte ancora con le donazioni della gente che frequenta il centro che, di certo, non è gente ricca. Al momento tra affitto e costi di manutenzione siamo intorno ai 1500 euro al mese e non è facile.

Come mai il Comune non vi sostiene?

Con alcuni centri sociali è stato tenuto in considerazione che si trattava di luoghi degradati che sono stati poi ristrutturati dai volontari che avevano occupato, ma noi siamo stati penalizzati. Ci sono contraddizioni: il canone che ci chiedono è in base a un edificio ristrutturato ma in realtà la ristrutturazione l’abbiamo fatta noi. Oltre al danno anche la beffa. Se l’avessimo lasciato nel degrado avremmo pagato molto di meno. Noi abbiamo valorizzato un patrimonio che è di tutti ma questo non viene riconosciuto.

Quali sono i valori fondanti del vostro centro?

Abbiamo pensato di fare un’esperienza leggermente diversa da quella di un centro sociale. Volevamo che fosse un centro sociale e culturale che non divenisse un ghetto ma uno spazio aperto a tutti e con una forte connotazione legata alle tematiche ambientali e ai nuovi stili di vita. Volevamo proporre direttamente un nuovo modello di sviluppo anche con il nostro esempio. Siamo stati tra i primi a Roma, per esempio, a montare i pannelli fotovoltaici (installazione realizzata dall’associazione Paea attraverso un corso di formazione), abbiamo un impianto di riscaldamento ad alta efficienza energetica e nella ristrutturazione abbiamo usato materiali di bioarchitettura come le vernici ecologiche. Non solo abbiamo ristrutturato il podere ma lo abbiamo fatto anche secondo questi principi. Siamo, poi, tra le realtà che hanno dato vita a Roma alla nascita di Banca Etica. Abbiamo inoltre offerto tutto questo in un quartiere periferico dove non c’era niente. Per noi la qualità deve essere a portata di tutti e non solo per pochi. Il mercato bio e il GAS sono stati pensati proprio con questo principio di portare cose di qualità e biologiche a tutti. Gli spettacoli teatrali e il cinema sono per tutti e a sottoscrizione libera: chi può dà e chi non può non dà niente. In questo modo anche le persone che non avrebbero la possibilità di vedere rassegne e spettacoli di qualità possono farlo qui. Questo valorizza molto il quartiere che sarebbe, altrimenti, un quartiere dormitorio.

Quali sono i vostri obiettivi?

Scopi preminenti dell’associazione sono la difesa e la tutela dell’ambiente, dei diritti sociali e del lavoro, la diffusione e la promozione di una cultura e di una sensibilità ambientaliste, di un modello di vita più sobrio con minori e migliori consumi, di una società più giusta.

Quali sono le attività che svolgete presso il Casale?

Abbiamo dato vita a un Gruppo di Acquisto Solidale per i prodotti biologici che comprende circa 70 famiglie. Abbiamo un bar e una biosteria che servono solo prodotti provenienti da agricoltura biologica a km zero ed equo-solidale. Adesso queste attività sono realtà conosciute anche fuori dal centro ma vent’anni fa non se ne sentiva molto parlare. Ospitiamo regolarmente il mercato biologico a prezzi equi, due sabati al mese. Abbiamo una sala per le proiezioni di film e documentari che funziona regolarmente anche durante l’estate con l’arena all’aperto. Organizziamo corsi e laboratori: autoproduzione di detersivi e cosmetici, cucito, panificazione, yoga, progettazione di orti e giardini. Ospitiamo eventi e iniziative come presentazione di libri e concerti. Abbiamo uno spazio dedicato ai ragazzi e il centro estivo per bambini. Realizziamo progetti e interventi nell’ambito della conservazione e del ripristino ambientale, del risparmio energetico, della riqualificazione urbanistica e della valorizzazione del territorio, nella promozione di uno sviluppo economico equilibrato, nella difesa dei diritti sociali, nella promozione di opportunità lavorative. Abbiamo avuto per molti anni l’Università Verde: una serie di iniziative, eventi e corsi tenuti da docenti universitari su tematiche di tipo ambientale.

Quali sono le attività che funzionano meglio?

Il mercato biologico è in crescita. I produttori vengono controllati, sono piccoli produttori che vendono ciò che coltivano personalmente. Si tratta di persone che non fanno solo il mercato. E’ gente che lavora nei campi e poi, senza ulteriori passaggi intermedi, vende i suoi prodotti. Abbiamo aiutato a crescere alcune realtà come una cooperativa di giovani africani che erano stati ospitati all’inizio in un altro centro sociale a Roma. Li abbiamo aiutati a mettere su un laboratorio, gli abbiamo anticipato dei soldi che poi ci hanno restituito attraverso i loro prodotti. Adesso sono riusciti ad acquistare un terreno. Attraverso il mercato biologico, la biosteria e il gruppo d’acquisto garantiamo a realtà come questa di sopravvivere facendo anche un servizio al cittadino.

Chi lavora qui è volontario?

In gran parte sono volontari. Alcuni hanno, però, dei rimborsi. Altri sono pagati regolarmente come i ragazzi che lavorano nella biosteria. Al Centro di Cultura Ecologica abbiamo dei contratti di collaborazione.

Che cos’è il Centro di Cultura Ecologica?

E’ un nostro progetto molto importante: la scommessa che abbiamo fatto nel progettarlo e nella realizzazione è che alcuni servizi territoriali possono essere gestiti in partecipazione tra Amministrazione Pubblica e realtà associative ben radicate nel territorio con un vantaggio per tutta la comunità sia dal punto di vista della qualità del servizio che dal punto di vista di risparmio economico. Il Centro, l’archivio e la biblioteca nascono da un’idea di Giorgio Nebbia, uno dei padri dell’ambientalismo che da sempre avrebbe voluto un centro di documentazione e una biblioteca sulle tematiche ecologiche e ambientali. Su quell’idea abbiamo iniziato a raccogliere materiale e la biblioteca è nata in questo modo. Il Centro inoltre è (stato) propulsore di attività culturali di alto livello (convegni e seminari), ha visto la realizzazione di un archivio ambientalista che conserva diversi fondi su battaglie ambientali a Roma e il fondo “Fabrizio Giovenale” che conserva il patrimonio monografico e di carteggio, scritti, appunti di uno dei padri dell’ambientalismo a Roma, l’architetto Fabrizio Giovenale. A lui è stata dedicata la biblioteca del Centro di Cultura Ecologica, una biblioteca federata all’Istituzione Biblioteche di Roma, con testi di carattere specialistico e su tematiche scientifico-ambientale, che ospita un’ aula studenti tra le più grandi a Roma. La biblioteca è in uno dei casali Alba 3 del parco Regionale Urbano di Aguzzano. Questo progetto si basava su una Convenzione con il Comune di Roma. L’idea era quella di un piccolo contributo annuale per la gestione del Centro (35.000 euro/anno per 6+6 anni) che poi avrebbe potuto ‘camminare’ economicamente in autonomia attraverso la gestione di un secondo casale del gruppo Alba3 dove il piano di assetto del parco prevede anche piccole attività commerciali e una sala polifunzionale. La Convenzione è scaduta a dicembre del 2015. Per non interrompere il servizio noi abbiamo deciso di accettare dal Comune di Roma una proroga per 3+2 mesi che non prevede un contributo economico. Pertanto stiamo attualmente continuando a gestire il servizio fino al 31 maggio 2016 facendo da una parte appello ai cittadini per raccogliere donazioni che ci permettono di affrontare le spese minute, e dall’altro canto sul gran parte del lavoro che gli operatori fanno al Centro volontariamente.

Come è possibile questa situazione?

Da una parte per inerzia dell’Amministrazione Pubblica, dei Dirigenti che dovrebbero accorgersi per tempo che gli appalti hanno una scadenza e che per non interrompere i servizi si dovrebbero fare Bandi Pubblici per tempo. Ma i Dirigenti seguono gli input dei politici e quindi diciamo che la situazione in cui siamo è frutto di volontà politica, o anche per mancanza di volontà politica, di interesse a mantenere e anzi a far sviluppare questo servizio all’interno del territorio.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Al momento siamo concentrati sulla nostra sopravvivenza. Mantenere aperto il Casale e continuare a gestire il centro di Cultura Ecologica in questo momento è una sfida e speriamo di farcela. Le vicende di carattere economico ci hanno messo in crisi ma cerchiamo di resistere. Al momento abbiamo anche il progetto di offrire uno spazio di co-working per le persone che ne hanno bisogno. L’idea è sempre, però, di un posto libero e gratuito. Ogni cosa che si fa al Casale è a libera sottoscrizione. Quest’anno forse riproponiamo il centro estivo per bambini e sicuramente l’arena cinema. Vorremmo inoltre ampliare gli orari di apertura in modo che più persone possano usufruirne.

Fonte: ilcambiamento.it

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