Rondine, il piccolo borgo dove si costruisce la pace

Grazie al progetto Rondine – Cittadella della Pace’, un piccolo borgo in provincia di Arezzo ospita studenti provenienti da paesi in conflitto tra loro che qui sperimentano una vita di convivenza, di formazione e di studio. L’obiettivo è quello di far riscoprire la persona che si nascondeva dietro lo spauracchio del ‘nemico’ rendendo evidenti le similitudini tra le due parti e l’umanità che le accomuna.

Rondine è un borgo che sorge nei pressi di Arezzo e che negli anni ’50 stava per essere definitivamente abbandonato. La diocesi, però, decise di affidare il borgo ad alcune famiglie molto attive nel territorio e diciotto anni fa successe l’impensabile. Un luogo praticamente deserto diventò occasione di incontro e confronto per decine di ragazze e ragazzi provenienti da Paesi in conflitto tra loro: nacque infatti il progetto ‘Rondine – Cittadella della Pace’.

Questo straordinario esperimento di coabitazione e formazione alla Pace vide la luce un po’ per caso: le famiglie di Rondine, capitanate dal professor Vaccari – oggi presidente dell’associazione – volevano proporre uno spettacolo sulla vita di San Francesco in Russia. Una volta ottenuto il visto si trovarono in una situazione di guerra tra russi e ceceni. Parlavano di Pace in un contesto di guerra. Ebbero quindi il desiderio di contribuire in qualche modo alla Pace ‘nel quotidiano’ e si offrirono di agevolare il dialogo tra le opposte fazioni durante il conflitto. In quel contesto, il rettore dell’università di Grozny chiese ospitalità per alcuni studenti dell’università locale che era stata bombardata. Vaccari si rese disponibile ponendo però una condizione: il borgo di Rondine avrebbe dovuto ospitare anche studenti russi, con l’intento di creare un luogo ‘terzo’ neutro, in cui i due popoli in guerra potessero vivere a stretto contatto abbandonando così gli schemi tipici delle guerre.  “L’obiettivo – ci spiega Davide Berutti, neo Direttore Generale di Rondine – era far riscoprire la persona che si nascondeva dietro lo spauracchio del ‘nemico’ rendendo evidenti le similitudini tra le due parti e l’umanità che le accomuna”.rondine2

Il progetto fu un successo e venne presto replicato con giovani provenienti dai Paesi più disparati: Caucaso, Pakistan, India, Palestina, solo per citarne alcuni.  Questi studenti, appena laureati e provenienti da Paesi in guerra tra loro, si trovano quindi a condividere gli spazi abitativi, aiutati dai formatori di Rondine che li guidano attraverso un percorso sulla gestione del conflitto, sulla comunicazione non violenta e sul riconoscimento dell’altro.

“I ragazzi scoprono che l’identità è qualcosa di più complesso di ‘noi contro loro’ – continua Berutti – si smonta la conflittualità e si da una immagine più genuina della realtà, anche se qui trovano più domande che risposte.
La mensa è in comune, gli studenti pranzano e cenano insieme ed è un momento molto comunitario. I ragazzi si organizzano poi per giocare o suonare, organizzano concerti e sono spesso chiamati in varie parti d’Italia per raccontare la loro esperienza”.

 

La lingua obbligatoria a Rondine è l’italiano. Questo garantisce che si parta tutti dallo stesso livello e non ci siano culture più ‘avvantaggiate’ di altre. Tutti parlano male l’italiano! Per questo i primi tre mesi gli studenti devono frequentare un corso di italiano. A questo punto “c’è una cerimonia di accettazione, i ragazzi prendono un impegno consapevole e danno il via alle attività”.rondine3

È molto formativo dover raccontare e rielaborare il proprio vissuto in presenza del ‘nemico’ che probabilmente nel frattempo è diventato amico. “Vivono un forte contrasto tra la necessità di ribadire la propria identità e la propria sofferenza e il desiderio di non far male al nuovo ‘amico’. Così il lavoro diventa interessante: quando questi giovani torneranno al loro Paese di origine dopo i due anni trascorsi a Rondine, avranno sviluppato la capacità di difendersi senza aggredire, sapranno lottare per i propri diritti senza pretendere che l’altro rinunci ai suoi. In diciotto anni abbiamo accolto oltre centosessanta giovani. La selezione dei partecipanti al progetto avviene con un bando che esplicita chiaramente la sfida che lanciamo; i ragazzi sanno quindi a cosa vanno incontro”.

Rondine provvede a tutte le spese, dal visto al master, dal trasporto al vitto e alloggio. La struttura si mantiene grazie a diversi tipi di sostenitori, micro e major. Ogni studente costa circa venticinque mila euro per un anno. Al progetto lavorano venti persone, alcune full time e altre part time. L’ispirazione è laica: la dimensione religiosa dell’individuo, infatti, viene sottratta dalle strumentalizzazioni, mentre viene proposto il dialogo tra le religioni.  “Qui si fa sempre festa, perché festeggiamo tutte le feste, cristiane, musulmane, ebraiche e così via. Tutti gli studenti si devono sentire liberi di festeggiare le proprie festività e spiegarle agli altri per viverle insieme. All’ultima cena di natale, per esempio, un Ave Maria è stata cantata da una ragazza musulmana”.

Da quando Rondine è stata fondata il mondo è cambiato e di conseguenza sono cambiati anche i progetti portati avanti nella struttura.

“Oggi abbiamo molti progetti nuovi in mente per promuovere la pace – afferma Berutti – vogliamo continuare a seguire i ragazzi anche dopo la residenza italiana, nel momento del loro rientro in patria. Abbiamo già cominciato! Questo anno, ad esempio, abbiamo deciso di seguire per un anno un ragazzo a distanza, con costanza e presenza. L’associazione “rondini d’oro” (formata dagli studenti che hanno concluso la residenza positivamente) – inoltre – chiede di collaborare con noi come soggetto autonomo per concretizzare progetti ispirati a questa esperienza da riproporre nel loro paese”.rondine

E non è tutto. Rondine ha deciso di agire anche sul tessuto italiano attivando e sviluppando alcuni progetti con le scuole, in una duplice forma. Da un lato i ragazzi residenti a Rondine portano nelle scuole italiane la loro esperienza, dall’altro è stato attivato un “quarto anno d’eccellenza liceale”: gli studenti liceali, infatti, possono frequentare il quarto anno proprio nel piccolo borgo Toscano. “Seguono il programma ministeriale la mattina mentre il pomeriggio frequentano percorsi formativi integrativi sulla trasformazione del conflitto, l’innovazione tecnologica e l’integrazione con l’ambiente”.

Questi studenti si trovano a condividere l’esperienza di ventisei colleghi internazionali. L’auspicio è che una volta tornati nei licei di origine, questi ragazzi avranno sviluppato uno sguardo critico sulla complessità del mondo e del territorio su vari temi e in particolare sui fenomeni migratori. I fatti di Parigi non hanno cambiato molto il sentire dei residenti di Rondine. “Sono persone che vivono queste cose nella quotidianità. Chi viene da Gaza, per esempio, non è rimasto troppo scosso. Il dibattito sui fatti di Parigi non è stato su un piano religioso, ma i nostri ragazzi sono rimasti sorpresi del fatto che i media hanno parlato di questi conflitti solo quando hanno coinvolto Paesi europei. Si sono detti: ‘Queste cose da noi capitano tutti i giorni, perché ne parlano solo ora?’”.

 

Il sito di Rondine 

 

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/02/io-faccio-cosi-107-rondine-piccolo-borgo-pace/

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