Olimpiadi 2024: c’è chi teme il “sacco di Roma”

Un dossier che qualcuno ha avuto il coraggio di definire «low cost»: 5,3 miliardi di euro per portare a Roma i Giochi olimpici del 2024. Ieri incontro nella sede di Unindustria. E intanto si parla delle ricadute positive per il territorio e l’occupazione e dell’analisi sull’impatto economico dei Giochi realizzata dal professor Beniamino Quintieri e dall’Università di Tor Vergata.

olimpiadiroma2024

Luca Cordero di Montezemolo è il presidente del comitato promotore Roma 2024; è stato lui, durante un incontro alla presenza di mille invitati, a presentare qualche giorno fa pubblicamente il progetto di candidatura di Roma alle Olimpiadi e Paralimpiadi del 2024. Ieri alla sede di Unindustria a Roma si è parlato anche dell’ impatto economico, che è stato definito positivo da chi ha effettuato l’analisi. Così Roma, malgrado le beghe, gli affanni e i debiti, torna a correre per diventare città olimpica; dovrà vedersela con Budapest, Los Angeles e Parigi. Da sottolineare che fior di città nel mondo si sono rifiutate di candidarsi o hanno ritirato la propria candidatura dopo avere soppesato i pro e i contro. Il sindaco di Toronto – John Tory – ha ritenuto non sostenibili i 60 milioni di dollari costo della candidatura: il sindaco di Boston, Martin Walsh, aveva dichiarato che «i cittadini non devono pagare il conto»; ad Amburgo i cittadini hanno votato no con un referendum per non candidare la città. Impietosa l’analisi che della scelta romana fanno Rossella Marchini e Antonello Sotgia su Dinamo Press.

«La mappa degli interventi coincide con “gli affari sospesi”, ma è anche aperta ad integrazioni. Come 50 anni fa l’evento olimpiadi rappresenta l’occasione per utilizzare Roma come riserva di caccia per la rendita».

«Oggi è Renzi ad entrare in fibrillazione per la fiaccola olimpica. Per noi – dice – “conta vincere”. Non guarda allo stato della città ed al suo debito (13,6 miliardi copyright Silvia Scorzese commissaria al debito capitolino). Tra i soldi da pagare, ironia della sorte, gli espropri fatti per realizzare alcuni interventi “olimpici” del 1960 (copyright ex sindaco Marino)». «Permetterà la costruzione di una nuova variante urbana, a partire dalle ceneri del modello Roma. Questo attraverso i passaggi illustrati nella “mappa” presentata dal giulivo Montezemolo, Presidente del Comitato Olimpico».

«La mappa sancisce la scelta di replicare lo schema Expo milanese: pensare ad un avvenimento al di là dell’evento stesso. Indifferentemente da quello che accadrà l’importante è pensarlo al di fuori del disegno della città. In un’area da valorizzare e dopo rimettere nel mercato. Non un luogo, esistente o da realizzare legato ad un’ipotesi di sviluppo, ma quale “offerta” da liberare ora, da tenere latente per i futuri investitori, che sapranno cosa farci dopo. Non è più la città con le proprie funzioni a costruire il territorio, ma è il mercato a trovare le proprie convenienze scegliendo tra le offerte e, in base a queste, a portare le proprie funzioni. Roma deve essere privata del proprio territorio. Come sta accadendo con la consegna alla Cassa Depositi e Prestiti del Patrimonio pubblico, come si vuole che continui. Per questo il piano olimpico decide di recuperare a costi altissimi veri e propri fossili edilizi, come le cosiddette Vele (il cadavere sportivo a Tor Vergata voluto da Veltroni) che, preventivato al costo di 60 milioni, viene ora resuscitato dal progetto olimpico con 800 milioni (400 quelli fin qui spesi, altrettanti per completarlo). O, ancora, i padiglioni in abbandono della Nuova (sic) Fiera sul Tevere che, seppure rianimati dal voto in zona Cesarini di Marino che copre di cemento la vecchia sede centrale all’Eur per salvare l’Ente Fiera dal fallimento, potrà riprendersi solo trovando una nuova funzione redditizia per quei terreni una volta sbaraccati da quelle incongrue strutture che nel 2024 dovrebbero ospitare… il tennis da tavolo. Roma ha deciso, infatti, di togliere alla città mettendolo sul mercato il proprio patrimonio immobiliare pubblico e privato. Lo fa con il commissario Tronca accompagnandolo con dosi massicce di consumo di suolo. Il piano olimpico azzanna due vaste aree: Saxa Rubra e Torvergata. Per i terreni a sud ipotizza la localizzazione del Villaggio Olimpico fatto di case da riconvertire, poi, in residenze (perché non pensarle all’interno delle caserme dismesse?). Sull’ansa del Tevere a nord, allarga la struttura della RAI per un media center che, come tutte le manifestazioni del mondo dimostrano, grazie alle nuove tecnologie potrebbe essere ospitato ovunque in spazi già esistenti. Roma decide di cucinare con i resti di operazioni mai concluse ma che non vuole perdere, per continuare a fare i conti con i “signori della rendita” che alternativamente sono stati accontentati dalle varie stagioni politiche. Roma con le Olimpiadi si candida al ruolo di advisor per chiunque in futuro voglia investire presentando un’offerta variegata di luoghi “predisposti” a realizzare qualsiasi cosa e soprattutto a permettergli di decidere che fare. Una sorta di catalogo per l’acquisto di spazi senza funzione, ma pronti ad assumere quella che si vuole assegnar loro. Il progetto delle Olimpiadi segna anche visivamente il processo di impedire per sempre che intorno ai luoghi si crei territorio, relazioni, cooperazione. Roma come deserto sociale, dove le case debbono servire solo quale oggetto da usare come volano per l’indebitamento di chi le abita che, sempre più schiacciato dalle forme della crisi economica, sarà costretto a giocarsi la propria abitazione secondo le tempistiche e i paradigmi capestro del debito bancario. Suo e dei propri figli, secondo quanto prevede la recente proposta del mutuo e/o del leasing immobiliare all’interno della legge di stabilità. Una vita dove i tempi di vita saranno scanditi dal debito per abitare una città dove, chi investe, potrà, al riparo della propria rendita finanziaria, decidere di fare o non fare a seconda delle proprie convenienze. Non è questione da decidere dichiarandosi pro o contro lo spettacolo olimpico, o facendo soltanto il conto dei costi da sostenere e quelli sostenuti da chi le olimpiadi le ha ospitate accelerando anche così la propria bancarotta. Stiamo parlando di saccheggio del territorio, di decisioni prese senza democrazia, di rendita che distrugge l’abitare nelle nostre città».

Intanto ieri Montezemolo all’incontro a Unindustria a Roma ha sottolineato: «O ci sarà il nuovo stadio della Roma oppure non faremo la finale a Roma per la contemporaneità con la cerimonia di chiusura dei Giochi».Altri soldi.

Poi ha polemizzato sulle cifre del budget. «Il budget di 5,3 miliardi? Non è così, perché 2,1 miliardi sono per gli impianti permanenti, mentre i 3,2 miliardi impianti per gli impianti temporanei, i costi di gestione e l’organizzazione, quest’ultima cifra verrà coperta da 1,8 miliardi di contributo certo del Cio e per il resto da ticketing, merchandising, licensing e sponsorizzazioni. Il nostro obiettivo realistico è annullare i 3,2 miliardi, per cui il vero budget per impianti e per quanto concerne i Giochi olimpici è di 2,1 miliardi, non per le strutture cittadine, che verrà valutato quante farne. Significa dimezzare la disoccupazione sul territorio di Roma e provincia con 177.000 posti di lavoro in cantiere».

Quante promesse, conti e ricalcoli simili avete già sentito? E si continua a divorare il territorio e le risorse.

Fonte: ilcambiamento.it

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