Emilio e il suo ritorno alla terra

Con l’aumento della scolarizzazione, il diffondersi delle tecnologie e dell’elettronica, lo sviluppo industriale, abbiamo assistito sempre di più ad un abbandono dell’agricoltura con un graduale spopolamento delle campagne a favore delle città. Ecco il racconto di un 29enne che invece alla terra è ritornato.

ritornoallaterra

Il contadino viene visto come un mestiere “antico”, il lavoro dei nostri nonni che non andavano a scuola e lavoravano la terra. Oggigiorno invece tutti i ragazzi vengono fatti studiare dai genitori, con la speranza che questo studio porti nel futuro ad una buona posizione sociale. Ma negli ultimi anni assistiamo ad un’inversione di tendenza, complice la “crisi” con la conseguente difficoltà a trovare lavoro nonostante l’elevato grado di istruzione, ma anche per via di quella impalpabile e sgradevole sensazione che il mondo vada troppo veloce e che non ci lasci il tempo di sentirci realmente partecipi della nostra vita e di affondare le nostre radici. E così ci sono sempre più giovani che sentono il bisogno di ritornare alle origini e vivere secondo i ritmi della natura che non coincidono con i ritmi imposti dalla società.

È quello che è successo ad Emilio Goslino, 29 anni, originario di Savona, una laurea triennale in giurisprudenza e una laurea specialistica in direzione dei servizi sociali, professione attuale: contadino. Emilio, dopo la laurea, ha lavorato a Milano come educatore con i Rom e i senza fissa dimora.

La vita cittadina in un capoluogo grande e frenetico come Milano, tanto diverso dalla città di provincia in cui era cresciuto, lo spinsero a trasferirsi nel 2013 in campagna tra le risaie della provincia di Pavia, dove rimase un anno cominciando a sentire il richiamo della terra. Trovava però l’agricoltura del posto troppo meccanizzata, per cui, all’inizio del 2014, decise di fare ritorno nella sua provincia natale e si mise a cercare una casa circondata da un po’ di terreno, trovandola nel paese di nascita del presidente Sandro Pertini, Stella San Giovanni. Durante quell’anno lavorò dapprima come educatore con i pazienti psichiatrici e disabili e poi con i richiedenti asilo del Mali, Pakistan, Costa d’Avorio, Siria, ecc… Nel frattempo, cominciò a dedicarsi alla terra partendo dal recupero del terreno e dallo studio delle basi e interessandosi in particolare alla coltivazione delle patate e ad una varietà di patata chiamata quarantina. Nel gennaio 2015, Emilio ed altri 9 soci fondarono una cooperativa agricola-sociale chiamata “Ortocircuito”, avente come attività principale l’agricoltura, ma con un fine sociale che prevede l’inserimento nel lavoro di persone svantaggiate. Gli obiettivi della cooperativa sono quindi due: la gestione del territorio, recuperando terreni abbandonati e facendoli diventare produttivi, e la lotta alla dispersione lavorativa, facendo riavvicinare le persone al mondo del lavoro attraverso percorsi formativi in campo agricolo.

Pochi mesi dopo venne a sapere che il gestore di un’azienda agricola di Stella stava cercando un dipendente e quindi  prese l’importante decisione di lasciare il suo lavoro da educatore per diventare un contadino a tutti gli effetti!

Di cosa ti sei occupato in questi mesi del tuo nuovo lavoro, Emilio?

«Sono partito con l’entusiasmo a mille e l’esperienza a zero. Le difficoltà iniziali sono state molte, c’erano da tagliare rovi, spostare alberi, rendere la terra adatta per essere coltivata. Nell’azienda attualmente ci sono delle fasce adibite a orto e a frutteto e alcuni animali: polli, conigli e pecore. Io quest’anno sono riuscito con orgoglio a far crescere dei cavoli navoni molto grossi e buoni, cosa che gli altri anni non succedeva. L’esperienza che sto guadagnando sul campo mi ripaga di tutta la fatica che sto facendo per imparare».

Bisogna riconoscere che Emilio ha davvero passione e voglia di fare da vendere, infatti ha anche preso iniziative personali per ampliare le sue conoscenze.

«Spesso frequento un vivaio di alberi da frutto dove baratto manodopera in cambio di insegnamenti utili per il mio lavoro: per esempio i proprietari mi hanno mostrato come si esegue l’innesto a gemma e i trapianti degli alberi ed è stato molto istruttivo ed arricchente. Poi ho visitato un agriturismo in cui è presente un allevamento biologico di capre dal cui latte si prepara la rinomata formaggetta di Stella e lì ho imparato a mungere le capre, sia a mano che con la mungitrice. Da maggio dell’anno scorso, insieme ai miei fratelli, abbiamo deciso di mettere due arnie dietro casa in modo da autoprodurci il miele, e abbiamo in progetto anche la produzione di propoli e cera d’api».

In cosa è cambiata la tua vita con questo nuovo lavoro?

«Ho notato che vivere fuori dalla città ti porta ad essere più responsabilizzato nei confronti dell’ambiente in quanto ti senti partecipe dell’armonia della terra e sei spontaneamente portato a fare delle cose per preservare questa armonia e per migliorare la bellezza del posto. Mi piacciono molto le mie nuove abitudini, il contatto con la natura, osservare il ciclo della vita dei vegetali che da semi diventano piante e poi danno i frutti. Trovo che sia molto appagante essere artefici della propria alimentazione e non dover dipendere dal supermercato. Sono contento della mia scelta perché penso che i sogni non vadano tenuti nel cassetto a tormentarci di rimpianti per tutta la vita, ma vadano invece affrontati con il coraggio e la voglia di mettersi in gioco!».

Ci sono invece lati di questa vita che ancora non ti soddisfano?

«In effetti ciò che più mi dispiace è vedere che i paesi non offrono grandi iniziative e intrattenimenti per i giovani, specie nelle sere d’inverno, e questo li porta ad allontanarsi verso le città, per cui i paesi e le campagne in generale sono destinati a morire… Io invece voglio far parte di un movimento per rendere il paese vivo e per questo motivo ho organizzato qui a Stella un corso di teatro dove io stesso ho un ruolo attivo nell’insegnamento».

Hai ancora qualche sogno nel cassetto da tirare fuori nel futuro?

«Sì, mi piacerebbe molto fare un’esperienza di cohousing perché credo molto nella collaborazione tra le persone, principio questo che andrebbe applicato anche in campo agricolo di modo da dividere tra più persone il lavoro, le fatiche e le frustrazioni aumentando così la produttività e le soddisfazioni. Sono sicuro che un domani attuerò anche questo progetto!».

 

Fonte: ilcambiamento.it

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