Giordana, mamma e maestra: “Ecco come cresco i bimbi senza pannolini”

Giordana Ronci, psicologa e educatrice ma soprattutto mamma. Mamma di tre bambini di otto, sei e quattro anni: Alma, Wilma e Pepe, cresciuti secondo il metodo dell’Elimination Communication, la comunicazione dell’evacuazione. Ossia: senza pannolino.giordana01

Senza pannolino. Ma anche senza biberon, ciuccio e passeggino. La scelta di Giordana Ronci e del suo compagno Paolo Mai – entrambi educatori da più di quindici anni e fondatori insieme all’associazione Manes della Scuola nel Bosco di Ostia Antica – non si può certo dire che non sia radicale, anche se loro preferiscono definirla “naturale”. “I pannolini, così come il ciuccio o il biberon, sono così radicati nella nostra cultura che siamo portati a pensarli come bisogni del bambino mentre forse, il più delle volte, non sono altro che necessità dell’adulto” esordisce Giordana, trentotto anni, tre figli nati nel giro di quattro anni, una laurea in psicologia e un lavoro di educatrice.
Da oltre dieci anni organizza incontri di sostegno alla genitorialità e alla maternità consapevole “per sfatare i miti e rimuovere le credenze che ci fanno consumatrici prima che madri”. I suoi bambini sono nati in casa, sono cresciuti senza pannolino e hanno fatto a meno di tutti quegli oggetti che nella nostra società sono ritenuti essenziali: “Abbiamo comprato le fasce e un seggiolino per auto, basta” racconta Giordana, convinta che l’essere genitori debba tornare ad essere una pratica molto più naturale e meno commerciale di come è concepita oggi nella nostra società. giordana02

Ma andiamo con ordine perché scardinare certe convinzioni e certe abitudini è cosa ardua e merita tempo… sopratutto se si parla di educazione e di bambini. E’ davvero possibile crescerli senza metter loro il pannolino e, sopratutto, senza impazzire?
“Certo che è possibile e noi ne siamo la prova! – afferma Giordana sorridente mentre con la sua classe di bambini della scuola materna si avventura lungo un sentiero nella campagna di Acilia – Tutto è iniziato con la nascita di Alma e con la sua allergia ai pannolini. Avevamo preso quelli lavabili ma lei continuava ad avere fastidi. Era una sofferenza guardarla. Da lì è cominciata la ricerca di una soluzione alternativa e abbiamo scoperto il gruppo Senza Pannolino”. Un gruppo online che diffonde anche in Italia una pratica che negli Stati Uniti ha già fatto scuola “e che se ci si pensa bene è la più utilizzata al mondo – sorride Giordana, per tutti maestra Giò – nella maggior parte del mondo il pannolino semplicemente non esiste”.
Una cosa inconcepibile nella nostra cultura. “Io poi, laureata in psicologia e memore dei miei studi, ero la prima ad essere convinta che i bambini non controllassero gli sfinteri fino a 18 mesi. Lo dicono fior fiore di testi scientifici!!! Ma la verità è un’altra – afferma Giordana – e tanti bambini compresi i miei ne sono la prova. In realtà con il tempo ho scoperto che la teoria del controllo degli sfinteri arriva da un articolo di un certo Berry Brazelton apparso nel 1962 sulla rivista Pediatrics. Brazelton era medico dell’istituto Pampers, la rivista in questione era sponsorizzata dalla Procter & Gamble e pochi mesi prima dell’uscita del pezzo era stato lanciato sul mercato il primo pannolino usa e getta… curioso no?”

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Sì, un po’ curioso lo è. Ma è altrettanto curioso capire come fa Giordana ad aver allevato tre bambini – stupendi – con questo metodo… “All’inizio è stata un’impresa! Si tratta di capire i segnali che i bambini ti mandano e io non riuscivo a interpretare i segni di Alma. Ero disperata e a un passo dal lasciar perdere… Poi dopo un po’ di settimane ho iniziato a percepire un mugolio sempre uguale nell’attimo prima della pipì e da lì ho collegato ed è diventato tutto facile, naturale”.
Naturale anche fuori da casa? “Certo! Spesso capitava che le altre mamme mi fermassero stupefatte… Non capivano come la bambina facesse ad essere asciutta. Semplicemente mi portavo a presso una scatola di plastica e quando arrivava il segnale… tac! La svestivo e le facevo fare pipì. A volte anche davanti a sguardi increduli o divertiti”.

Poi arriva il momento dell’asilo. Cosa è successo? “Quando Alma è cresciuta e abbiamo chiesto alle maestre di continuare con il metodo ‘senza pannolino’ si è creato il panico! Se la scuola non fosse stata di mio marito credo che ci saremmo beccati un bel calcio nel sedere – ammette ridendo Giordana – Ma poi tutte le educatrici si sono ricredute e oggi ne sono entusiaste. Avere dei bambini senza pannolino al nido affina la sensibilità, rende il lavoro delle maestre più profondo. Perché il ‘senza pannolino’ è un modo di stare coi bambini che va al di là del fatto che non si usano i pannolini. E’ pazienza, ascolto, amore”.

Non potrebbe essere considerata una forzatura? “In realtà l’unica costretta a fare qualcosa ero io che tutt’al più dovevo pulirli – afferma Giordana – I bambini non sono assolutamente costretti a fare nulla. Siamo noi adulti che ci dobbiamo allenare a interpretare i segnali a riacquistare la capacità di ascoltare… Siamo talmente abituati a ricondurre il pianto di un bambino alla fame o al sonno o al freddo o al mal di pancia che ci scordiamo possa essere pipì”. Quindi il vero obiettivo è rieducare gli adulti invece dei bambini… “Proprio così! Lo scopo di questo approccio non è educare il bambino a fare la pipì nel vasino, ma educare genitori ed educatrici a saper ascoltare i segnali che i bambini mandano. I bambini ne hanno solo da guadagnare – spiega Giordana – perché se ci si pensa bene i pannolini non sono proprio il massimo del comfort e dell’utilità! Soprattutto gli usa e getta che rimangono asciutti sono i peggiori… I bambini non provano la sensazione di bagnato e quindi non avvertono l’esigenza del vasetto. Questo rallenta l’apprendimento. E in più sono un impedimento nel camminare. Senza considerare i vari problemi di allergie e irritazioni che spesso causano!”giordana04

“Il metodo è un toccasana anche per i bambini del nido con il pannolino – continua Giordana – accade spesso che molti bambini incuriositi dal vasino iniziano a chiedere precocemente di utilizzarlo”. De resto, non c’è niente di meglio di una buona pratica contagiosa… “Purtroppo con gli adulti è più difficile – ammette Giordana – Anche se sempre più spesso i genitori, magari al secondo figlio, ci chiedono di provare. E quando con stupore ci riescono il gioco è fatto! La soddisfazione è immensa. Anche per questo continuo, malgrado le critiche, a diffondere il metodo attraverso la divulgazione e l’affiancamento alle future mamme”.

Certo gli scettici ci saranno sempre… ma se qualcuno in questo momento sta storcendo il naso è invitato ad andare in quel posto fantastico che è l’asilo l’Emilio e a chiedere della maestra Giò.

Il blog il Giordana
La Scuola nel Bosco

Fonte: ilcambiamento.it

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