Bollo per la bicicletta: i ciclisti insorgono con #LaBiciNonSiTocca

Secondo le associazioni di ciclisti l’emendamento presentato dal senatore Marco Filippi apre la strada al bollo e alla targa per i proprietari di biciclette168021549

ore 12.50 –Nel pieno della polemica sui social network, Public Policy ha intervistato Marco Filippi, capogruppo Pd in Commissione Lavori pubblici del Senato, sull’emendamento al ddl delega di riforma del codice della strada.

Il senatore del Partito Democratico è tornato sui suoi passi:

“Bollo sulle biciclette? Se così fosse straccerei l’emendamento io stesso in un nanosecondo. La verità è che l’emendamento è scritto male, per questo presenterò presto un testo 2 per chiarire meglio quali erano le intenzioni, ovvero una misura per il contrasto dei furti di biciclette”,

ha detto Filippi aggiungendo che “l’emendamento è scritto male” e ha escluso che il testo sia stato passato “da qualche rappresentante di interessi”.

Filippi ha poi chiarito che

“il nuovo testo prevederà un sistema di identificazione delle biciclette facoltativo. Poi conterrà una precisazione perché con il mio emendamento non intendevo aprire ad una targa per le bici ma ad un codice identificativo sul telaio per contrastarne il furto, quindi una misura a favore dei ciclisti. Per tariffa non intendevo un bollo ma un compenso che chi sceglierà di rendere identificabile la sua bici dovrà pagare, visto che un servizio del genere ha un costo”.

Chi acquisterà una bici potrà scegliere se renderla identificabile per contrastare eventuali furti. Diverso il discorso per i risciò la cui registrazione sarà obbligatoria, mentre Filippi aggiunge che “il trasporto di merci, nel testo 2, sarà invece escluso perché la materia è complessa”.

ore 12.07 – In Francia la mobilità ciclistica viene sostenuta con incentivi riservati a chi raggiunge il posto di lavoro pedalando, in Italia si vuole mettere il bollo alle biciclette. Non stupisce che la proposta sia stata presentata dal senatore Marco Filippi del Partito Democratico, poiché il dietrofront impresso dal Governo di Matteo Renzi alle politiche per la sostenibilità è più che evidente: rallentare la conversione alle fonti pulite (con la progressiva eliminazione degli incentivi), incentivare il consumo di risorse fossili (con una politica di sviluppo delle trivellazioni off shore) e sostenere la mobilità motorizzata e privata (con normative e disinvestimenti che penalizzano la mobilità a impatto zero).

Visto che, nel 2014, in Italia, si è assistito a un sensibile incremento di vendite nel comparto biciclette perché non tassarle? In questo modo da una parte si fa cassa, dall’altra se ne disincentiva l’utilizzo, favorendo l’uso di mezzi pubblici e privati a motore. L’ambiente? È l’ultimo dei pensieri per un Governo che ha come unica finalità l’innalzamento del Pil, costi quel che costi. È di qualche giorno fa il rapporto presentato da Legambiente sul crollo delle installazioni delle rinnovabili e l’emendamento di Filippi non fa che confermate questo trend. Nell’emendamento al ddl di riforma del Codice della Strada presentato lo scorso 25 novembre, il senatore Filippi parla di “un’idonea tariffa per i proprietari” di motoslitte e “delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale”.

Secondo molte associazioni di ciclisti l’“idonea tariffa” sarebbe il corrispettivo di un bollo e la “modalità di identificazione” il preludio all’istituzione di una targa. Dopo che la notizia si è diffusa in Rete, il senatore Pd ha cercato di puntualizzare come l’emendamento non si applichi ai ciclisti comuni, ma solamente a coloro che utilizzano la bicicletta a scopi commerciali, quindi i bike messenger e tutti coloro che si muovono in bicicletta per lavoro. Qualcuno su Twitter gli chiede se la normativa varrà anche per chi porta la spesa a domicilio alla “nonnina” e il senatore risponde “no più per i bengalesi che portano pizza e pacchi o i cinesi che trasp.turisti”.

L’etnicizzazione della normative non è che il primo scivolone del politico che si lascia trascinare in un ginepraio e – come tanti suoi colleghi parlamentari – finisce per ironizzare sull’aspetto fisico dei propri interlocutori: “perché non ti fai uno shampoo?” scrive a uno dei ciclisti che ne hanno criticata l’idea. Se si rilegge il testo – “delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone” – appare evidente che si parla di biciclette adibite al trasporto “di merci e di persone”. La difesa di Filippi, insomma, è debole perché il testo, così com’è stato diffuso, non specifica che l’emendamento sia solo per le attività commerciali. Insomma un conto è quello che c’è nel testo, un conto quello che Filippi dice sui social media per difendersi. Se c’è scritto “di merci e di persone” è ovvio che tutti i ciclisti si sentano chiamati in causa, diverso sarebbe stato se il testo avesse circoscritto l’ambito dell’emendamento alle attività commerciali. Anche prendendo per buono quest’ultimo caso, comunque, l’iniziativa si dimostra anacronistica e reazionaria. Mentre in altri Paesi si cerca di favorire la mobilità in bicicletta (che oltre a decongestionare le strade e a migliorare la qualità dell’aria, ha un impatto positivo anche sullo stato di salute dei singoli), in Italia si cerca di ostacolarne lo sviluppo con iniziative surreali. E mentre Matteo Renzi vola a Parigi per predicare la rivoluzione ambientale con i grandi della Terra, i suoi compagni di partito prendono iniziative nella direzione opposta.  Ieri, intanto, a cinque giorni dalla presentazione dell’emendamento, la protesta si è coagulata intorno all’hashtag #LaBiciNonSiTocca e alla petizione lanciata su Change.org.

Fonte: ecoblog.it

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