Glifosato: per EFSA non è cancerogeno ma le ricerche sono quelle dei produttori

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Dopo che l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), andando contro al parere dell’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo del glifosato utilizzato per la realizzazione di un gran numero di erbicidi e pesticidi, esiste la possibilità che la Commissione europea mantenga questo pesticida nell’elenco Ue delle sostanze approvate. Dopo che nel marzo di quest’anno lo IARC aveva reso pubblica la presunta cancerogenità del pesticida, molte proteste pubbliche e richieste di danni e moratorie si sono diffuse su scala globale. La campagna Stop glifosato è arrivata anche nel nostro Paese dove il Tavolo delle associazioni ha inviato una lettera al Governo italiano chiedendo la rimozione del prodotto dai disciplinari di produzione che lo contengono. Attualmente la risposta dell’esecutivo risulta non essere pervenuta. L’Autorità europea ha by-passato gli studi scientifici pubblicati da riviste internazionali indipendenti e considerati rilevanti dallo IARC e si è basata su studi mai pubblicati (quindi non verificati dalla comunità scientifica, secondo le buone norme della reciproca legittimazione) e forniti dalle stesse aziende produttrici di glifosato. “Il primo obiettivo è la salute dei cittadini Per tutelarla occorrono strumenti seri, scientifici e indipendenti. I due pareri sono troppo divergenti per non richiedere l’applicazione del principio di precauzione e un approfondimento su più fronti. Nel frattempo, però, rafforziamo la nostra richiesta al governo italiano di vietare la produzione, l’utilizzo e la commercializzazione di tutti i prodotti a base di glifosato”,

spiega la portavoce del Tavolo delle associazioni, Maria Grazia Mammuccini. L’azienda che ottiene i maggiori guadagni dalla vendita del glifosato è la Monsanto, con il suo erbicida Roundup. Sono circa 750 i prodotti per l’agricoltura che utilizzano questa sostanza che ha avuto un vero e proprio boom con la diffusione delle piante Ogm.

Fonte;  Aiab

 

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