Il “bibliomotocarro” fa leggere i bambini del Sud

Dal 1999 Antonio La Cava gira il Sud Italia con la sua Ape 500, di colore celeste e a forma di casetta, denominata Bibliomotocarro, con l’obiettivo di dare in prestito i suoi libri che ammontano a 1300 unità. “Ho sempre creduto in una scuola viaggiante e nell’importanza dell’uso didattico del territorio”, racconta nella nostra intervista.bibliomotocarro470

Giunge come una prodigiosa epifania nei piccoli e remoti centri abitati del Sud Italia catalizzando al suo passaggio l’attenzione di tutti coloro che lo vedono arrivare. E’ l’estroso e bizzarro “Bibliomotocarro”, un’insolita Ape 500 celeste a forma di casetta, con tanto di tetto tegolato e comignolo, colma di libri per bambini. Ideato da Antonio La Cava, insegnante di scuola elementare in pensione, è una moto ibrida, unica nel suo genere, dalla parvenza quasi mitologica: un umile mezzo di trasporto, in grado, comunque, di coprire grandi distanze e raggiungere con serafica pazienza borghi spesso isolati e distanti tra loro, modificata ingegnosamente per assolvere alla funzione di biblioteca mobile e trasportare migliaia di volumi in continuo aumento e aggiornamento. Con il suo “Bibliomotocarro” il maestro parte ogni volta da Ferrandina, comune in provincia di Matera in cui è nato e vive, e raggiunge diversi paesi della Basilicata e delle regioni limitrofe per dare in prestito i suoi libri (che ammontano a circa 1300 volumi) ai bambini che accorrono incuriositi al suo arrivo nelle piazze per poi tornare in quegli stessi luoghi, dopo poco più di un mese, a recuperare i testi prestati e portarli in altre località, ad altri bambini. E’ una vera e propria missione educativa volta a stimolare ed incentivare nei più piccoli il piacere della lettura quella che il maestro lucano ha intrapreso sedici anni fa e che porta ancora avanti con ammirevole passione e dedizione. Con lo stesso entusiasmo ha risposto ad alcune domande di approfondimento.
Il “Bibliomotocarro” è un mezzo originale e vincente di didattica itinerante. A lei è stato riconosciuto il grande merito di dare l’opportunità di appassionarsi alla lettura ai bambini che popolano le strade dei piccoli centri. Da dove ha tratto l’ispirazione? “Sono tante le ragioni che nel 1999 mi portarono ad ideare il Bibliomotocarro. Essere maestro, naturalmente. Voglio dire che facendo il maestro e, quindi, osservando da vicino il progressivo affievolimento del rapporto tra il mondo della fanciullezza e il libro, pensai ad un mezzo umile, semplice, lento e povero, che potesse avvicinare i libri ai bambini. Che potesse portare, cioè, i libri dove ce n’è più bisogno. Ciò si coniugava, peraltro, con la mia ambizione di sempre: sentirmi maestro di strada. Ho sempre creduto in una scuola viaggiante e nell’importanza dell’uso didattico del territorio. Facendo il maestro, ho sempre portato più paese a scuola, ma sono sempre stato affascinato dall’idea di portare più scuola nel paese. E poi l’amore e la passione per il libro, la lettura e la scrittura. Un amore e una passione illuminati e riscaldati dalla luce fioca e dal calore tenue di una candela che dentro di me non si è mai spenta. Era la candela che da fanciullo, quando avevo 8-9 anni, accendevo quando mia madre spegneva l’unica lampadina di casa. I miei genitori erano contadini e abitavamo in un sottano, in fondo al quale c’era la stalla con l’asino”. 
Quanto è cambiato, nel corso degli anni, il rapporto dei bambini con i libri? In che misura l’avvento della tecnologia e il suo dilagante uso e abuso, nonché dipendenza nei casi limite, li ha distratti dal piacere della lettura?

“Il Bibliomotocarro è un’idea post-moderna che coniuga la tradizione con l’innovazione. La nostra proposta è vincente perché non demonizza i nuovi mezzi di comunicazione, che peraltro ritengo indispensabili, ma li usa riempiendoli di contenuti positivi. Sia noi dello staff che i bambini prendiamo questi contenuti dai libri, che sono insostituibili”.
Cosa manca, a suo parere, nella programmazione scolastica che accresca l’interesse verso la lettura per il puro piacere che essa arreca? “Nei programmi scolastici manca l’idea che la lettura sia un piacere e non un obbligo, una costrizione. Soprattutto nella scuola primaria, questo devono capirlo gli insegnanti”.bibliomotocarro01

Quale approccio didattico ha adottato durante la sua lunga esperienza di insegnamento nella scuola elementare? Cosa ha cercato di trasmettere ai suoi alunni e cosa le hanno trasmesso loro?
“Ho fatto per 42 anni il maestro cercando sempre negli occhi e negli sguardi degli alunni le linee ispiratrici per la mia azione educativa e didattica e fino all’ultimo giorno ho trovato conferma della bontà di tale scelta. Del resto il Bibliomotocarro è il frutto di questo gioioso e positivo coinvolgimento. Quando, 20 anni or sono, dicevo agli alunni che ero preoccupato per la crescente disaffezione nei confronti del libro e che bisognava fare qualcosa, loro mi dicevano che potevo farlo io. Dopo 2-3 anni la mia preoccupazione si tramutò in angoscia: l’angoscia di invecchiare in un paese di non-lettori. Allora  dissi agli alunni che era necessario lanciare un grido d’allarme. Ebbene loro, cogliendo l’aggravamento del mio stato d’animo da preoccupazione ad angoscia, non mi ripeterono più che potevo fare io questa cosa ma che dovevo!”.
Quali difficoltà ha incontrato nelle fasi iniziali del progetto? “Fin dall’inizio il Bibliomotocarro ha avuto una vita gioita e sofferta: gioita perché vissuta intensamente con gioia ed entusiasmo; sofferta per i problemi da affrontare e risolvere tutti i giorni. Il Bibliomotocarro ha sedici anni di vita, ormai, essendo nato nell’ottobre del 1999, e per i primi 14 anni è andato avanti in solitudine e nell’indifferenza generale. Solo da due anni a questa parte è passato agli onori della cronaca diventando un fenomeno nazionale ed internazionale”.

Qual è la reazione delle persone al suo arrivo? “Inizialmente ci furono scetticismo e perplessità, battute del tipo: “Ma dove va questo?”, “Ancora con i libri!? Ora c’è il computer!”. Poi le cose sono cambiate. Ora i bambini si avvicinano, chiedono libri e, soprattutto, utilizzano la richiesta di un libro per avviare un contatto, uno scambio, un legame con me o con altri che sono vicino al Bibliomotocarro, perché a furia di connetterci con il mondo intero, ci siamo “scollegati” dal dirimpettaio e dal vicino di casa che, sofferente, chiede e implora, inascoltato, che qualcuno si accorga di lui”.bibliomotocarro02

Tra le svariate iniziative culturali che è riuscito a realizzare con il Bibliomotocarro, quale ha avuto maggiore successo?
Il Bibliomotocarro realizza nelle scuole il progetto “Amico Libro”. Sono in particolare quattro le attività di questa iniziativa che suscitano entusiasmo negli alunni e negli insegnanti: “I libri hanno messo le ruote”, servizio di biblioteca viaggiante con prestito gratuito dei libri, che conta 8 presenze, una al mese, nell’anno; “I libri bianchi”, libri composti da racconti scritti da bambini di paesi diversi; “ Entrare con la testa, uscire con gli occhi”, realizzazione di un video di animazione a partire da un testo letterario; e “Dalla pagina al mondo”, creazione di un cortometraggio a partire da un testo letterario. Naturalmente, vivendo quasi ogni giorno a contatto con il mondo della fanciullezza, gli episodi da raccontare sarebbero tanti ma ho piacere a citare l’ultimo. Qualche mercoledì fa ero a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Lì ho incontrato 27 scolaresche. Uno dei circa 600 alunni, di nome Mattia, mi ha chiesto come mi sentissi ad essere l’idolo dei bambini. Sappiamo bene chi sono gli idoli ai nostri tempi: calciatori, cantanti, attori, attrici, modelle, personaggi dello spettacolo. Non è meraviglioso che un fanciullo di 10 anni abbia espresso un pensiero in assoluta controtendenza? L’idolo di tanti bambini era per lui un umile bibliotecario di strada”.
Pensa che il suo Bibliomotocarro possa avere lo stesso successo anche in altre regioni d’Italia oltre a quelle dove è approdato? “Il Bibliomotocarro ha percorso finora 100.000 chilometri, di cui 80.000 in Basilicata e 20.000 nelle altre regioni, a cominciare da quelle limitrofe. In particolare, la Puglia si è innamorata del Bibliomotocarro, per cui mi sento di dire che se il Bibliomotocarro è e rimane un simbolo lucano, sta diventando sempre più un fenomeno nazionale”.
Il tentativo di escogitare mezzi fantasiosi ma efficaci per diffondere cultura a tutti i livelli ricorda molto quello messo in atto in Argentina da un giovane artista, Raul Lemesoff, che ha comprato una vecchia Ford Falcon in dotazione alle Forze Armate Argentine e ne ha ricavato una libreria semovente che trasporta e regala volumi (frutto di donazioni) lungo le strade di Buenos Aires. Questo carro armato dei libri, che Lemesoff  ha chiamato “Arma di istruzione di massa”, è nato con lo scopo di “colonizzare” culturalmente le zone più carenti di mezzi di istruzione. Di fatto, a questo ambizioso progetto hanno collaborato nessuna o pochissime istituzioni pubbliche o private e ciò ha influito negativamente sul proseguimento della lodevole iniziativa. Il bibliomotocarro ha un enorme potenziale d’azione. Ha mai pensato di chiedere finanziamenti per sostenere le ovvie e onerose spese di cui deve farsi carico? Ma soprattutto, per realizzare un progetto di portata nazionale e magari destinarlo anche agli adulti? La partecipazione a programmi televisivi di reti nazionali, oltre all’indiscutibile popolarità, non l’hanno aiutata in questo senso? Ha ricevuto offerte o proposte di finanziamento?
“Il Bibliomotocarro non ha sponsor o finanziamenti istituzionali. Ne ha bisogno, perciò li cerca e li chiede  anche se fino ad ora invano. Ho presentato il progetto “Fino ai margini”, rivolto ai paesi piccolissimi, al disotto dei 1.000 abitanti, al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che non ha risposto. Lo stesso progetto è stato presentato alla Provincia di Matera, che non ha risposto. La Regione Basilicata ha risposto e ha concesso il patrocinio gratuito. Stiamo pensando alle Fondazioni, ma anche ad una forma di finanziamento dal basso, visto che anche la partecipazione a programmi televisivi nazionali e l’attenzione riservata dalla grande stampa, non hanno fin qui portato né offerte né proposte. Ma non ci arrendiamo e andiamo avanti  promuovendo il libro, la lettura e la scrittura”.

Fonte: ilcambiamento.it

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