Paolo e Sara, lui progettista-falegname e lei perito agrario-permacultrice: resilienza e passione

Sara Vittoria e Paolo Frigolorpe abitano a Bologna, in un’area che tanti anni fa era campagna e che nel tempo è stata inghiottita dalla città. Lei, perito agrario, ha scoperto la passione per la permacultura e ha riportato in vita il giardino dei genitori; lui, esperto di progettazione CAD, ha applicato le sue conoscenza all’arte della falegnameria scoprendo l’autoproduzione e la resilienza.permacultura_bologna

«Sono perito agrario ma non esercito propriamente da anni la mia professione. Ho imparato a decrescere sempre più nei miei consumi fino a potermi permettere di svolgere ciò che più mi interessa: condurre piccoli corsi sui temi dell’ecologia profonda, ecologia domestica ed autoproduzione». È l’esperienza di Sara Vittoria che, insieme al marito Paolo, vive a Bologna.

«Il sogno che volevo realizzare a breve termine era quello di riportare in vita il giardino dei miei genitori che, dopo anni di trattamenti sbagliati e calpestamenti selvaggi, si era ridotto ad un deserto di terra polverosa e crepe. Utilizzando esclusivamente i principi della permacultura, sfruttando unicamente la poca materia organica a disposizione e quindi riducendo le spese quasi a zero, i risultati non hanno tardato a prodursi. La città è sorta attorno a casa nostra, che mio nonno costruì per vivere in campagna! Una fermata dell’autobus è piazzata fuori dal nostro cancello. Quando mi sono accorta che la gente in attesa passava il suo tempo a sbirciare dentro la nostra proprietà, è nata in me l’idea-sogno di riportare in vita il giardino e di mostrare in pratica agli abitanti della mia via e del quartiere, i “miracoli” di un approccio diverso nei confronti della natura. Penso ci vorrà ancora una stagione o due per recuperare tutto il terreno, intanto il mio progetto procede, la gente è curiosa e fa domande ed io spero prossimamente di utilizzare la visibilità del giardino per tessere una rete di contatti tra i residenti e seminare qualcosa di molto più ambizioso: idee di decrescita, idee di cambiamento».

Paolo lavora come libero professionista nell’ambito della progettazione CAD da quasi sette anni. «I primi anni sono stati intensi e a ritmi serrati ma poi, in modo sempre più marcato, la mole di lavoro è andata via via calando fino ad arrivare al punto di avere mesi quasi vuoti di attività, controbilanciati da mesi molto (forse troppo) intensi. È una situazione che sento molto instabile e che non mi dà certezze per il futuro; questo mi ha fatto aprire gli occhi sulla “non-resilienza” dell’attività che svolgo, oltretutto le aziende per le quali lavoro sono poco (se non per niente) sensibili a temi quali l’ambiente, la sostenibilità energetica e delle materie prime e così via. Approfittando di un periodo di inattività, ho cominciato a pensare come avrei potuto coniugare quei temi a me cari alla mia attuale attività (che è, a sua volta, legata alla passione per il disegno tecnico); ho provato a partecipare ad un corso base di falegnameria (mi è sempre piaciuto il legno e ho sempre desiderato imparare a lavorarlo) e ho scoperto che era alla mia portata, dopo di che ho frequentato un corso di tornitura del legno e anche quello era alla mia portata. Alla fine del corso di falegnameria era prevista l’ideazione e la realizzare di un manufatto utilizzando le tecniche imparate e così sono riuscito a unire il disegno tecnico e la progettazione CAD alla falegnameria: ho progettato e realizzato un piccolo mobile espositore».

«A quel punto – prosegue Paolo – ho iniziato a pensare che questa sarebbe stata una possibile strada da percorrere: la tecnologia al servizio di un materiale rinnovabile e nobile quale è il legno. Quando ho partecipato al corso presso il PeR, il Parco delle Energie Rinnovabili in Umbria, quasi un anno fa, l’idea era ancora in fase embrionale e quel week-end mi ha dato una spinta e ha contribuito ad allargare la mia visuale. Adesso grazie ad una buona dose di fortuna ed al supporto di mia moglie, sono riuscito a creare un piccolo laboratorio, con qualche piccola macchina, ma che già mi permettere di realizzare qualcosa di utile: per quanto riguarda lo spazio di lavoro, un amico mi ha prestato un angolo del suo capannone (la sua attività a subìto una dura battuta d’arresto a causa della crisi); per quanto riguarda la materia prima e alcune macchine ho avuto la fortuna di trovare tutto di seconda mano ad un prezzo veramente vantaggioso, l’unica macchina che ho comprato nuova è stata il tornio. Ho già realizzato piatti, ciotole, scatole, utensili, decorazioni, porta candele, lampade e tanto altro. L’obiettivo è molto distante dall’essere raggiunto, questo non è che il punto di partenza, però mi sembra una buona base».

«Inoltre, per quanto possibile, sto cercando di mantenere una filosofia all’insegna della sostenibilità, dell’ambiente e del riutilizzo: tutti i prodotti che uso per il trattamento del legno (vernici, solventi, colle, ecc.) sono completamente biodegradabile ed eco-compatibili, a base di sostanze naturali e non inquinanti; per quanto riguarda l’attrezzatura, cerco di realizzarla utilizzando pezzi di scarto di altri lavori e, per l’acquisto degli utensili e delle attrezzature che non riesco ad auto-costruirmi, mi rivolgo a qualche piccola ferramenta locale invece di andare in un punto vendita di qualche grande catena di centri per il bricolage. Ho iniziato a creare contatti con chi potrebbe essere interessato a quello che per me sarebbe scarto: ho conosciuto una persona che realizza quadri e composizioni partendo dalla segatura. Non è facile cercare di realizzare tutto quello che ho in mente anche perchè, per il momento, il “vecchio” lavoro ha la precedenza, però mi sto muovendo per concretizzare sempre più la mia idea; non so quanto tempo ci vorrà ma adesso, se penso al futuro, mi sento più tranquillo».

Fonte: ilcambiamento.it

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