Permacultura sull’Etna, una terra da custodire

Tiziana e Toti hanno cercato pervicacemente una terra da custodire e l’hanno trovata. È una terra che guarda dritto negli occhi l’Etna e sulla quale hanno realizzato un progetto concreto di sostenibilità economica e ambientale.casaetna

La loro casa è anche la loro terra, sono gli edifici costruiti in materiali naturali e i terreni su cui poggiano, coltivati con la metodologia della permacultura. Così è nata la Casa di Paglia Felcerossa nel Catanese. Motori di questo progetto, oggi concreta realtà, sono Tiziana Cicero e Toti Domina, che lì vivono insieme ai figli Lele, Iara e Andrea, «raggiunti a volte anche dagli altri figli di Toti, Nino e Giulio», come raccontano. Sono partiti nel 2008, quando hanno deciso di trasferirsi in campagna e «di costruire una casa in bioedilizia – spiegano – nel 2010 abbiamo iniziato i lavori e nel 2012 ci siamo trasferiti. La Casa di paglia Felcerossa, come progetto che va oltre le mura fisiche dell’edificio, si delinea nel 2013, quando sentiamo il desiderio di aprirci, di migliorare la nostra formazione e l’ecosistema in cui viviamo seguendo i principi della permacultura. Così abbiamo iniziato ad offrire ospitalità anche nelle casette in pietra, ad organizzare corsi, laboratori, eventi culturali. Ci sentiamo parte di un progetto più grande portato avanti dal Gruppo Permacultura Sicilia, una rete informale con l’obiettivo comune di costruire, scambiare e diffondere pratiche di vita sostenibili in ambito urbano e rurale attraverso incontri mensili di mutuo aiuto, rafforzamento della rete, la creazione di una banca dei semi, acquisti solidali, rete di turismo responsabile, miglioramento del suolo, formazione e informazione rivolta ad adulti e bambini/e sui principi della permacultura, circolazione di prodotti e beni a chilometro zero». Prima di approdare sull’Etna, Tiziana e Toti vivevano in città. «Anche in città, comunque, eravamo ispirati da principi semplici di sobrietà. Abbiamo sempre cercato di ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta, facendo attenzione ai consumi, guardando ai fenomeni mondiali come parte della nostra vita, rivedendo il concetto di economia anche in termini di autoproduzione. La sfida è stata quella di mettere in pratica ed in maniera integrata tutte quelle riflessioni ed idee sociali, politiche, ambientali che ci muovevano. Non ci interessa creare modelli o seguire ideologiche; stiamo solo cercando, tra tante contraddizioni, di fare del nostro meglio a partire da quello che abbiamo creato, dai nostri sogni ed esigenze, all’interno di una rete di relazioni». Quello che hanno cercato e stanno cercando di realizzare è, come dicono, un ecosistema sostenibile. «É stato un percorso naturale di crescita. Per tanti anni abbiamo realizzato percorsi educativi nell’ambito dell’educazione alla mondialità e della cooperazione internazionale, delle pari opportunità di genere, intercultura, per la promozione e diffusione di forme di economie solidali e alternative e delle tematiche ambientali. Ad un certo punto abbiamo sentito il desiderio di fare scelte di vita, come famiglia, che ci permettessero di lavorare concretamente alla sostenibilità economica ed ambientale, scelte coerenti con le cose di cui parlavamo. Abbiamo cercato un luogo sull’Etna, ce ne siamo innamorati subito e piano piano abbiamo cominciato a sognare e a progettare il nostro futuro e quello dei nostri figli».

Tiziana e Toti vengono da Catania. Tiziana per i suoi studi di antropologia è stata a Siena per qualche tempo e un anno sulle Ande ecuadoriane. Ha poi lavorato con altre amiche antropologhe in una piccola cooperativa di ricerca e formazione. Toti ha una formazione agronomica, anche se ha lavorato soprattutto nel sociale ed ha fatto diversi lavori, anche nell’ambito del turismo responsabile in Sicilia. «Non abbiamo terre in famiglia, abbiamo sempre vissuto in città. Siamo però attaccati all’idea che la terra sia un bene di cui avere cura. Adesso oltre all’idea abbiamo una terra da custodire, da curare sotto lo sguardo possente della nostra madre Etna». Tante le attività che riescono a portare avanti:

Agricoltura naturale – Orto sinergico; conduzione di un frutteto misto; pollaio; realizzazione di compost e compost tea; riciclo e differenziazione degli scarti; coltivazione di piante aromatiche;

Utilizzo energie rinnovabili – Riduzione dei consumi energetici della casa grazie all’efficienza della paglia come coibentante; raccolta dell’acqua piovana; riscaldamento prevalente a legna con rocket stove; costruzione di una cucina rocket; pannelli solari; pannelli fotovoltaici; caldaia a pellet; compost toilet;

Ospitalità di turisti e viaggiatori – Possibilità per gli ospiti di essere coinvolti nelle attività agricole e formative previste nel periodo, di gustare la nostra cucina locale, di avere informazioni sul territorio; accompagnamento per escursioni sull’Etna, per visitare realtà produttive permaculturali, sociali e di impegno antimafia significative in Sicilia.

Attività formative e informative, eventi culturali – Corsi e laboratori formativi per adulti e bambini/e di autoproduzione, permacultura, pratiche agricole sostenibili, bioedilizia, cucina naturale, comunicazione non violenta e gestione dei conflitti, arteterapia, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, discipline orientali e rivolte al benessere in generale, ecc; campi estivi per gruppi; concerti, spettacoli teatrali; cene vegetariane e vegane.

E a chi volesse cimentarsi in un ritorno alla terra, Tiziana e Toti dicono «di non affidarsi completamente ai cosiddetti esperti, di chi ha già le ricette pronte e sembra avere a portata di mano tutte le soluzioni. Ciascuno di noi è il miglior conoscitore di ciò che sente e desidera. Bisogna cercare quanto più possibile di formarsi attraverso la conoscenza diretta e lo scambio con persone che si sono messe in gioco, tenendo però sempre presente che le soluzioni vanno create in base al proprio contesto ed esigenze, percorrendo così una strada unica e personale».

 

Fonte: ilcambiamento.it

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