Retenergie: energie rinnovabili e democrazia energetica

700 soci e 450 kWp installati distribuiti in 7 impianti fotovoltaici: con questi dati la cooperativa Retenergie corona il sesto anno di attività. Sei anni durante i quali non si è mai perso di vista il principio ispiratore secondo cui l’energia è, e deve restare, un bene comune. Retenergie ha creato un sistema che permetta la gestione autonoma dell’energia in tutte le sue componenti da parte dei cittadini, con un modello di partecipazione dal basso, attraverso scelte condivise e partecipate, senza imposizioni dall’alto, dalla produzione fino alla vendita.retenergie

Per sperimentare un nuovo modello di gestione collettiva e responsabile del bene comune energia, la cooperativa Retenegie si impegna nella produzione di energia attraverso l’azionariato popolare, garantendo costanti servizi ai soci che comprendono il risparmio, l’analisi e la riqualificazione energetica, la gestione di gruppi d’acquisto e il cambio fornitore. Inoltre viene venduta l’energia ai soci tramite terzi. La cooperativa nasce nel dicembre 2008 dall’iniziativa di un gruppo di cittadini che vogliono diventare protagonisti del mercato energetico, favorendo la transizione a un modello più sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Retenergie sperimenta infatti giorno per giorno nuovi modelli di democratizzazione energetica cercando di realizzare un circolo virtuoso tra produzione e consumo di energia da fonti rinnovabili. «La nostra azione – inizia Marco Mariano, presidente della cooperativa – vuole promuovere la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo energetico in cui il cittadino è proprietario degli impianti di produzione dell’energia elettrica da lui utilizzata. Per questo motivo, Retenergie realizza, da subito, impianti per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili attraverso la forma dell’azionariato popolare offrendo una equa remunerazione ai capitali investiti e attua, da subito, azioni di risparmio ed efficienza energetica direttamente nelle abitazioni o nelle aziende dei soci attraverso consulenze, convenzioni e gestione di gruppi d’acquisto fotovoltaici. Inoltre conferisce ai soci, attraverso adeguati canali determinati dalla presente normativa nel settore, l’energia prodotta, chiudendo così un circolo virtuoso che parte dalla produzione arrivando fino al consumo». Attualmente la produzione è mediamente di 500.000 kWh all’anno, equivalente del consumo di circa 300 famiglie ed è garantita da 450 kWp installati distribuiti in 7 impianti fotovoltaici localizzati in Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna. Il numero di soci, invece, è di circa 700, distribuiti nel centro nord Italia. «Come si vede – commenta Mariano – non abbiamo ancora raggiunto un’equivalenza, seppure virtuale, fra produzione e consumo dei soci, per questo abbiamo in cantiere altri siti eolici e idroelettrici».

«Infatti – ci spiega il vicepresidente Giovanni Bert – finita l’esperienza del fotovoltaico a causa del cambio del sistema incentivante, ci siamo concentrati su idroelettrico ed eolico, settori molto complessi sui quali stiamo ancora lavorando per raggiungere i primi risultati concreti; in particolare abbiamo tre progetti idroelettrici da 70, 60 e 35 kWp in fase autorizzativa, e 4 siti minieolici da 60 kWp anch’essi in fase finale di autorizzazione. Questi progetti li porteremo avanti con l’intervento economico dei soci stessi, infatti i soci possono investire nella cooperativa, o tramite l’incremento del capitale sociale o tramite il prestito sociale con un tasso di interesse fino al 3% annuo lordo. Nel mese di novembre abbiamo in programma degli incontri in tutta Italia per parlare del progetto, sul sito sono indicate date e luoghi». Inoltre, dato che la cooperativa non è in grado di vendere direttamente la propria energia ai soci, ha individuato un operatore del settore energetico già strutturato (la società Trenta) che acquista parte dell’energia dagli impianti della cooperativa e la rivende ai soci. Dei 700 totali, circa 400 hanno aderito alla convenzione con la società Trenta per il cambio di fornitura di energia elettrica. Quindi l’energia che Trenta vende ai soci della cooperativa è solo in parte proveniente dagli impianti della cooperativa. Questo dimostra che oggi è quindi possibile svincolarsi dalle multiutility tipo Enel, Hera ecc. passando dalle società dell’energia sporca e speculativa, dal mondo dei monopoli tiranni a valide alternative come quella in questione. «Cambiare fornitore di elettricità ormai è facilissimo – afferma Mariano – il sistema è rodato e non ci sono particolari problematiche; il problema è a chi rivolgersi per capire che operatore sia più onesto e in linea con la nostra visione del mondo. Infatti non bisogna dimenticare che pagare la bolletta può e deve diventare sempre più un momento di consumo critico. Nel nostro caso Trenta è stata valutata attentamente e ci è parsa molto vicina alla nostra impostazione. Per essere ancora più coerenti abbiamo fondato da poco una nuova cooperativa chiamata “è nostra”, che dall’anno prossimo si occuperà di vendere lei stessa la nostra energia più quella di altri produttori attenti all’ambiente. Il processo è all’inizio e presto renderemo pubblico il progetto. Per quel che riguarda la situazione attuale, invece, nel nostro caso, per cambiare fornitore bisogna diventare soci cooperatori di Retenergie con 50€ di versamento una tantum a capitale sociale (questi soldi restano di proprietà del socio che nel momento in cui voglia andarsene può riprendere). Questa operazione è semplice e la si fa tramite le indicazioni sul nostro sito www.retenergie.it. Dopodiché, sempre tramite il sito, si accede alla sezione cambio fornitore e si eseguono le operazioni indicate per aderire alla Convenzione Trenta-Retenergie». Produrre energia ha comunque un impatto sull’ambiente ed è giusto che le strategie per arrivare allo scopo della produzione siano prese assieme, coinvolgendo i cittadini per dire no allo sfruttamento indiscriminato delle risorse, all’accentramento e all’ingiustizia sociale. Lo scopo di base è quindi creare le condizioni affinché le scelte nel settore siano adottate da una comunità con principi condivisi. La cooperativa è notoriamente la forma imprenditoriale più democratica perché l’assemblea, con il principio di “una testa, un voto”, decide le politiche di sviluppo della cooperativa stessa. Inoltre esiste un consiglio di amministrazione dimissionario ogni tre anni in modo che l’assemblea dei soci possa vigilare, verificare e decidere chi e come gestirà operatività della società. Oltre a queste garanzie di trasparenza, date dal sistema cooperativistico «che – dice il presidente – per noi è la maggior garanzia», la partecipazione democratica dei soci nella gestione dell’energia viene data dal loro assetto. «I soci infatti – continua Mariano – sono organizzati in nodi regionali che attraverso un rappresentante da loro eletto fanno avere al CdA indicazioni e pareri sulle strategie di sviluppo. I rappresentanti regionali hanno diritto di assistere di persona o via internet ai consigli di amministrazione e di votare le scelte discusse. Su temi specifici spesso vengono aperti dei gruppi di lavoro a cui i soci posso partecipare. Esiste inoltre una mailing lista in cui chiunque può proporre idee o fare critiche». Oltre alla fornitura di energia elettrica gestita questa maniera democratica, la cooperativa offre anche servizi particolari. Mariano ci spiega che, considerato che risparmiare energia è altrettanto importante che produrla, se non di più, hanno una rete di tecnici che forniscono consulenze ed elaborano progetti di risparmio e razionalizzazione energetica ai soci. Inoltre propongono interventi volti al risparmio e all’ottimizzazione energetica alle amministrazioni pubbliche con la formula ESCO, cioè affrontando come cooperativa l’investimento su strutture pubbliche e rientrando dell’investimento con dei canoni di utilizzo e gestione pluriennali». Si tratta quindi di un servizio completo che parte dalla produzione fino ad arrivare al consumo delle famiglie e alla consulenza tecnica. Per concludere questo quadro complessivo possiamo vedere insieme le sfide e le prospettive future della cooperativa. Mariano inizia: «Il percorso che ci ha portati alla situazione attuale, percorso iniziato nel 2007 dall’associazione Solare Collettivo Onlus che ha portato fra il 2007 e il 2008 alla costruzione su una cooperativa Sociale Piemontese di un impianto fotovoltaico collettivo da 20 kwp, è costellato di opportunità e difficoltà, queste ultime sono legate principalmente all’incertezza delle norme e delle politiche economiche nazionali. Il quadro normativo legato alle energie rinnovabili è in continuo cambiamento e ciò rende difficile la programmazione aziendale. Anche il fatto che tutti i nostri progetti siano legati a processi autorizzativi locali – Provincie e Comuni – ci rende soggetti a imprevedibili cambi di lettura o interpretazione delle norme da parte di questi stessi enti. D’altro canto questo stesso quadro può essere di stimolo per valutare delle nuove strategie: il coinvolgimento delle realtà locali, innanzitutto, con lo sviluppo di gruppi di soci che ci sostengono nel seguire le varie pratiche a livello locale e la ricerca di nuove opportunità a livello tecnologico in modo da tenerci al passo con le opportunità di mercato. Ma il nostro grande punto di forza è stato e continuerà a essere la volontà e la necessità della gente di essere sempre più protagonista nelle scelte legate ai modelli di consumo e di produzione. Sta cambiando e aumentando la consapevolezza dei cittadini, e Retenergie si dimostra sempre di più uno strumento per rendere concreta e realizzabile questa consapevolezza».

Fonte: ilcambiamento.it

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