#FloodWallStreet, un’onda blu per salvare il pianeta

In concomitanza con il vertice sul clima a New York, indetto dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, migliaia di attivisti marceranno nel cuore della città per dire no al capitalismo responsabile dei cambiamenti climatici. Presenti la scrittrice Naomi Klein e il premio Pulitzer Chris Hedges.floodwallstreet

Mentre i leader mondiali si incontrano domani per uno storico vertice sul clima organizzato dalle Nazioni Unite e indetto da Ban Ki-moon, migliaia di persone oggi, provenienti da tutto il mondo e vestite di blu come l’acqua del mare, inonderanno Wall Street,dando vita al#FloodWallStreet, un sit in di protesta pacifica contro le istituzioni politiche, sociali ed economiche responsabili della crisi climatica nel mondo. Alla presenza di autori-attivisti come Naomi KleinChris HedgesRebecca Solnit, i manifestanti sono pronti a marciare verso il cuore finanziario di New York: ci saranno bande musicali, grandi pupazzi, una bandiera Flood Wall Street di 300 piedi, e tutto all’insegna della non violenza e della disobbedienza civile, ma con la consapevolezza di poter essere arrestati dalle forze di polizia, come viene esplicitamente riportato sul sito ufficiale dell’evento. “Flood Wall Street” si svolge il giorno dopo la People’s Climate March (ieri per chi legge, ndr), considerata la più grande manifestazione della storia per salvare il pianeta, organizzata da350.org, una ong attiva in oltre 188 paesi ma con base in Ame­rica, e che sta costruendo un movi­mento glo­bale sul tema dell’ambiente. L’onda blu è la risposta ad una richiesta di azione non violenta da parte del Climate Justice Alliance, una coalizione di organizzazioni di persone di colore e della classe operaia: “Unisciti a noi e solidarizza con le prime linee della resistenza in tutto il mondo, partecipando ad un’azione non violenta contro le corporazioni che guidano l’economia estrattiva”, questa la chiamata per il grande raduno di oggi. Tante le sigle che ne faranno parte, tra le quali ovviamente anche i “veterani” diOccupy Wall Street. «I cambiamenti climatici e gli eventi meteorologici estremi – afferma Michael Premo, uno degli organizzatori – come ad esempio le inondazioni che abbiamo visto qui a New York con l’uragano Sandy, sono causati dall’industria dei combustibili fossili. Come l’acqua, stiamo inondando Wall Street perchè sappiamo che la causa maggiore del repentino cambiamento climatico mondiale è il sistema capitalistico che mette al proprio centro il profitto anziché le persone e il pianeta intero». L’azione del Flood Wall Street ha anche lo scopo di evidenziare le condizioni delle classi più colpite dalle conseguenze dei disastri ambientali, come gli indigeni, le comunità di colore e le fasce a basso reddito che vivono nelle zone a rischio. «Sono loro ad essere colpite per primo da tempeste, inondazioni e siccità – ha affermato Michael Leon Guerrero del Climate Justice Alliance – Inondiamo Wall Street per dire stop al finanziamento della distruzione del pianeta e per fare invece spazio a sistemi economici favorevoli al benessere delle persone e del pianeta». Entrambe le manifestazioni, la People’s Climate March e la #FloodWallStreet, ricordano le strategie comunicative di Occupy Wall Street, ovvero, se ne comincia a parlare mesi prima sui social network, facendo trapelare che qualcosa di grande avverrà di lì a poco. Importante, da questo punto di vista, anche il documentario Disruption, uscito ai primi di settembre e disponibile online, a cui il movimento di protesta si ispira.

 

Disruption – Official Trailer from Watch Disruption onVimeo.

Fonte: ilcambiamento.it

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