Milano a misura di bicicletta? Non è solo questione di piste ciclabili

Ciclisti in positivo aumento a Milano, ma non è solo questione di piste ciclabili. Ecco come il Comune sta cercando di rendere la città sempre più a “misura di due ruote”, nell’intervista al Direttore Progetto Ciclabilità, Fabio Lopez. E gli itinerari in cantiere per EXPO380196

Biciclette a Milano. Mentre pedalo in c.so Venezia verso il Centro, per andare all’Assessorato Mobilità e Ambiente del Comune, dopo anni che vivo a Milano, ammetto di provare una nuova sensazione: da ciclista non mi sento più solo. Sulla ciclabile di c.so Venezia, infatti, mi sembra finalmente di essere in compagnia. Ciclisti che mi superano o che supero io, tanti; poi un discreto gruppetto fermo al semaforo con via Palestro. Non è ancora Copenaghen, certo, ma forse le cose a Milano stanno davvero cambiando.

Me lo conferma Fabio Lopez, Direttore del Progetto Ciclabilità del Comune di Milano. Occupatosi a lungo di mobilità ciclabile in Provincia, è stato, tra l’altro, per 22 anni Direttore del Parco delle Groane.
L’”asse” Buenos Aires – Venezia risulta il più utilizzato in assoluto dai ciclisti, ma in generale a Milano l’uso della bicicletta è da anni in crescita. Leggera ma costante. Ci si potrebbe aspettare di più, ma per la ciclabilità di una grande città italiana bisogna cambiare le abitudini dei cittadini: un lavoro di lungo periodo, che comunque a Milano è iniziato da tempo. Quello che è davvero formidabile è la crescita del bike sharing. 

Quali sono i numeri precisi della Milano che pedala?

Noi come principale riferimento abbiamo il “Modal split” (la ripartizione modale dei trasporti): nel centro storico siamo al 12%, come utilizzo del mezzo bici sulla “torta” complessiva dei trasporti; addirittura al 15-16% sull’asse di c.so Buenos Aires. In tutta la città intorno al 5-6%. Ora siamo lì con Torino, mentre tutte le altre grandi città italiane sono decisamente sotto. Percentuali che includono anche l’uso del BikeMi.

Ma come fate a calcolare l’uso del mezzo bicicletta, solo con quei “totem” tipo quello di c.so Venezia?
Ci sono i “totem”, che spesso hanno una funzione più dimostrativa, ma ci sono anche altri “contatori” sparsi in città per misurare il traffico, che i cittadini non vedono. Come certi sensori (counter) “infilati” nell’asfalto, così “intelligenti” che, oltre al passaggio del veicolo, possono rilevarne dal peso anche la tipologia: moto, auto, camion. Iniziamo ad averne anche qualcuno “tarato” sulle biciclette.

Com’è messa Milano a chilometri di piste ciclabili?

Personalmente ritengo che quella sia una misurazione con poco senso, che non indica davvero la ciclabilità di una città. E’ un parametro discutibile sul quale non c’è nemmeno accordo sul come misurarlo. Le faccio l’esempio di viale Tunisia, dove stiamo facendo la ciclabile protetta (in sede propria). Sono 2 sensi di marcia (1 per carreggiata), quindi 1,6 km di pista, ma i detrattori parlano di 800 metri. Vede? Meglio parlare allora di“itinerari” ciclabili, discorso molto più ambizioso, che possono essere un mix di soluzioni: un pezzo di ciclabile in sede propria, un pezzo solo tracciata su marciapiede (se sufficientemente ampio), un pezzo di zona pedonale.

Quindi come si dovrebbe misurare la ciclabilità di una città?

Sono due gli obbiettivi fondamentali del nostro lavoro: aumentare la percentuale di uso della bici nel “Model split” dei trasporti e diminuire l’incidentalità del mezzo,purtroppo a Milano ancora piuttosto elevata. A norma di Codice il ciclista è un “utente della strada” che utilizza un veicolo. Può quindi usare la carreggiata come altri utenti, ma il problema è metterlo in sicurezza, mitigare le condizioni di disagio e questo lo si fa con serie di provvedimenti: non solo piste ciclabili, ma soprattutto moderazione del traffico. Guardi AreaC: probabilmente AreaC ha avuto più efficacia nell’incentivare la ciclabilità a Milano, che 100 km di piste ciclabili.

Torniamo agli “itinerari ciclabili” allora, quali sono quelli che state creando a Milano?

Innanzitutto c’è disegnato lo scenario, quello del PUMS – Piano Urbano Mobilità Sostenibile (uscirà a breve la bozza), con una serie di grandi itinerari e la logica di sistema: itinerari radiali e circolari. In Centro, nella Cerchia Navigli, l’obbiettivo è sempre più la moderazione della velocità, soprattutto limitare le moto, più che fare nuove piste ciclabili. Stiamo comunque completando l’ultimo tratto dell’asse Buenos Aires – Venezia che ora manca, quello da via Palestro a San Babila, conciliandolo con la strettoia che c’è verso Palazzo Serbelloni. Non sarà tutta pista ciclabile, ma l’ultimo tratto verso San Babila con marciapiede allargato e ciclabile. A quel punto, da San Babila al Castello Sforzesco è tutto area pedonale e quindi ciclabile. E non si ferma lì, perché si sta completando la ciclabile intorno al Parco Sempione, sistemando anche tutte intersezioni connesse.  L’altro itinerario importante è Porta Garibaldi – Città Studi, quello che comprende viale Tunisia. In virtù dei tratti fatti dai privati (progetto Porta Nuova), molto è già fatto verso Porta Garibaldi. Verso Piola c’è da risolvere l’attraversamento di c.so Buenos Aires, ma poi l’itinerario continua verso piazza Lavater, viale Morgagni dove la ciclabile c’è già e passando per via Donatello si arriverà a Piola. Io sono molto “tifoso” di una cerchia intermedia per la ciclabilità, quella dei “bagolari” (gli alberi dei viali milanesi), che di fatto è molto utilizzato dai ciclisti. Via Eustachi, Castel Morrone, Cadore; intermedio tra Cerchia dei Navigli e la circonvallazione esterna. Con poco sforzo si può ultimare e nella mappa della ciclabilità reale è ottimale per la bici.

Qual è la situazione degli “itinerari” ciclabili per raggiungere EXPO? Pochi mesi fa si è inaugurato il tratto Rho-EXPO …
Sì, ma non è quella la ciclabile per EXPO, è solo un tratto fatto dalla Provincia e che serve per aggirare la Fiera; arriva a Mazza di Rho e ha una funzione per chi arriva da nord, non da Milano. L’itinerario Milano – EXPO è un altro, anzi saranno due se riusciamo a farli. Uno è la continuazione del tragitto Duomo – Porta Sempione di cui parlavamo prima. Stiamo sistemando anche corso Sempione e vorremmo fare pure la moderazione del traffico sui controviali. Idem per viale Certosa. Poi via Gallarate avrà la ciclabile, perlomeno “in segnaletica”, a quel punto siamo ad EXPO.
Ma c’è un secondo itinerario che ci piacerebbe “ricucire” e ci sta facendo tribolare. Riprende il “raggio verde 7″. E’ più ad ovest e passa per City Life e il Portello. Il tratto da piazza Conciliazione a vecchia Fiera c’è già, anche se poco usata. Poi per via Berengardo si arriva a City Life, che si dovrebbe poter “tagliare” in bicicletta; stiamo ragionando per fare tutta pista ciclabile in via Gattamelata e arrivare al Portello, dove c’è il ponte ciclabile che porta al nuovo Parco del Portello, quello fatto da Kipar. Poi passando per il Monte Stella. Uruguay, Bonola e San Leonardo molto è fatto, altro in costruzione. Manca l’ultimo tratto per Cascina Merlata e siamo ad EXPO.

Qual è la posizione del Comune riguardo questioni come il controsenso ciclabile e il transito bici sui marciapiedi?
Non spetta a me esprimere le posizioni del Comune ma alla politica, io sono un tecnico. Sicuramente il problema in Italia è doversi confrontare con regole molto rigide, che non consentono quello che si fa altrove in Europa. Il controsenso ciclabile non è consentito per legge, ma ci sono anche altre soluzioni, come le strade a doppio senso, di cui uno solo per bici, lo abbiamo fatto in via Col Moschin. Certo, si può fare solo in certe carreggiate, ci vuole lo spazio e il senso per la bici non deve avere la sosta delle auto, ossia il parcheggio in linea, perché non si può fare.
Riguardo i marciapiedi … sa quante volte ci chiamano in Comune? Ci sono due istituti sui cui si fa tanta confusione, l’area pedonale e il marciapiedi, ma il Codice della Strada – la nostra “Bibbia” – parla chiaro. Il primo è ciclabile ed è semplice riconoscere un’area pedonale, ci sono i cartelli; il secondo no, è “destinato ai pedoni” (a parte le bici per i bambini). Si possono tracciare delle ciclabili, ma solo con appositi requisiti del marciapiedi: una certa larghezza, apposita segnaletica, ecc.  Pensi che il Codice della Strada vieta sui marciapiedi anche i semplici “acceleratori di velocità”, sa cosa sono? Sarebbero gli skateboard, i pattini, i segway. Il bello è che li vieta non solo sul marciapiedi, ma anche sulla strada…

Stefano D’Adda

 

Fonte: ecodallecitta.it

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