Smaltimento rifiuti, l’Italia rischia maxi-multa UE per le discariche illegali

Discariche abusive e mancata bonifica di quelle chiuse. Per un inadempimento già censurato da una sentenza, che si protrae dal 2007, ora davanti la Corte di Giustizia Europea la Commissione UE chiede per l’Italia una maxi- multa da 60 milioni di euro. Più 158.000 euro per ogni giorno fino all’adempimento completo alla precedente condanna380144

Sono molto pesanti le conclusioni dell’Avvocato Generale della Commissione Europea, la tedesca Juliane Kokott, che ha avuto il compito di depositare le motivazioni di una nuova richiesta di condanna dell’Italia, per la mancata attuazione di una precedente sentenza per l’inadempimento alle direttive UE in materia di rifiuti e discariche. Sentenza risalente al 26 aprile 2007. Davanti alla Corte di Giustizia Europea la Kokott ha chiesto una nuova condanna, ma per inottemperanza alla precedente sentenza, proponendo una salatissima maxi-multa fissa di 60 milioni di euro, più una sanzione giornaliera di 158.200 euro, fino all’ottemperanza alla precedente sentenza – con una possibile graduale riduzione se l’Italia fornirà almeno la prova della chiusura o della bonifica di alcune discariche illegali. La sanzione giornaliera proposta di 158.200 euro al giorno costituisce comunque una specie di “sconto” nei confronti dell’Italia, visto che la multa richiesta inizialmente dall’esecutivo UE era stata di 256.819 euro al giorno.  Anche se le conclusioni dell’Avvocatura non sono vincolanti, di solito la Corte di Giustizia tende ad accoglierle. La causa C-196/13, oggetto delle conclusioni depositate dall’Avvocatura, sancirebbe quindi una doppia inottemperanza alle sentenze europee, se fosse vinta dalla Commissione Europea contro l’Italia. Risale infatti al precedente nostro inadempimento della sentenza del 2007 (C-135/05) relativa ai rifiuti. Allora la Corte di giustizia ci aveva condannati, accertando che le procedure italiane non garantivano la salute dell’uomo e la protezione dell’ambiente, soprattutto per i mancati controlli sui rifiuti pericolosi e l’assenza di un sistema atto ad evitare la proliferazione delle discariche abusive.  In prima battuta la Commissione Europea aveva fatto riferimento circa 400 discariche illegali, ma alla fine ne sono state contestate solo due: Matera/Altamura Sgarrone al confine tra Puglia e Basilicata e un’ex discarica comunale, Reggio Calabria/Malderiti in Calabria. In questo procedimento non rientrano invece le discariche della Campania e di Malagrotta, oggetto separati procedimenti d’infrazione. L’altra violazione della normativa comunitaria che l’Italia dovrà sanare velocemente è la mancata bonifica delle discariche illegali di rifiuti chiuse, contenenti in parte rifiuti pericolosi.
Nonostante i tentativi dell’Italia di giustificare la propria inadempienza “per l’avvenuto cambiamento del quadro normativo UE in materia” e una proroga concessa dall’Europa alla prima condanna, la situazione non si è mai risolta e così la Commissione nel 2013 ha avviato un nuovo procedimento, che ha portato all’ultima maxi-richiesta di condanna di questi giorni.

Il ricorso della Commissione Europea contro l’Italia [0,03 MB]

Fonte: ecodallecitta.it

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