Fotovoltaico: prima bocciatura dal Senato per lo spalma incentivi

Secondo il servizio Bilancio del Senato, potrebbero esserci problemi legati alla retroattività del provvedimento spalma incentivi. L’ambasciatore britannico a Roma, intanto, chiede ufficialmente delle modifiche al decretoSeitan

Arriva la prima iniziale “bocciatura” per il decreto spalma incentivi, che introduce nuovi tagli agli incentivi per il fotovoltaico: secondo il servizio Bilancio del Senato potrebbero esserci problemi legati alla retroattività del provvedimento, già aspramente contestata da alcune associazioni del settore (secondo assoRinnovabili si tratta di una caratteristica anticostituzionale). A questo proposito, si legge nel parere dei senatori che «oltre ad evidenziare a latere la possibilità dell’insorgenza di un cospicuo contenzioso, si rappresenta che l’operazione implica in ogni caso una riduzione degli incassi delle società produttrici di energia con il fotovoltaico».
Altre criticità sono legate ai finanziamenti della CDP previsti per gli operatori che dovranno “ammortizzare” il taglio degli incentivi. «Andrebbe valutato se l’intervento della CDP si configuri in maniera coerente rispetto all’attuale classificazione dell’ente nell’ambito del settore degli operatori finanziari», si legge nella relazione del servizio Bilancio.
Nessun problema, invece, per quanto riguarda il calo del gettito fiscale causato dal provvedimento. Si legge infatti nella relazione: «Le corrispondenti riduzioni delle tariffe elettriche sono a vantaggio, ai sensi dell’articolo 23, di soggetti a loro volta esercenti attività d’impresa, i quali usufruiranno di un equivalente impatto positivo in termini di minori costi, con pari riflessi sugli utili d’impresa. Analoghi effetti di compensazione si registreranno in termini di gettito IVA».
Leggi il documento del servizio Bilancio del Senato.
Intanto, l’ambasciatore del Regno Unito in Italia, Christopher Prentice, ha scritto una lettera ufficiale al Presidente della Commissione Industria del Senato, chiedendogli proprio delle modifiche allo spalma incentivi nell’ottica di risolvere il problema della retroattività. «La principale preoccupazione del Regno Unito è il potenziale impatto sulla fiducia degli investitori – si legge nel messaggio del diplomatico – Tra gli investitori nel settore solare in Italia, ci sono fondi di private equity e infrastrutturali, fondi pensione e fondi sovrani che hanno fatto investimenti significativi a lungo termine basati su un quadro normativo stabile e prevedibile. Una misura retroattiva come quella descritta nell’articolo 26 ridurrebbe significativamente i loro rendimenti, minerebbe la reputazione dell’Italia, e potrebbe avere conseguenze negative per altri settori».

Fonte: ecodalleciità.it

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