Sebastião Salgado: “C’è ancora molto da salvare”

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Genesi

Sebastião Salgado

Palazzo della Ragione

Via mercanti 1, Milano

27 giugno – 2 novembre

Arriva a Milano la mostra fotografica Genesi, di Sebastião Salgado, il grande fotografo brasiliano. È ospitata nel Palazzo della Ragione che da oggi, dopo i lavori per adeguare l’impianto di climatizzazione, sarà dedicato alla fotografia. Genesi è parte di un altro progetto, molto più grande, nato negli anni Novanta: quando Salgado, dopo aver raccontato per anni storie di guerra, decise di tornare nella propria terra, ad Aimorés, nella casa in cui era cresciuto, e di ricostruire parte della foresta pluviale che la circondava, ormai distrutta per fare spazio al “moderno”. Ha fondato Instituto Terra, raccogliendo fondi sopratutto dall’Italia. Parallelamente a questo progetto di vita e di impegno ecologico, è nato in lui il desiderio di fotografare la natura.

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“Non pensavo a una mostra o un progetto fotografico, volevo soltanto scoprire la natura. Ho lavorato 8 mesi l’anno per 8 anni. Tornavo a Parigi solo per l’editing delle foto e per organizzare il nuovo viaggio. Questa vita richiede una grande disciplina. È stato molto impegnativo dal punto di vista fisico, ma lo considero una ricompensa: il più bel regalo della vita è stato trovare questi territori favolosi”, ha raccontato ieri il fotografo durante la presentazione di Genesi.

A questi 8 anni se ne aggiungano altri due di ricerca, per rintracciare i luoghi incontaminati della Terra. “In questa ricerca abbiamo scoperto che oltre il 40% del nostro pianeta è ancora come si presentava al tempo della genesi. In molti ci hanno aiutato, a partire dalla Conservation International di Washington, che ci ha messo a disposizione il suo archivio, l’Unesco, l’Onu”. Delle migliaia di foto riportate dai viaggi, per la mostra ne sono state selezionate 240. La curatrice è Lélia Wanick Salgado, moglie del fotografo: “Abbiamo organizzato Genesi in cinque sezioni: il “Sud”, dall’Argentina all’Antartide, il “Nord”, con la Siberia estrema, la Russia, il Colorado, il Canada, l’Alaska; l’“Amazzonia”, l’“Africa” e i “Santuari”, cioè le isole, dal Madagascar alle Galapagos, alla Papa Nuova Guinea. Quello che vorremmo è che lo spettatore uscisse dalla mostra con la sensazione di aver fatto un viaggio”. E – aggiunge Salgado – “che provasse un senso di rottura, che cogliesse la purezza di questi luoghi, la razionalità degli animali. Che vedesse se stesso come era più di 10 mila anni fa”.

Immagine: Isole South Sandwich, 2009 – © Sebastião Salgado/Amazonas Images

Fonte: galileonet.it

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