“Etichetta furbetta”, un prodotto su tre è venduto con etichette energetiche scorrette

“Etichetta furbetta” è l’indagine che Legambiente ha realizzato in collaborazione con il Movimento Difesa del Cittadino con lo scopo di riscontrare la situazione italiana sulle applicazioni delle etichette sugli elettrodomestici. Dall’indagine è risultato che un prodotto su tre è venuto senza etichette o con etichette scorrette379578

Le etichette energetiche sugli elettrodomestici in Italia vengono applicate correttamente? L’indagine“Etichetta furbetta” di Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino ha voluto approfondire proprio la situazione attuale italiana. Sono 2522 i prodotti ad esser stati esaminati, sia venduti online sia in negozi fisici, e ciò che è risultato dall’indagine è che un prodotto su tre viene venduto senza etichetta o con l’etichetta scorretta. La ricerca è stata presentata a Roma presso la sede del CNEL-Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e rientra nel progetto pilota MarketWatch, la campagna per combattere gli sprechi affiancando le istituzioni nel settore del controllo di mercato nel campo delle etichette energetiche. L’obiettivo finale dell’indagine è quello di monitorare la corretta applicazione della direttiva sull’etichetta energetica nei negozi online e fisici sia le dichiarazioni dei produttori e la veridicità delle etichette dei prodotti. Tra i prodotti che vengono venduti quasi regolarmente con l’etichetta ci sono frigoriferi, freezer e forni elettrici. Situazione differente, invece, per le televisioni, cantinette e condizionatori: questi infatti presentano maggiormente errori nell’applicazione dell’etichetta. Irregolarità che nella maggior parte dei casi deriva, più che dall’assenza di etichetta, dal suo mal posizionamento: spesso, infatti, viene collocata in angoli ciechi o a più di due metri di altezza ostacolando il consumatore nella lettura. Ma non solo. Sono state ritrovate anche etichette fotocopiate, scritte a mano o al computer dal personale del negozio. Avendo effettuato la ricerca tenendo conto anche delle diversi canali di vendita, Legambiente ha riscontrato anche una differenza nel modo in cui le etichette vengono applicate irregolarmente.
Per i prodotti venduti online, infatti, la problematica più diffusa riguarda la dispersione delle informazioni: queste, infatti, vengono riportate su più pagine o, al contrario, i dettagli risultano essere troppo esigui (per esempio, viene riportata solamente la classe energetica, senza il consumo annuale). “Dalla ricerca emerge un quadro non completamente soddisfacente dell’applicazione della normativa europea, in particolar modo nel mondo del trading online”, spiega Davide Sabbadin, responsabile in Italia del progetto MarketWatch. Infrazione questa, che ricade direttamente sul bilancio familiare provocando sprechi, sovraccaricando le reti elettrice e – come ricorda Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – contribuendo negativamente al cambiamento climatico.

 

Fonte: ecodallecittà.it

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