Ogm e sicurezza alimentare, si mobilitano milioni di persone in vista del G7 di giugno

Sono arrivati a 4 milioni e mezzo i membri della Global GMO Free Coalition, attivisti da tutti i continenti pronti ad opporsi in maniera organizzata alla diffusione degli organismi geneticamente modificati. Una coalizione pronta a fare pressione, insieme alle ong, in vista del prossimo G7 di giugno.gmo_free

«Il problema degli organismi geneticamente modificati e dei relativi pesticidi è che non sono stati mai testati prima di essere rilasciati nell’ambiente. Questo ha comportato una crescente preoccupazione sia da parte dei consumatori che degli scienziati indipendenti per gli eventuali danni che ci potranno essere per la salute umana e per lo stesso ambiente». Così Henry Rowlands, coordinatore della Global GMO Free Coalition (GGFC), ha dichiarato pochi giorni fa in un comunicato stampa in occasione del raggiungimento di 4.5 milioni di membri, riuniti in 60 gruppi aderenti in tutto il mondo. La GGFC è la prima rete coordinata a livello mondiale che affronta il problema degli organismi geneticamente modificati (OGM), e che si pone l’obiettivo precipuo di opporsi alla propaganda del settore biotech, fornendo al contrario informazioni che portino ad azioni responsabili da parte degli organismi competenti, fino ad arrivare ad una regolamentazione legislativa definitiva in tutto il mondo. I partner della coalizione, circa 60, provengono da tutti i continenti: dagli Usa alla Gran Bretagna, dall’Iran al Cile, dal Brasile all’Australia. Segno evidente che la questione è sentita in tutto il pianeta. «E’ un problema globale che merita un approccio globale – continua Rowlands – L’industria degli Ogm sta immettendo nell’ambiente prodotti nocivi non testati. Per questo invitiamo tutte le organizzazioni del settore ad unirsi a noi». La “coalizione” coordinerà relatori esperti indipendenti, organizzerà eventi pubblici, fornirà alla stampa e ai governi di tutto il mondo tutte le informazioni raccolte, al fine di centrare i seguenti obiettivi prefissati: ottenere una maggiore esposizione mediatica sulla questione degli “ogm free”; fornire argomenti scientifici dettagliati sulla base dei fatti, mettendo così in discussione il monopolio attuale sulla scienza da parte dei media allineati all’industria biotech; sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema in questione; migliorare le capacità dei partner della coalizione all’interno del processo di lobbying nel momento della discussione di politiche verdi con i governi. «Un sistema globale di agricoltura progettato a resistere ad enormi quantità di pesticidi e altre sostanze tossiche non è più sostenibile – afferma Katherine Paul, Direttore dell’Organic Consumer Association, partner statunitense – La scienza ha dimostrato che la natura si evolve e riesce a resistere col tempo a queste tipologie di pesticidi. Ciò vuol dire che ci sarà una vertiginosa evoluzione anche da parte dell’industria biotech, che produrrà pesticidi ancora più potenti del passato». «Purtroppo un mondo libero da ogm è praticamente impossibile – afferma Sayer Ji, Fondatore di GreenMedInfo – Il minimo che possiamo fare è di fermare questo esperimento globale. Tutti hanno il diritto di essere informati e di scegliere una via alternativa e se si continua così ci sarà un inevitabile impoverimento del suolo». La coalizione nasce proprio alla vigilia del vertice G7 previsto a Bruxelles nei giorni del 4 e 5 giugno e si pone a fianco della FIAN, importante ong internazionale, che critica l’iniziativa del G7 “New Alliance for Food Security and Nutrition in Africa” con un contro-report dal titolo “New Alliance for Food Security and Nutrition in Africa: A Critical Analysis from a Human Rights Perspective”. In questo documento la FIAN afferma che la politica dei grandi ignora i principi generali dei diritti umani nelle zone più povere e malnutrite del pianeta, chiedendo al G8 di fermare la politica di partenariato pubblico-privato che comprende più di 150 aziende, tra cui le più grandi corporazioni internazionali nel settore alimentare e agricolo. La politica del G8, si legge nel documento FIAN, equipara l’apertura dei mercati agricoli e alimentari agli investitori stranieri con la lotta contro la fame e la malnutrizione. A testimonianza di tale tesi sono gli indicatori di “successo” elencati nel report del G8: World Bank Doing Business Index, New Alliance Cooperation Frameworks  e un aumento degli investimenti privati. Indicatori che sbilanciano la politica verso il settore corporativo. In conclusione, il documento del FIAN pone radicalmente in discussione il ruolo del G8 in tema di sicurezza alimentare e di nutrizione.  Si ribadisce la richiesta ai paesi del G8 di implementare le decisioni sulla base delle linee guida del Committee on World Food Security (CFS) e di riconoscerlo come il più importante, legittimo e democratico organo di governo nel settore alimentare e della nutrizione.

Fonte: il cambiamento.it

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