Confessioni di un trafficante di uomini: il business spietato che sta dietro alle migrazioni clandestine

È un vero e proprio mercato dove vige la legge del più forte, un business spietato, una tratta di esseri umani che valgono solo come fonte di denaro. È il business delle migrazioni clandestine, raccontato da Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci nel loro libro “Confessioni di un trafficante di uomini”. È un viaggio alla scoperta dell’indicibile, un libro a metà tra narrazione e inchiesta dal quale, grazie alle testimonianze dei protagonisti, emerge una realtà che sconcerta, ma che è più vero del vero. Ed è sotto i nostri occhi, anche se non vogliamo vedere.

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L’immigrazione clandestina è un fenomeno attualissimo, come dimostrano Andrea Di Nicola – docente di criminologia all’Università di Trento – e Giampaolo Musumeci, giornalista, fotografo e videoreporter, che hanno percorso un lungo viaggio in molti paesi dell’Europa e dell’Africa per far emergere le testimonianze dei protagonisti, i cosiddetti trafficanti di uomini, che nel libro-inchiesta raccontano la loro vita, la loro prospettiva e i metodi per far valicare illegalmente le frontiere a migliaia persone. Il risultato è sconcertante, lo si legge inConfessioni di un trafficante di uomini (Chiarelettere, gennaio 2014), che in maniera semplice e chiara svela quello che sta dietro alla mafia delle migrazioni clandestine. Il libro racconta le testimonianze di queste persone spiegando chi sono, perché fanno tutto ciò, com’è organizzato il traffico, che rotte e metodi utilizzano. Noi ve lo raccontiamo attraverso le parole degli autori.

Cosa c’è veramente dietro l’arrivo dei migranti in Occidente? Chi sono i trafficanti di uomini? «Abbiamo deciso di scrivere questo libro perché l’apparenza inganna , siamo abituati a sentire dai media solo dei continui sbarchi a Lampedusa con barconi fatiscenti e tutte queste notizie ci impediscono di capire cosa c’è veramente dietro al fenomeno dell’immigrazione. Non si è mai parlato e riflettuto sulle vere cause di questi avvenimenti né con il piccolo né con il grande pubblico. È quindi importante analizzare la situazione per capirci qualcosa in più. I trafficanti possono essere considerati dei facilitatori di immigrazioni clandestine, si parla di “maggiore agenzia viaggi del mondo” che offre “pacchetti” che variano a seconda delle esigenze del “cliente”. Il tutto ha alle spalle un network criminale organizzato. Noi siamo riusciti a entrare in questa rete per parlare con trafficanti di media importanza che agiscono tra l’Europa e l’Africa ed è fuoriuscito che non è così semplice come sembra, non ci sono solo i barconi di Lampedusa, ma, per quanto riguarda soprattutto l’Italia, anche “ingressi” dai Balcani, dalla Slovenia con visti turistici falsi o permessi di soggiorno per questioni lavorative. Inoltre spesso l’Italia non è il paese di destinazione, ma funge da ponte per i Paesi del centro e nord Europa».

I trafficanti sono solo interessati al guadagno facile o ci sono dietro anche altre motivazioni? Da alcuni vengono dipinti come criminali e da altri come benefattori, quale potrebbe essere una giusta valutazione? «I trafficanti sono uomini d’affari che mettono sul mercato un servizio, non si può parlare di benefattori. Ogni criminale ha una precisa rappresentazione di sé: c’è chi si crede un professionista, c’è chi dice di “vendere sogni”, c’è chi si sente onesto perché viene amato da tutti e c’è chi non vuole avere morti sulla coscienza per non far calare la fiducia nel proprio business perché si parla spesso di mercato e quindi i clienti chiedono e vanno da questa o da quella agenzia a seconda del prezzo e del nome che il trafficante si è creato. La motivazione principale che li spinge a fare tutto ciò sono i fiumi di denaro che circolano, si parla anche di 6 milioni di euro all’anno per un medio trafficante. Ovviamente queste cifre coprono tutti i rischi che si incontrano nello svolgere queste operazioni. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (2011) “i proventi di questa attività si aggirano fra i tre e i dieci miliardi di dollari l’anno”, si può parlare, quindi, di un business che è secondo solo a quello della droga. Infatti ogni trafficante può trasportare anche 300/400 persone all’anno e, considerando che, per esempio, un viaggio Pakistan-Italia vale dai 3000 ai 45.000 euro, si può facilmente immaginare il profitto complessivo. Altri esempi di tariffe dei trafficanti, in dollari Usa, sono: Afganistan-Regno Unito 25.000, Cina-Usa 40-70.000, Iraq-Germania 7-14.000. (Dati Global Black Market Information)».

L’azione di questi trafficanti è soggetta alla giurisdizione del diritto internazionale o nazionale? Cosa accade loro quando vengono presi? «In generale vengono presi solo i “pesci piccoli”, gli scafisti quando arrivano nel paese di destinazione. Si parla quindi di una goccia nel mare che serve solo come notizia mediatica, per avere la coscienza a posto e per dimostrare di aver fatto qualcosa per impedire o limitare questo problema come quando viene arrestato uno spacciatore e si crede di aver bloccato l’intero traffico. Per i “boss” i rischi di essere presi sono bassi e i soldi che girano nell’ambiente coprono questo rischio. Inoltre non c’è ancora l’idea diffusa che ci sia un’organizzazione criminale che agisce nelle retrovie e che sta attenta a non farsi scoprire (per esempio avendo telefoni in altri stati, usando rotte sempre diverse…) contrastando le indagini della polizia e della magistratura grazie anche a problemi di burocrazia internazionale».

Cosa si può fare, agendo alle origini, per impedire un dramma di questo tipo?  «L’emigrazione non si può fermare, è causata da macrocause geopolitiche come: richiesta d’asilo, scappare da guerre, povertà, differenza di benessere sociale e sanitario… Quindi il nostro stile di vita “occidentale” e “consumistico” influisce sulla scelta di abbandonare il proprio paese. Se non si va ad agire direttamente sul miglioramento delle loro economie povere questo movimento non si arresterà mai. Purtroppo non si può parlare, perlomeno questo non è nell’intento del testo, di eliminazione delle disparità. La soluzione implicita che viene fuori dal libro è un maggior controllo: si sa ormai che alcuni sotterfugi per “passare di qua” sono falsificare le richieste d’asilo o i permessi di soggiorno per il lavoro, si può agire solo su questo o si rischia di essere presi per sognatori utopici».

Fonte: il cambiamento.it

Confessioni di un Trafficante di Uomini - Libro
€ 12

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