Tirreno Power, ecco perché la centrale è stata sequestrata

Dati lacunosi e inattendibili, e quando presenti, non sempre in linea con le possibilità offerte dalle Migliori tecnologie disponibili. Controlli super partes praticamente assenti, altre prescrizioni disattese. Tutti i motivi del sequestro della centrale a carbone di Vado Ligure378508

Dati lacunosi e inattendibili, e, quando presenti, non sempre in linea con le possibilità offerte dalle MTD (Migliori tecnologie disponibili, BAT in inglese) prescritte invece dai procedimenti autorizzativi. Controlli super partes praticamente assenti, altre prescrizioni disattese. Sono queste, in ultima analisi, le motivazioni alla base del sequestro della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure disposto dal GIP Fiorenza Giorgi sulla base di diverse perizie e analisi effettuate sull’impianto a carbone.

Dati mancanti e non allineati alle Migliori tecnologie disponibili

«Il gestore non ha fornito al consulente le medie mensili delle concentrazioni di SO2, polveri ed NOx per gli anni dal 2000 al 2012 per le unità a carbone VL3 e VL4 – si legge nel decreto di sequestro emesso dal GIP – Inoltre non sono stati forniti dati né sul CO (Monossido di Carbonio, ndr) per tali unità né sui macroinquinanti relativamente alle unità turbogas VL51 e VL52 (anche se i dati relativi agli anni 2010 e 2011 sono comunque disponibili tra la documentazione presente sul sito del Ministero dell’Ambiente dedicato all’AIA statale)». Fino al 2012, in realtà, non era stata ancora emessa l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), il cui iter, che per legge dovrebbe durare non più di 180 giorni, ha richiesto addirittura cinque anni per la centrale di Vado Ligure. Fino all’emissione dell’AIA, comunque, l’impianto era vincolato alle prescrizioni dei precedenti provvedimenti autorizzativi, emessi nel 1993 e nel 2001 e modificati nel 2002. Anche quando i dati sono presenti, in ogni caso, risultano, almeno per quanto riguarda l’SO2 e il CO, non allineati alle concentrazioni ottenibili applicando le cosiddette Migliori tecnologie disponibili (MTD), messe a punto, e continuamente aggiornate, dalla comunità scientifica per ridurre l’impatto sull’ambiente di certe attività industriali. E obbligatorie per l’impianto di Vado Ligure.

Dubbi sui controlli interni

A parte i dati mancanti, il Giudice per le indagini preliminari sottolinea che tutti i dati relativi alle emissioni di inquinanti «sono stati registrati e monitorati dal gestore in assoluta autonomia e nella totale carenza di controlli da parte delle autorità preposte». Ottemperando a quanto prescritto dai provvedimenti autorizzativi, infatti, Tirreno Power ha installato a Vado Ligure un Sistema di monitoraggio delle emissioni automatico, SME in acronimo. Che non sembra, secondo il perito Stefano Scarselli incaricato dal Pubblico Ministero di effettuare dei controlli sulla centrale, aver fornito misurazioni attendibili. Dalla relazione dell’esperto, rilasciata il 14 dicembre 2012, emergono, per quanto riguarda le polveri, discrepanze significative tra i dati registrati dai tecnici ARPAL a fine 2013 e quelli interni dello SME, mentre corrispondono Monossido di Carbonio (CO), Ossidi di Zolfo (Sox) e di Azoto (Nox).

«I valori di concentrazione misurati manualmente risultano mediamente assai più alti di quelli contemporaneamente forniti dal sistema di monitoraggio automatico del gestore (SME) – scrive Scarselli – inoltre, a differenza dei dati SME, le misure manuali di controllo rilevano anche una notevole disomogeneità compositiva dei fumi, dimostrata dall’ampia variabilità di dati tra le diverse prove di un medesimo campionamento, peraltro con picchi di concentrazioni orari ben al di sopra del limite autorizzato in entrambe le sezioni». Questo, secondo il perito dell’accusa, pone «seri interrogativi sull’affidabilità del SME in uso, almeno per le polveri». Dubbi sull’affidabilità dei controlli interni sono stati sollevati anche da Gabriella Minervini, direttore del Dipartimento Ambientale della Regione Liguria, che l’8 maggio del 2012 ha dichiarato : «La rete delle centraline di rilevamento viene gestita da Tirreno Power e non viene calibrata secondo gli standard previsti dalla recente normativa».

Assenza di verifiche

Altre lacune sono emerse, secondo il GIP, a proposito della certificazioni Iso 14001 e della registrazione EMAS prescritte dall’AIA. Anche se sono state effettivamente ottenute, le informazioni provviste dal gestore garantiscono «l’esistenza di un sistema di gestione conforme dal punto di vista documentale, ma non la corretta attuazione dello stesso. Mancano infatti certificati di taratura/calibrazione e i rapporti di verifica/controllo oltre ai registri di manutenzione della strumentazione». Non c’è traccia, inoltre del “protocollo condiviso” con le autorità di controllo locali (Provincia di Savona) e/o ARPA Liguria, né di ispezioni di controllo effettuate da queste ultime all’impianto, previsti dai provvedimenti autorizzativi della Centrale. In sostanza, nonostante fosse espressamente previsto già dal provvedimento autorizzativo precedente, fino all’entrata in vigore dell’AIA è mancato del tutto un piano di monitoraggio e controllo condiviso, nonostante.

Altre prescrizioni violate

L’assenza di controlli – o la loro inattendibilità – non sono comunque le sole violazioni che hanno spinto il GIP a disporre il sequestro. Nel decreto del Ministero dell’Ambiente di non assoggettabilità alla VIA emesso nel 2001 erano previste altre prescrizioni, che risultavano ancora non ottemperate nel 2011. Si va dalla riduzione dei consumi idrici (che sarebbero dovuti scendere da un milione a 800.000 metri cubi) all’avvio di un impianto di teleriscaldamento e all’applicazione di misure per la riduzione del rumore. Soprattutto, osserva il magistrato nel decreto di sequestro, la Tirreno Power non ha provveduto a limitare la dispersione di polveri durante la movimentazione del carbone in fase di stoccaggio. Il parco carbone della centrale, infatti, nel 2011 era ancora a cielo aperto, e la dispersione di polveri era tenuta sotto controllo «meramente tramite procedura di compattazione dei cumuli ed un sistema di nebulizzatori per il lancio a distanza di acqua micronizzata all’interno dell’ara del parco». L’olio combustibile utilizzato, inoltre, conteneva una quantità di zolfo superiore a quella massima indicata nell’AIA.

Migliori tecnologie disponibili non utilizzate

In conclusione, il sequestro è stato disposto perché, secondo il giudice Giorgi, la Tirreno Power ha gestito senza alcuna verifica un Sistema interno di monitoraggio delle emissioni. «Gli indagati hanno sempre esercitato l’impianto con dati emissivi molto prossimi al tetto massimo previsto dalla legge, ma con livelli di emissioni molto distanti, seppure limitatamente ad alcuni parametri (SO2 e CO, ndr), da quelli stabiliti dalle BAT (in italiano MTD, migliori tecniche disponibili), nonostante la normativa italiana ne facesse espresso, seppur non immediatamente vincolante, richiamo».Una scelta dolosa, secondo il GIP, dal momento che «la gestione dell’impianto a livelli nettamente superiori, almeno per alcuni parametri, a quelli imposti dalle BAT e l’inidoneità delle misure volte al contenimento delle emissioni con convogliate è attribuibile a una precisa scelta gestionale della società». Secondo il magistrato, pertanto, la centrale a carbone ha avuto un ruolo decisivo nei ripetuti superamenti del valore limite degli ossidi di Azoto che hanno interessato il comune di Vado Ligure, nonché nei «numerosi superamenti del limite giornaliero del PM10 (sebbene sempre entro il limite di legge in termini di numero gg/ anno)». E, soprattutto, nelle migliaia di ricoveri per malattie respiratorie e cardiovascolari segnalate dal procuratore Francantonio Graner.

Fon tre: ecodallecittà.it

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