Smog: Arriva a Londra la prima notifica di messa in mora per il biossido d’azoto in Europa

Simon Birkett di Clean Air in London lo denunciava già due anni fa: “le concentrazioni di biossido d’azoto a Londra sono più alte che in qualunque città europea, più alte ancora che a Pechino”. Su Pechino, alla luce delle notizie che arrivano dall’Oriente, probabilmente dovrà ricredersi. Su Londra invece, non sbagliava affatto. La notifica di mora inviata da Bruxelles è la prima in Europa378380

“Il biossido d’azoto a Londra è peggio che a Pechino, perché nessuno ne parla?” denunciava Simon Birkett, il fondatore di Clean Air in London a luglio 2012. E alla fine, è stato accontentato: la Commissione Europea ha inviato al Regno Unito una notifica di messa in mora per i ripetuti superamenti delle concentrazioni di biossido d’azoto (NO2) in atmosfera. A fronte di una media annuale massima consentita di 40 mcg/m3, le centraline di Londra hanno raggiunto – e superato – i 90 mcg/m3. (Non va molto meglio all’Italia: la media annuale del biossido d’azoto a Torino nell’ultimo anno è stata di 80 mcg/m3 – dati Arpa – e non è detto che le proroghe accordate al nostro Paese per risanare la situazione ci permettano di rientrare nei limiti)  “Londra ha i livelli di biossido d’azoto più alti di qualunque altra capitale europea – afferma Birkett – ma il problema riguarda tutto il Regno Unito, dove ben 16 zone su 34continuano a superare i limiti massimi consentiti”. E secondo le previsioni della stessa amministrazione della City, la tendenza non appare destinata ad invertirsi almeno per i prossimi due anni, nonostante gli sforzi – più o meno apprezzati, più o meno riusciti – del Sindaco Boris Johnson.  Il Sindaco Johnson, irriducibile ciclista urbano e famoso per le sue notevoli campagne di promozione della mobilità sostenibile in città, non ha mai nascosto le difficoltà di Londra nel rientrare nei limiti, nemmeno durante la corsa in vista delle Olimpiadi. Quelle che avrebbero dovuto essere The Greenest ever, ma che l’ozono aveva funestato abbondantemente. E non lo fa nemmeno ora, riconoscendo apertamente che il Regno Unito rischia di dover pagare, solo per Londra, una multa di oltre 300 milioni di sterline l’anno, se non si interviene seriamente. Insomma, una richiesta d’aiuto senza mezzi termini.  Secondo Simon Birkett però, nessuno, nemmeno Johnson, starebbe prendendo provvedimenti efficaci, soprattutto sul fronte della riduzione del traffico, che rappresenta invece il campo di battaglia più importante per quanto riguarda il biossido d’azoto. Una volta ancora, sul banco degli imputati ci sono i motori diesel, che emettono sì meno CO2 di quelli alimentati a benzina, ma che disperdono in atmosfera quantità di NO2 decine di volte superiori. (Sull’argomento si veda Euro3 Diesel? Inquinano come 40 Euro 3 a benzina”. Il dibattito visto da Bruxelles).  Secondo i dati forniti dall’amministrazione a Clean Air, le particelle di NO2 rilasciate in atmosfera dai veicoli privati, che già oggi rappresentano il 39% delle emissioni totali dei trasporti, nel 2015 potrebbero raggiungere il 47%. Anche a Londra dunque, i diesel continuano a crescere. (Stessa tendenza anche per l’Italia). Quando Torino un anno fa provava a chiudere la ztl centrale della città ai diesel Euro 3 – tentativo fallito – avevamo chiesto a Birkett cosa pensasse dell’iniziativa, e dei motori diesel. Ecco cosa ci aveva risposto: “Gli Euro 3 diesel l’Italia li dovrebbe abolire del tutto”. Difficile che dopo la messa in mora abbia cambiato idea…

Fonte: ecodallecittà

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