Legambiente a Corepla: “Si può riciclare molta più plastica di quanto dite”

Il vicepresidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani replica al presidente del consorzio Corepla Giorgio Quagliuolo: “Fortunatamente non è vero che il 50% della plastica raccolta non può essere riciclata e che l’unica destinazione possibile è l’incenerimento. La tecnologia esiste. Bisogna solo creare un mercato per questi materiali rimodulando il sistema degli incentivi”378400

Stefano Ciafani, in una recente intervista ad Eco dalle Città il presidente del consorzio Corepla Giorgio Quagliuolo ha affermato che il 50% della plastica raccolta non può essere riciclata e che l’unica destinazione possibile è la termovalorizzazione. Ce lo può confermare? 

Questo è quello che emerge dall’intervista ma fortunatamente non è più così. Grazie alla ricerca degli ultimi anni, oggi possiamo raccontare di esperienze industriali che permettono di riciclare anche le plastiche miste, che fino ad oggi venivano incenerite. E’ chiaro che il sistema si deve riorientare. La Revet di Pontedera ad esempio è già in grado di farlo e i polimeri prodotti vengono utilizzati dalla Piaggio per i propri scooter. Non più quindi un uso povero del materiale recuperato ma manufatti che rispondono a necessità prestazionali importanti. Il Plasmix quindi si può riciclare. La tecnologia esiste. Bisogna solo creare un mercato per questi materiali.

In che modo?

In Toscana ad esempio vengono incentivati gli acquisti verdi. D’altra parte anche per far decollare il fotovoltaico all’inizio sono serviti gli incentivi. Il paradosso oggi è che abbiamo incentivi alla combustione dei rifiuti sia negli inceneritori che nei cementifici. Non si capisce invece perché non ci debbano essere incentivi per il riciclaggio e gli acquisti verdi. Le Regioni e il Governo dovrebbero seguire l’esempio della Toscana ed aiutare i comuni in tal direzione. Se cresce il mercato per questi prodotti, aumenterà la domanda e, conseguentemente, anche l’offerta. Occorre dunque rimodulare tutto il sistema degli incentivi del ciclo dei rifiuti prevedendo un aiuto alla filiera della prevenzione e del riciclaggio, e non più solo alle raccolte differenziate. Che senso ha che oggi il fotovoltaico non venga più incentivato mentre continua ad esserlo l’incenerimento dei rifiuti? Bisogna dire basta agli incentivi per gli inceneritori e ai cementifici che bruciano rifiuti e parallelamente tartassare i conferimenti in discarica. In questo modo le due opzioni più convenienti diventeranno il riciclaggio e la prevenzione, ed esperienze come la Revet si moltiplicheranno.

Quali saranno i prossimi progressi tecnologici per il recupero della plastica? E a quale percentuale di recupero permetteranno di arrivare?

Oggi è possibile avviare il riciclo persino dei pannolini usa e getta. Il sistema industriale deve però essere più aperto alle innovazioni tecnologiche. Dobbiamo fare in modo che il rapporto 50-50 tra plastiche recuperate e plastiche incenerite diventi almeno un rapporto 80-20 a favore del riciclaggio, come del resto prevede la normativa europea. In questa direzione fortunatamente va l’accordo che Conai e Cnr hanno firmato nei giorni scorsi sulla ricerca per la maggiore riciclabilità di alcuni polimeri oggi meno riciclati. Ci auguriamo che presto si passi all’industrializzazione di queste ricerche.

Il presidente di Corepla, provocatoriamente, ha sottolineato come un ipotetico ritorno al sistema Replastic (che prevede la raccolta dei soli contenitori per liquidi: bottiglie e flaconi), porterebbe importanti vantaggi economici al consorzio. Potrebbe essere una strada percorribile?

L’ipotesi di tornare al sistema Replastic è impensabile. Bisognerebbe piuttosto ragionare su come applicare in modo sempre più stringente il principio del “chi inquina paga”. Sulla differenziazione del CAC (Contributo Ambientale Conai ndr.) infatti siamo molto in sintonia con il presidente Quagliuolo: il sistema deve premiare gli imballaggi con il maggior grado di riciclabilità facendogli pagare CAC più bassi.

 

Fonte: ecodallecittà

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