Smog, dalle polveri ultrafini ci si può difendere? Lo studio UPUPA di Piacenza (LEAP)

Ci si riferisce non al Pm2.5 ma a quelle ancor più piccole , che sfuggono alle direttive europee sulla qualità dell’aria e sono molto più dannose: sono le polveri ultrafini (nanoparticelle di metalli pesanti, solfato e nitrato di ammonio)che raggiungono gli alveoli polmonari senza difficoltà. Si possono limitare i danni? | le slide della presentazione di LEAP377913

parametri con cui valutiamo la qualità dell’aria e il rischio per la salute sono ormai obsoleti: lo dice l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, lo dicono diversi studi recentemente pubblicati sulla connessione fra esposizione alle polveri e patologie tumorali e cardiovascolari.  Parametri obsoleti non solo perché le soglie di tolleranza sono troppo blande – oltre che cronicamente non rispettate in oltre la metà dei capoluoghi italiani, e praticamente in tutti quelli del Nord – ma soprattutto perché alle direttive europee sono sfuggiti fino ad ora i principali responsabili dei danni alla salute:le particelle ultrafini. Ma è proprio questa invece la direzione che sta prendendo la ricerca sull’inquinamento dell’aria, non solo italiana, e la crescente attenzione per il monitoraggio del black carbon – finalmente contemplato dalla revisione del protocollo di Göteborg – ne è un esempio. Più le particelle sono piccole – e qui parliamo di centinaia di volte in meno rispetto al Pm10 – più hanno possibilità di penetrare nei tessuti, causando danni gravissimi e aumentando notevolmente le probabilità di contrarre patologie mortali. Della misurazione di tali particelle e della correlazione con il danno sanitario si è occupato per tre anni il Laboratorio Energia & Ambiente di Piacenza (LEAP), che ha appena presentato i risultati del Progetto UPUPA.  “Le componenti più sottili delle polveri fini possono rivelarsi di particolare importanza per la qualità dell’aria – si legge nella presentazione del progetto del Laboratorio – Si tratta delle particelle ultrafini (dimensioni delle polveri inferiori a cento milionesimi di millimetro) e di quelle nano-particolate (dimensioni inferiori a cinquanta milionesimi di millimetro). La comunità scientifica si sta interessando ad esse perché, da un lato, non sono rappresentate adeguatamente dai limiti normativi sull’inquinamento atmosferico(PM10 e PM2.5) e, dall’altro, manifestano in modo sempre più evidente il loro alto potenziale d’impatto sulla salute umana. Per questo motivo il Laboratorio LEAP ha sviluppato il progetto UPUPA, tra i primi in Italia, realizzando con strumentazione dedicata una serie di campagne di misura di tali componenti nell’area urbana di Piacenza, esplorandone anche l’esposizione personale con misuratori portatili e rilevandone la composizione chimica”. A seguito della sperimentazione del LEAP, è risultato che l’esposizione alle micropolveri varia considerevolmente a seconda della stagione e dell’ambiente in cui ci muoviamo. Durante l’inverno la concentrazione delle polveri è più forte, sia per fattori antropici – riscaldamento, maggior numero dei veicoli in circolazione) sia per cause naturali e metereologiche, così come avviene per il pm10. La presenza di aree verdi al contrario, può limitarne la quantità: per esempio, percorrendo un tragitto in bicicletta in una zona ad alta densità di traffico nell’area di Piacenza, siamo esposti ad una concentrazione media delle particelle ultrafini di circa 22.000 particelle/cm3; ma basta allontanarsi di poco e raggiungere un’area verde nella stessa città per registrare valori medi dimezzati: circa 10.000 particelle/cm3. L’esposizione non sembra invece variare di molto a seconda del mezzo utilizzato per gli spostamenti, a differenza di quanto accade per il Pm10, dove, paradossalmente, pedoni e ciclisti urbani “a zero emissioni” sono i più esposti agli effetti dell’inquinamento. Ma l’abitacolo delle automobili non sembrerebbe invece offrire alcuna protezione contro le polveri ultrafini.
Ma si può fare qualcosa per difendersi?

Secondo il team di ricercatori che ha curato lo studio, gli sporadici interventi una tantum – dalle domeniche a piedi alle targhe alterne – non sono sufficienti. Bisogna intervenire a livello più ampio, con un piano di interventi che miri sì a ridurre il traffico (si ricordi il risultato della misurazione del black carbon in Area C: – 30% nella Cerchia dei Bastioni a seguito dell’entrata in vigore del provvedimento) ma anche a ridurre le emissioni prodotte dalle fabbriche e dal riscaldamento. Insomma: se l’inquinamento dell’aria non conosce frontiere, tanto meno il confine tra un comune e l’altro.

Scarica le presentazioni degli studiosi:

Il Progetto Upupa: Ultrafine Particles in Urban Piacenza Area – Prof. Michele Giugliano 

Progetto UPUPA: i rilevamenti nell’area urbana di Piacenza – Ing. Giovanni Lonati, ing. Senem Ozgen

Che cos’è il LEAP

L.E.A.P. – Laboratorio Energia & Ambiente Piacenza effettua ricerca applicata, sperimentazione, sviluppo e trasferimento di tecnologie energetiche ad alta efficienza e ridotto impatto ambientale. Laboratorio partecipato dal Politecnico di Milano e inserito nella Rete Alta Tecnologia dell’Emilia Romagna.
Guarda i video del convegno

Fonte: ecodallecittà

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