Alberta, Canada: livelli tossici di mercurio su un’area di 20000 km² intorno alla capitale delle sabbie bituminose

Lo scavo delle sabbie bituminose a Fort Mc Murray causa emissioni incontrollate di mercurio che hanno contaminato un’area grande quasi come la Lombardia. I livelli sono 16 volte superiori ai limiti di legge.Area-contaminata-da-Mercurio-Alberta

Secondo i ricercatori canadesi, un’area di 20000 km² è contaminata con livelli di mercurio 16 volte superiori ai limiti di legge. La zona si trova naturalmente intorno a Fort Mc Murray, la capitale delle sabbie bituminose dell’Alberta, che si vanta di essere la terza “nazione” al mondo per riserve di petrolio dopo Arabia e Venezuela. La contaminazione maggiore riguarda l’occhio centrale, pari a circa il 10% dell’area. A Fort Mc Murray vivono oltre 60000 persone. Il Mercurio è un potente neurotossico che può causare gravi danni alla nascita e disturbi neurologici e si accumula nella catena alimentare, passando dai vegetali, agli erbivori, ai carnivori (soprattutto pesci) e all’uomo. La situazione è così critica che il ministro dell’ambiente Leona Aglukkaq (quella della gaffe dell’orso) a ottobre ha firmato un trattato internazionale con l’impegno a ridurre le emissioni nell’ambiente. Per gli scienziati il mercurio è la preoccupazione numero uno tra le tossine generate dalle operazioni di conversione delle sabbie bituminose in greggio sintetico. Anche i i gruppi ambientalisti e i nativi canadesi sono preoccupati dell’impatto dell’industria bituminosa sulla pesca, la caccia e la sopravvivenza di tutta la vita selvatica nelle zone a valle degli stabilimenti. I ricercatori hanno trovato alti livelli di mercurio in laghi dall’apparenza incontaminata tra i 10 e i 50 km dalle zone di scavo. La concentrazione di altri metalli come zinco, nickel e vanadio è cresciuta a partire dagli anni ‘60 per raggiungere un picco negli anni ‘90 a causa di un maggiore controllo delle emissioni. Così non è successo per il mercurio che invece ha continuato a crescere indisturbato.

 

Fonte: ecoblog

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