I borghi storici rinascono grazie all’albergo diffuso

Un “albergo” fatto di case, strade, ristoranti, negozietti, spettacoli, tutto pensato per creare comunità intorno al turista che non resta solo un turista ma si trasforma ben presto in un “attore attivo”. E’ la concezione che sta dietro ai cosiddetti “alberghi diffusi”, piccoli borghi storici che sono rinati nell’ottica di una rete di servizi per chi li vuole riscoprire. Un altro modo di fare turismo, un altro modo di vivere in comunità.albergo_diffuso2

Nell’ottica degli alberghi diffusi ci sono due finalità. La prima è quella di richiamare i turisti in piccoli borghi storici, capolavori modellati dalle tradizioni ma spesso sferzati dal tempo e dai ritmi moderni. La seconda è quella di ridare vita a comunità che altrimenti rischiano di estinguersi e di dilapidare il loro patrimonio di usi, tradizioni e architettura. E la cosa ha preso talmente piede che vede un’associazione nazionale degli alberghi diffusi che si fa carico di valorizzare questo approccio alla riscoperta dei tesori tutti italiani. Giancarlo Dall’Ara ne è presidente e ideatore e spiega come ormai tutte le regioni d’Italia, tranne il Molise, abbiano una normativa specifica sull’albergo diffuso. “Qualche problema ancora c’è, ma in 15 anni di lavoro siamo riusciti ad ottenere veramente molto. Le normative regionali non sono sempre perfette e molte Regioni si sono mosse in maniera indipendente l’una dall’altra, ma i risultati cominciano proprio a vedersi” spiega Dall’Ara. “Ogni albergo diffuso è una storia a parte. Ed è inevitabile visto che non si costruisce, ma nasce mettendo in rete l’esistente: le case, il gestore, la vita del borgo. Tanto per fare qualche esempio, un albergo diffuso ad Alberobello è composto da trulli, in Toscana da casali o palazzi medicei, in Romagna da casolari o antichi conventi e via così. C’è l’Ecovacanze Belmonte in Calabria, un grande sforzo collettivo, e le Costellazioni di Pietrapertosa in Basilicata; poi il piccolo centro storico di Termoli, che è tornato a vivere grazie ai due alberghi diffusi che vi operano, o il paese di Portico di Romagna nel quale risiedono appena 300 abitanti e dove quest’anno l’albergo diffuso ‘Vecchio Convento’ ha aperto tre nuove attività commerciali. Un altro esempio è il primo albergo diffuso dell’Irpinia, ‘Borgo di Castelvetere’, che ha ridato vita ai ruderi dell’antico castello. È proprio in questo modo che si riesce a frenare lo spopolamento dei borghi, rivitalizzandoli e valorizzandoli senza comprometterne l’identità e senza nuove colate di cemento”. In Italia, l’associazione riconosce 80 strutture che hanno i requisiti coerenti con il modello dell’albergo diffuso (l’elenco è nel portale www.alberghidiffusi.it). C’è poi un progetto di albergo diffuso in Spagna, a Ledesma, e se si guarda il panorama internazionale si capisce che il fenomeno interessa anche a molti altri Paesi. Una delle realtà che si propone come esempio in questo panorama è Borgo Soandri a Sutrio, in provincia di Udine (www.albergodiffuso.org). “È un progetto di sviluppo dove a integrarsi è l’offerta turistica del territorio ma anche e soprattutto i suoi talenti e i suoi valori” spiega il presidente, Enzo Marsilio. “Nell’ipotesi dell’albergo diffuso la vera essenza della proposta diventa una comunità che vuole condividere con gli ospiti la propria tipicità di una vita dai ritmi e dai sapori antichi”.albergo_diffuso3

Borgo Soandri, come tanti piccoli borghi e paesini, ha alle spalle una storia personalissima ma per tanti versi analoga a quella di altre piccole realtà simili. “Negli anni del boom economico, alla fine degli anni ’70 – prosegue Marsilio – quando la realizzazione di stazioni invernali rappresentava un modello di sviluppo turistico, un noto politico locale, Enzo Moro, all’epoca vicepresidente della Giunta Regionale, promosse la realizzazione di un comprensorio sciistico sullo Zoncolan, la montagna di Sutrio. Quando ai primi anni ’90 divenni sindaco di Sutrio, mi chiesi come potevo fare per coniugare una realtà artigianale quale era il mio paese con un progetto di sviluppo turistico. Si trattava di valorizzare il centro storico con il recupero della sua architettura tipica, e coinvolgere i residenti facendo in modo che assumessero un ruolo attivo.albergo_diffuso6

L’albergo diffuso aveva tutte le caratteristiche per fare al caso nostro e così avviai la realizzazione di un primo progetto. Oggi questo albergo diffuso ha quasi venti anni di vita e quanto di positivo ha rappresentato per il paese e la comunità è sotto gli occhi di tutti. Sutrio sta recuperando sempre di più la fisionomia di un borgo tipico e il progetto di recupero degli immobili è ancora in corso. Per tutto l’arco dell’anno c’è un flusso significativo di ospiti che animano e sostengono la vita economica e sociale del paese e ci sono attività e iniziative direttamente legate al turismo”. Ci sono anche le difficoltà e Marsilio non le nasconde, ma sono superabili. “Come la gran parte dei progetti integrati non sono di facile realizzazione. Gli elementi da far condividere e unire sono molti e soprattutto sono di natura culturale. Non è facile trasformare abitudini e mentalità per acquisire nuove conoscenze, propensioni e professionalità. Soprattutto quando protagonista di questo processo è la gente di montagna che notoriamente ha nel proprio DNA la diffidenza e la chiusura. Ora però Sutrio è diventata una comunità dove la gente, soprattutto i giovani, desidera vivere”.

Fonte: il cambiamento

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