Perché vestirsi di canapa?

L’abbigliamento in canapa è confortevole, resistente,  etico ed ecologicocanapa

La Redazione tessuti ottenuti dalla fibra di canapa sono molto morbidi e piacevoli al tatto. Per la sua stessa struttura la fibra di canapa ripara efficacemente dal freddo e dall’eccesso di calore: vestirsi di canapa significa stare caldi d’inverno e freschi d’estate. Morbida, traspirante e confortevole, la fibra di canapa è ottima per la regolazione termica e per l’assorbimento del sudore. Vestire capi d’abbigliamento in canapa biologica comporta molteplici vantaggi, da più punti di vista, sia etici, sia estetici. Il mercato del tessile è totalmente globalizzato: nel 99% dei casi è impossibile sapere di cosa vestiamo, come e dove vengono prodotte le fibre, come e dove vengono confezionati i capi. Se consideriamo le ragioni della natura e della mente, possiamo dire che la canapa è una fibra naturale al 100% riciclabile, viene coltivata senza l’uso di pesticidi e con una quantità moderata di acqua, estremamente inferiore ad esempio a quella utilizzata nelle colture di cotone. Inoltre, rispetto al cotone è cinque volte più resistente: una felpa di canapa dura più a lungo di una felpa di cotone, non teme i lavaggi e non sgualcisce facilmente. Le colorazioni usate per la tintura sono ecologiche e non vengono utilizzati fissanti chimici. Oltre ai fondamentali vantaggi per l’ecologia e per una corretta gestione del territorio (la canapa era tradizionalmente utilizzata nella rotazione delle colture poiché ripuliva e remineralizzava i terreni) – è una coltura molto resistente che si adatta a quasi tutti i microclimi.

Una fibra che fa bene al corpo

Se invece parliamo delle ragioni del corpo, bisogna dire che i capi di canapa sono molto traspiranti: freschi d’estate e caldi d’inverno (come dicevano i nostri nonni che la canapa la conoscevano bene!), assorbono il sudore e si adattano bene agli sbalzi climatici… la sensazione che da sulla pelle è di un morbido e sano piacere. La canapa è inattaccabile da  acari, muffe, funghi e tarme; è anallergica e inoltre non conduce energia elettrica per cui non si carica di elettricità statica. La non tossicità dei tessuti fa sì che gli indumenti in canapa biologica siano altamente tollerati anche da chi ha problemi dermatologici di allergie o ipersensibilità ai trattamenti chimici cui sono sottoposti i tessuti “convenzionali” che normalmente utilizziamo, o più semplicemente persone che risentono della scarsa traspirazione della pelle vestita di fibre sintetiche (problema spesso sentito, ad esempio, dalle taglie forti). Inoltre i capi d’abbigliamento in canapa si lavano in lavatrice, generalmente non occorre stirarli e durano una vita (o quasi)!

Gli indumenti in canapa biologica sono altamente tollerati anche da chi ha problemi dermatologici di allergie o ipersensibilità ai trattamenti chimici cui sono sottoposti i tessuti “convenzionali”canapa2

LA COLTIVAZIONE DELLA CANAPA IN ITALIA

La fibra della canapa è ottenuta dalle piante di Cannabis sativa. Prima dell’avvento del proibizionismo della cannabis  essa era diffusa nel mondo come materia prima per la produzione di carta, essendo una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata. Le sue fibre inoltre hanno costituito per migliaia  di anni importanti grezzi per la produzione di tessili e corde. Oggigiorno sono coltivabili legalmente per usi tessili, varietà selezionate di cannabis libere da princìpi psicoattivi. La coltivazione della canapa in Italia vanta una lunga e storica tradizione soprattutto in alcune regioni quali l’Emilia Romagna e il Piemonte. Si calcola che nella sola Emilia-Romagna, nel 1910 vi erano 45.000 ettari di terreno coltivati a canapa, soprattutto nel ferrarese, mentre il dato complessivo di tutta Italia portava la superficie a 80.000 ettari. La coltivazione è andata progressivamente in crisi per la concorrenza, negli usi meno nobili soprattutto produzione di sacchi, della juta e successivamente del cotone e delle fibre sintetiche. Dal 1975, quando è stato inasprito il divieto della coltivazione della canapa  indiana Cannabis indica e nello stesso tempo sono state messe in atto severe normative per la canapa tessile, il settore è stato progressivamente abbandonato. Una difficoltà obiettiva, con il  restringimento della normativa contro gli stupefacenti, è data dalla somiglianza morfologica delle due specie di cannabis, nonostante la profonda diversità di contenuto di THC (tetraidrocannabinolo) il principio con effetti stupefacenti. Per le difficoltà legislative e per la mancanza di volontà politica, la reintroduzione della coltivazione della Cannabis sativa stenta a decollare: nel 2004 si registravano solo  1000 ettari di coltivazione tra Emilia Romagna, Piemonte e Toscana

Fonte:viviconsapevole

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