Filosofia e pratica del cappotto

Risparmio energetico, vantaggi economici e confort abitativo: come e perché scegliere il cappotto ecologico per la propria abitazione.10

Ripararsi dal caldo, ripararsi dal freddo. In entrambi i casi ci si deve coprire. Coprire e non scoprire. Sembra strano ma è così. Pensiamo agli eschimesi che per far fronte a temperature che arrivano a -30, si devono coprire con indumenti fatti prevalentemente di pelli, ma anche ai Tuareg, popolazione nomade del Sahara, che si coprono di lana per proteggersi dalle elevate temperature del deserto. Per ovviare al mancato comfort, quando le condizioni ambientali non sono tra le più miti e piacevoli, risulta utile creare una sorta di filtro con l’esterno che migliora la percezione del nostro benessere. Questo filtro deve avere delle caratteristiche ben studiate, sia che si parli di un abito sia che si parli di un isolante per la casa. Facciamo un esempio parlando della lana, anche se i miei amici vegani, a ragion veduta, non sarebbero contenti. Ma questo ci consente di ragionare introducendo anche altre questioni, ossia l’importanza dell’approvvigionamento del materiale. La lana è un materiale di origine animale dalle grandi qualità, ha la straordinaria virtù di tenere caldo in inverno e fresco in estate. Il segreto della lana sta nella naturale arricciatura delle fibre non trattate, che permette la creazione di micro spazi pieni d’aria che agiscono come isolanti nei cambiamenti di temperatura. Le fibre hanno la singolare caratteristica di assorbire fino al 18/25% del loro peso in umidità, garantiscono una forte protezione termica, sono elastiche, resistenti all’usura e alla fiamma. Il contenuto di lanolina, le rende inoltre antibatteriche e autopulenti. Ecco perché gli indumenti dei Tuareg sono di lana. Molte delle caratteristiche della lana sono presenti in altri materiali isolanti per coibentare la casa e la stessa lana naturale di pecora è sempre stata ed è ancora considerata un eccellente  materiale per l’isolamento termico, unendo disponibilità e praticità, leggerezza e resistenza all’acqua. Aggiungo che in particolare la lana, a mio giudizio, ha senso usarla in edilizia solo in economie di piccola scala e non attraverso produzioni industriali che arrecano danno e sofferenza agli animali. Anche il sughero è un materiale isolante e insonorizzante molto buono che però comporta, a causa di un lentissimo ripristino della sua corteccia,  un utilizzo limitato a certe zone e a produzioni locali e controllate.

Il “filtro” cappotto

Per produrre calore l’organismo brucia gli zuccheri come una casa brucia, per esempio, metano, entrambi combustibili. Se non vogliamo intaccare le riserve energetiche, dobbiamo “filtrare” la differenza di temperatura tra l’esterno e l’interno. Ecco che entrambi, il corpo e la casa, ovviano al problema indossando un bel cappotto! In edilizia il “cappotto” consiste in una coibentazione esterna delle pareti verticali mediante materiale isolante di diverso genere, rasato da uno strato sottile di intonaco per esterni. In questa sede ci limitiamo a parlare di coibentazione dall’esterno perché essa offre maggiori vantaggi rispetto a quella interna. Il cappotto fornisce in pratica, con il suo inscindibile pacchetto, sia l’isolamento sia la finitura. Si tratta di un vero e proprio “sistema a cappotto” usato in Europa ormai da una cinquantina d’anni per la coibentazione degli edifici nuovi o già esistenti e il recupero di immobili storici e di pregio, residenziali, commerciali, industriali. Si parla di “sistema” in quanto esiste una certificazione di realizzazione e posa del cappotto da parte di alcune ditte specializzate riunite in Italia in un Consorzio (www.cortexa.it) che lo garantiscono una decina di anni, e inoltre, tutti i componenti e materiali sono marchiati e certificati e devono essere posati a regola d’arte. Vengono usati il collante-rasante per l’incollaggio dei pannelli isolanti alla struttura di supporto e per la formazione del primo strato di intonaco rinforzato con una rete in fibra di vetro o materiali naturali, eventualmente un primer quale prima protezione dell’intonaco rinforzato e a completare, la mano di finitura con rivestimento continuo sottile a protezione dell’intero sistema dagli agenti atmosferici.  Spesso i pannelli, oltre a essere incollati al supporto, vengono tassellati alla struttura, si utilizzano profili metallici

“Il cappotto permette di isolare senza discontinuità gli ambienti riscaldati (abitati) dal freddo e dal caldo, migliorando sensibilmente il comfort abitativo” Shutterstock: Copyright: Jakub Krechowicz

o plastici leggeri per le modanature verticali od orizzontali e sigillanti per i giunti degli infissi. È necessario, inoltre, utilizzare elementi speciali di polipropilene con struttura alveolare o in schiuma poliuretanica per evitare ponti termici e danni al cappotto per il fissaggio di veneziane e persiane, balconi, arcarecci di tettoie ecc. L’installazione del sistema richiede molta attenzione alle istruzioni della sequenza di montaggio che si possono trovare esposte nelle schede tecniche e di applicazione dei diversi produttori di materiali, oppure nel manuale per l’applicazione del sistema a cappotto a cura del Consorzio citato. Le attrezzature necessarie sono quelle usualmente richieste per l’applicazione degli intonaci tradizionali. Si tratta di studiare in fase di progettazione i dettagli tecnici esecutivi per risolvere particolari nodi costruttivi e di privilegiare sistemi di isolamento caratterizzati da parametri ecologici in linea con una costruzione compatibile nel rispetto dei princìpi di ecosostenibilità.11

La scelta del materiale

Il tipo di sistema da utilizzare dipende da tanti fattori e come sempre non esiste una sola ricetta. Tenendo presente quanto si è consigliato nella scelta di materie prime riciclabili e a basso impatto ambientale, è possibile scegliere tra una vasta gamma di soluzioni che prevedono sostanzialmente due tipi di lavorazioni: la posa di pannelli e il riempimento di intercapedini. I pannelli in fibra di legno godono di un’alta inerzia termica a differenza di altri materiali artificiali, cioè cambiano lentamente la temperatura in risposta alla variazione della temperatura esterna o interna e, di conseguenza, hanno uno sfasamento maggiore (il tempo impiegato dall’onda termica per arrivare all’interno dell’edificio). La fibra di legno è consigliabile quindi anche dove fa caldo e come coibentazione del tetto. Ci sono anche pannelli a base di idrati di silicato di calcio che uniscono le caratteristiche ecologiche ai vantaggi di un isolante massiccio completamente minerale. Nel caso di intercapedini da riempire, un ottimo materiale riciclato risulta essere la fibra di cellulosa proveniente da carta di giornale selezionata e trattata con sali di boro.

Perché isolare con il cappotto?

Gli obiettivi sono molteplici: risparmio energetico e vantaggi economici, termici, strutturali e di durata nel tempo. Il cappotto permette di isolare senza discontinuità gli ambienti riscaldati (abitati) dal freddo e dal caldo, migliorando sensibilmente il comfort abitativo, protegge le facciate e quindi la struttura degli edifici dagli agenti atmosferici. Il sistema a “cappotto” serve per isolare in modo sicuro e continuo pareti costituite anche da materiali diversi, la cui diversità può riguardare il comportamento alle sollecitazioni termiche, le caratteristiche meccaniche, la conformazione superficiale; pensiamo ad esempio alle strutture in cemento armato e laterizio. La muratura protetta dal cappotto viene posta in condizioni termiche e igrometriche stazionarie, nonostante grandi differenze di temperatura e/o umidità tra l’esterno e l’interno abitativo ed è possibile eliminare la causa di crepe, infiltrazioni, muffe, fastidiosi moti convettivi interni ai locali e di conseguenza anche i ponti termici, attraverso i quali parte del calore viene disperso. Con l’installazione del sistema a “cappotto” tutti questi fenomeni vengono annullati o comunque fortemente attenuati. Inoltre le stesse murature non dissipando più il calore all’esterno, svolgendo l’importante funzione di volano termico, ovvero di una massa temperata uniforme nelle diverse stagioni e condizioni atmosferiche. A questo proposito si tenga presente che il12

sistema a cappotto lavora in maniera unitaria sull’involucro dell’edificio e sul concetto di riscaldare le superfici piuttosto che l’aria. La continuità della coibentazione dovrebbe riguardare anche la qualità e la corretta posa degli infissi, nonché l’isolamento delle superfici orizzontali, quali solaio e tetto. Altra funzione fondamentale del cappotto è che esso permette di razionalizzare l’uso del combustibile liquido, solido o gassoso che sia, riducendone l’impiego. Il conseguente risparmio in bolletta aumenta indirettamente le finanze familiari disponibili e, non da ultimo, permette di ridurre le immissioni inquinanti nell’atmosfera. Per fare un esempio, un’abitazione tipo non isolata, disperde circa l’80% di calore attraverso le diverse superfici non coibentate: è come se a fronte  di una spesa annuale per il riscaldamento di 3000 euro annui, disperdessimo 2400 euro!

Marta Dina Renata Carugati Architetto, collabora con l’Associazione PAEA – Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente (paea.it).

fonte: viviconsapevole

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