Per un lavoro più umano, dignitoso, ecologico: la ricetta dei “terroristi” di Etinomia

Gli Stati generali del Lavoro, la tre giorni di incontri che si è tenuto in  Val di Susa dal 27 al 29 settembre, sono finiti in mezzo al calderone nell’attacco mediatico che la stampa italiana sta portando avanti contro il movimento No Tav. Abbiamo intervistato due delle organizzatrici per farci svelare quali diabolici piani eversivi avessero in mente.etinomia_stati_generali_lavoro

Li hanno accostati ai terroristi, alle Brigate rosse. Li hanno chiamati ‘violenti’, ‘antiprogressisti’. È in atto un attacco mediatico di portata enorme contro il movimento No-Tav e tutto ciò che vi gira attorno. E nel calderone ci finisce un po’ di tutto, indiscriminatamente, compresi gli Stati generali del lavoro, organizzati dal movimento No-Tav assieme ad Etinomia, associazione di imprenditori virtuosi valsusini, attaccati a più riprese da riviste e quotidiani come Panorama ed Il Giornale. Ecco quanto scrive Il Giornale: “Dal 27 al 29 settembre a Vaie, in Valsusa, sono in programma gli Stati generali del lavoro organizzati da Etinomia, associazione poco conciliante. Nell’opuscolo si parla di “grandi opere inutili”, e di “grande mobilitazione contro i lavori”. Inoltre si citano le manifestazioni di massa di ottobre che culmineranno il 19 con una giornata di “sollevazione generale” da siti come www.infoaut.org.” Chiari segnali, secondo il quotidiano, della natura eversiva ed anarco-insurrezionalista dell’evento. Panorama non è da meno e riconduce ad incontri come questo la militarizzazione della zona voluta da Alfano. Ora, il fatto è che il sottoscritto, assieme al direttore del Cambiamento Daniel Tarozzi, è stato invitato a partecipare ai tavoli di discussione degli Stati generali del lavoro. Dunque volevo essere sicuro di non ritrovarmi in un covo di terroristi e brigatisti, magari con qualche talebano e salafita. Chissà, mi sono detto, forse dietro a tutto questo c’è lo stesso Osama Bin Laden, che in realtà non è morto e si è rifugiato in Val di Susa per tramare contro l’Occidente. Dunque quale modo migliore per approfondire la faccenda che contattare gli organizzatori e farci spiegare di cosa si tratta? Così abbiamo parlato con due delle organizzatrici, Giuliana Cupi ed Eleonora Ponte.

I recenti articoli di Panorama ed Il Giornale lasciano intendere che gli Stati generali del Lavoro organizzati da Etinomia assieme al movimento No-Tav rappresentino un pericolo per la sicurezza pubblica. Ci spieghi che tipo di evento è e di cosa si parlerà, di modo che le persone possano farsi un’opinione corretta?

Giuliana Cupi: Penso che la definizione più bella, ironica, intelligente e deflagrante degli Stati Generali del Lavoro l’abbia data Eleonora Ponte, che ne è stata la diretta ispiratrice: “Noi a Vaie avremo la bomba atomica!”. Gli SGL saranno un’esplosione di idee e persone innovative, decise a trovare soluzioni ribaltando di 180° l’approccio al lavoro che ormai viene ripetuto dappertutto come uno sterile mantra a base di crisi, crescita, PIL, sacrifici, Europa che ci chiede di chinare la testa e via delirando. Da noi si parlerà di significato di lavoro, necessità – più che opportunità – di lavorare meno e meglio, reddito di cittadinanza, interesse negativo, nuove forme di finanziamento del lavoro, filiere cortissime, sanità e diritto a esistere e lo si farà in 8 tavoli (di cui uno dedicato agli amministratori) aperti ai contributi di tutti. L’accademia e la cattedra saranno molto lontane…

Perché oggi in Italia non si può affermare che il TAV e gran parte delle grandi opere sono inutili, soprattutto in un momento in cui si tagliano i fondi allo stato sociale, senza essere tacciati di violenza o di terrorismo?

Giuliana Cupi: Perché queste “grandi opere inutili e imposte”, per riprendere la definizione che se n’è data al Forum di Stoccarda cui io pure ho partecipato, sono funzionali all’economia dello sfruttamento dell’uomo e della natura, dei capitali concentrati nelle mani di pochi, delle mafie (quelle che tutti conoscono come tali e quelle che hanno aspetto perbene e rassicurante), dei mercati che dettano ormai apertamente legge arrivando a indicare senza troppi giri di parole come debbano essere modificate le Costituzioni troppe permissive in materia di diritti dei lavoratori e come bisogna riallocare le risorse sottratte allo Stato sociale, giudicato e fatto giudicare inutile e improduttivo. Questo è l’anello di congiunzione tra pessima economia e pessima politica che provoca le reazioni di cui parli: ormai il denaro e chi lo manovra è padrone anche politicamente in maniera ben più ardita di un tempo, quindi opporsi ai suoi interessi significa essere eversivi. Purtroppo, nonostante i tanti esempi che abbiamo tutti sotto gli occhi, è ancora troppo poco chiaro quanto terrore e quanta violenza siano seminati proprio da questo genere di potere e non certo da chi vi oppone.

In che situazione è il lavoro oggi in Italia? E quali sono le alternative che Etinomia propone?

Giuliana Cupi: Il disastro è sotto gli occhi di tutti, ma quello che penso sia ancora peggio è, come dicevo prima, che i mezzi di informazione più popolari si guardano bene dall’evidenziarne la vera causa. Quando si piange sull’ennesima perdita di PIL e si invoca la crescita, questa entità ormai quasi metafisica e miracolosa, si omette colpevolmente di dire che questo stato di cose non è una disgrazia che ci è piovuta addosso, ma una ovvia conseguenza di un sistema squilibrato, quello capitalistico, che mostra la corda. La crescita infinita in natura non esiste – con la nefasta eccezione della cellula tumorale, che non per nulla prolifera indisturbata -, ma il sistema in cui siamo è costruito proprio su questo. Ora che non c’è quasi più nulla da costruire e da smerciare e soprattutto non ci son più soldi per comprarlo, esso mostra il suo vero volto di spietata aggressività: la festa è finita, qui il mercato è saturo, bisogna riconvertirsi in lavoratori a basso salario e ancor meno diritti per tappare i buchi della follia finanziaria e per invadere di altra roba gli angoli di mondo dove si comincia a poter spendere, insomma il disegno è farci diventare la Cina dei cinesi… Come ho cercato di spiegare prima, le idee che circoleranno agli Stati Generali del Lavoro sono di segno opposto. Un lavoro umano, che contribuisca cioè alla crescita del singolo e della collettività, che non assorba tutta l’esistenza, che costruisca cose vere e che nutra il territorio in cui nasce e che da questo sia nutrito. Idee ormai rivoluzionarie, appunto: le stesse che hanno ispirato Etinomia fin dall’inizio della sua storia.

Quali sono i principi guida della vostra associazione?

Eleonora Ponte: Etinomia è nata da un gruppo di piccoli e medi imprenditori della val di Susa che si sono trovati a discutere, nelle lunghe notti di presidio prima dell’installazione del cantiere militare a Chiomonte, del sistema di sviluppo e produzione capitalistico occidentale, così come lo abbiamo conosciuto finora, che dimostra drammaticamente di essere alle corde. Le grandi opere come il TAV ne sono l’emblema. Queste persone si sono quindi fermate a riflettere e discutere di come si possa cambiare rotta, di come l’economia possa e debba diventare etica (il nome Etinomia deriva da ETIca coniugata con ecoNOMIA). L’associazione si è subito data un manifesto etico in cui prima di tutto gli attori della vita economica del territorio si impegnano a sviluppare la loro attività facendo sì che la ricaduta economica prevalente sia sul territorio stesso, al fine di sottrarre le ricchezze alla grande finanza internazionale su cui non si ha alcun controllo, e l’attività produttiva sia rispettosa dell’ambiente e della vita delle persone.

Da tempo abbiamo l’impressione che esistano due Italie, una vecchia decrepita, aggrappata al potere, che cerca di mantenere con ogni mezzo lo status quo, e un’altra invece che sta cambiando, che è da anni all’avanguardia su tematiche come i beni comuni, il rispetto dell’ambiente, l’etica nel lavoro; e che la prima cerchi di combattere e soffocare con ogni mezzo la seconda. Cosa ne pensi?

Giuliana Cupi: Che è tragicamente vero e che chiunque sia consapevole di questa guerra in atto abbia il dovere verso se stesso e verso la comunità di spiegarlo a tutti, nello sforzo di illuminare altre coscienze e di sabotare questo processo: eventi come gli Stati Generali del Lavoro succedono proprio per questo. Purtroppo l’Italia numero 1 può contare su un formidabile apparato propagandistico e non mi riferisco solo alle arcinote proprietà berlusconiane, ma proprio a quei canali televisivi, radiofonici e giornalistici che dovrebbero rappresentare il Paese colto, moderno, all’avanguardia e che sono invece i massimi portatori delle idee profondamente reazionarie di cui sopra. La mia esperienza personale di cittadina e di informatrice (tramite il sito www.fabionews.info, N.d.R.) mi porta a dire che la speranza, non solo per l’Italia numero 2, ma per tutti, anche per quelli che ancora non se ne son resi conto, consiste nello smettere di essere soggetti passivi: non “subìre” l’informazione, la politica e l’economia, ma crearne di nuove, anche in minima parte, anche nel piccolo centro o quartiere in cui si vive, organizzare serate per spiegare temi importanti, appassionarsi a problemi locali, comprare in un GAS o farsi un orto. Cose piccole, ma che alla fine incidono e che – altro punto fondamentale – costringono positivamente a uscire di casa, a incontrare gente, a fare comunità. L’atomizzazione fa il gioco di chi ci vuole spaventati e soli, la solidarietà e l’essere inseriti in diverse reti ci fanno sentire protetti nei grandi cambiamenti che ci attendono. Anche di questo si parlerà agli SGL.

In definitiva, cosa rispondete a chi vi accusa velatamente di violenza e di essere un pericolo per l’ordine pubblico?

Giuliana Cupi: Di partecipare in prima persona, senza paura e senza preconcetti. Posso scommettere che chi lo farà ne uscirà almeno un po’ cambiato e desideroso di proseguire sulla nuova strada.

Fonte: il cambiamento

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