No al fracking in Italia, approvata la risoluzione

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La Commissione Ambiente della Camera ha approvato nei giorni scorsi una risoluzione che esclude da subito ogni attività legata al fracking, ovvero l’estrazione d’idrocarburi attraverso la fratturazione idraulica del sottosuolo. Si tratta di un’attività che pone seri problemi quali la contaminazione dei suoli e delle falde acquifere, il deturpamento del paesaggio, rischio idrogeologico e sismico. Con questa decisione, l’Italia si allinea ad altri Paesi europei, tra i quali la Francia, che sulla base del principio di precauzione hanno già vietato queste tecniche di estrazione. Come si legge nel testo della risoluzione approvata, il fracking è una tecnica che è stata utilizzata in diversi contesti geologici americani, di cui, la bibliografia scientifica ne riporta anche gli effetti negativi. Sulla base di una casistica molto diffusa, e soprattutto dei numerosi eventi accaduti nello Stato dell’Ohio il cui territorio ospita ben 177 pozzi di trivellamento, una parte della comunità scientifica ha maturato l’idea che vi possa essere una correlazione specifica tra le operazioni di indagine geologica per mezzo del fracking e l’aumento dei fenomeni sismici. Ciò avrebbe indotto le autorità a regolamentare in modo più rigido l’utilizzo di questa tecnica. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), nel documento“Golden Rules for a Golden Age of Gas” del 2012, ha evidenziato possibili problemi derivanti da un eccessivo sfruttamento di questi idrocarburi. Gli effetti del fracking sono stati analizzati anche da un rapporto ordinato dalla Commissione ambiente del parlamento europeo, pubblicato nel luglio 2011 (Impacts of shale gas and shale oil extraction on the environment and on human health). In particolare, la principale fonte di preoccupazione è rappresentata dalla contaminazione delle falde acquifere – sotterranee e superficiali – dovute a fuoriuscite di fluidi di fratturazione contenenti additivi chimici o di acque reflue contenenti gas metano disciolto, fango e sostanze chimiche (ad esempio metalli pesanti) e radioattive eventualmente provenienti dal giacimento. A livello europeo sono state espresse forti preoccupazioni sull’estrazione dello shale gas. Lo Sachverständigenrat für Umweltfragen (Sru), il Consiglio consultivo per l’ambiente della Germania, ha pubblicato la dichiarazione “Fracking per la produzione di gas di scisto – Un contributo alla sua valutazione nel contesto della politica energetica e ambientale”, che si sofferma anche sui rischi ambientali del fracking sottolineando che “ci sono ancora notevoli incertezze e le lacune nella nostra conoscenza”. Secondo gli scienziati tedeschi devono essere ancora chiariti molti aspetti smaltimento ecologicamente corretto delle acque reflue; sicurezza dei pozzi e dei sistemi di produzione, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia delle acque sotterranee; gli impatti a lungo termine di tali operazioni; l’equilibrio climatico del gas da scisto. Il Parlamento francese nel giugno 2011 ha approvato una legge che vieta ogni tipo di attività legata allo sfruttamento sul territorio nazionale di giacimenti di gas non convenzionali con la tecnica della fratturazione, compresa ogni forma di sperimentazione. Nei Paesi Bassi dal 2000 al 2013, il numero di terremoti risulta aumentato di ben 5 volte rispetto al decennio precedente, mentre la produzione di gas è raddoppiata. Lo scorso aprile, la compagnia petrolifera olandese Nederlandse Aardolie Maatschappij (NAM), attraverso un comunicato ha ammesso implicitamente di essere la causa scatenante di questi sismi, stanziando 100 milioni di euro di compensazione per tutti i cittadini che avevano riportato danni a seguito delle ultime scosse. In Italia con ordinanza n. 76 del 16 novembre 2012 il Presidente della Regione Emilia Romagna – in qualità di commissario delegato a sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 74 del 6 giugno 2012, convertito con modificazioni, nella Legge 1 agosto 2012 n. 122 recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012” – ha disposto l’”Istituzione di una Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area emiliano romagnola colpita dal sisma del 2012”.

A.P.

Fonte: il cambiamento

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