“Mulching”, pascoli, fienagione: le pratiche ecocompatibili per risparmiare sullo sfalcio dell’erba

A Torino per contenere i costi degli interventi per il taglio dell’erba nei parchi cittadini il Comune già da alcuni anni ha introdotto alcune tecniche di gestione dei prati che riducono l’impatto economico e ambientale: il “mulching”, i pascoli urbani e la fienagione, che arriva a costare da un sesto a metà rispetto alla normale manutenzione. Renzo Minetti di Agriforest: “Per alcuni prati basterebbero 1 o 2 tagli all’anno”

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Silvia Caprioglio

Oltre 19 milioni di metri quadri. A tanto ammonta la superficie di verde pubblico nel territorio comunale, un patrimonio di sempre più complessa gestione considerati i continui tagli alle casse di Palazzo civico. La frequenza degli sfalci dell’erba cambia in relazione alla tipologia dell’area verde, la sua ubicazione e, ça va sans dire, in base alle disponibilità dei bilanci, sempre più esangui. Per i parchi storici e le aree centrali, che godono di una manutenzione più frequente e dove l’erba è sempre o quasi a raso, si arriva fino a 12 tagli annuali. Al Parco del Valentino – ma è l’unico caso in città – il numero di sfalci raggiunge il tetto di ben 22: la ditta appaltatrice ha proposto al Comune il “mulching” e, col fatto che non raccogliendo l’erba tagliata si riducono i costi, si è potuto aumentare il numero di tagli. Ma a livello ambientale, sono davvero necessari e raccomandabili sfalci frequenti? Nel settore, soprattutto all’estero, il dubbio inizia a farsi strada. Intanto, per ovviare alla penuria di fondi, la Città, in base all’antico adagio che vuole che la necessità aguzzi l’ingegno, già da alcuni anni sperimenta alcune tecniche che uniscono il contenimento dei costi alla riduzione dell’impatto ambientale. È il caso dello sfalcio dell’erba con la tecnica del “mulching”, appunto, che consiste nello sminuzzare l’erba con lame rotative, ridistribuendola sul prato e risparmiando sulle operazioni di raccolta. In questo modo l’erba si decompone rapidamente rilasciando nel terreno acqua e sostanza organica, che riducono la disidratazione del terreno, lo fertilizzano e proteggono dagli sbalzi di temperatura, favorendo la vita di numerosi microrganismi deputati alla decomposizione e mineralizzazione della sostanza organica. In molti avranno inoltre notato negli anni folcloristiche greggi al pascolo in alcuni parchi; Torino è stata tra le prime città in Italia a sperimentare il pascolo in un contesto urbanizzato, un’idea dell’allora assessore al Verde Paolo Hutter, ripresa negli anni dai suoi successori, per lo sfalcio e la concimazione del terreno a costo zero. Un’altra tecnica è infine la fienagione, che consiste appunto nel lasciare i prati a fieno, mantenendo l’erba fino alla fioritura. Il fieno una volta tagliato, 3 o 4 volte all’anno, non è più considerato rifiuto ma materia prima per l’azienda agricola, usata come foraggio, lettiera per il bestiame, compost. L’erba alta favorisce anche la biodiversità, la sopravvivenza di popolazioni di insetti che costituiscono cibo per gli uccelli, e quindi favoriscono a propria volta la sopravvivenza dell’avifauna, messa in crisi dall’inquinamento e dall’urbanizzazione degli habitat naturali. Le aree verdi adatte a fienagione e pastorizia sono quelle più estese e periferiche, dove è possibile la coesistenza tra tali attività e la fruizione pubblica. Si tratta di circa 370 mila mq alla Pellerina, più di un terzo dell’estensione totale del parco, 338 mila mq al Parco della Colletta, 300 mila al Meisino, 220 mila al Colonnetti, 158 mila a Parco Piemonte, 125 mila al Parco della Maddalena, 113 mila alla Confluenza, 83 mila all’Arrivore, 52 mila al Parco di San Vito, 32 mila in via Bollengo a Parco Stura e 19 mila nell’area verde Torre Bert. In particolare, i parchi e le aree verdi a fienagione sono Pellerina, Lungo Stura Lazio, via Bollengo, Arrivore, Colonnetti e via Traves. I costi per le parti gestite a fienagione vanno da circa 1/6 a metà del prezzo rispetto a se le attività fossero svolte da un’impresa di manutenzione del verde. A Parco Colonnetti, ad esempio, con una superficie a fienagione di 220 mila mq, assumendo un costo per lo sfalcio di 6 centesimi a mq, come da capitolato corrente per quel tipo di area verde, il costo per 4 tagli annui sarebbe stato di quasi 53 mila euro; a fienagione vengono pagati, invece, 17 mila euro, per un risparmio di oltre 35 mila euro all’anno. Analogamente, alla Pellerina, con 370 mila mq a fienagione, invece di spendere 22200 euro a taglio se ne pagano 4 mila, con un risparmio per la Città di 72800 euro annui per 4 sfalci. Per capire più da vicino come funzionano queste pratiche e se e quanto siano davvero necessario un taglio frequente dei prati, Eco dalle Città ha interpellato Renzo Minetti della cooperativa Agriforest, a cui il Comune affida una parte consistente degli sfalci cittadini.  Ci sono controindicazioni igieniche a tenere l’erba alta in un prato?

Dipende da prato a prato; in linea di massima per alcuni prati basterebbero 1 o 2 tagli all’anno; laddove vengono piantate particolari semenze sarebbe sufficiente anche una volta sola.

E quali sarebbero le controindicazioni a non tagliare per nulla l’erba?

Il prato rischierebbe di soffocare. Bisogna invece conservarlo e rigenerarlo, o si rischia che il seme dell’erba perda vitalità.
Come funziona lo sfalcio in città?

Negli ultimi anni il Comune ha optato per gare al massimo ribasso, e questo ha messo in seria difficoltà le imprese. È stata anche bandita una gara in cui le imprese si impegnavano a tagliare l’erba gratis in cambio della possibilità di avere spazi pubblicitari nelle aree verdi; un’esperienza per noi davvero faticosa e di gestione problematica.
E il pascolo urbano come funziona?

In città operano alcuni contadini con greggi di sei-settecento pecore ciascuno, ma abbiamo dimostrato che questa pratica è possibile anche su piccole aree: recentemente abbiamo realizzato un intervento di questo tipo nei giardini della scuola Cattaneo. La gestione degli sfalci con le pecore comporta un doppio vantaggio, con un risparmio sia energetico che economico.

Fonte: eco dalle città

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