Crimini in tempo di pace. La questione animale e l’ideologia del dominio

“Crimini in tempo di pace – La questione animale e l’ideologia del dominio” (Elèuthera 2013) è un testo antispecista che mostra come questo movimento filosofico abbia raggiunto, pur se ‘giovane’, una elevata maturità teorica. Al centro del libro scritto a quattro mani da Massimo Filippi e Filippo Trasatti la “questione animale” e l’“ideologia del dominio”.crimini_tempo_pace

L’opera di Lorenzo Lotto l’Annunciazione, tela dipinta tra il 1534 e il 1535, mette in scena Dio con le sembianze di un uomo maschio, adulto, bianco e di ceto elevato, che irrompe dal cielo, avvolto in una specie di nuvola, nella camera di una Maria stupita e impaurita (non potrebbe essere altrimenti), accompagnato dall’arcangelo Gabriele, un altro uomo come lui, ma più giovane e meno etereo dell’Onnipotente. Insieme ai tre “umani” un gatto, o una gatta, terrorizzato dalla scena. L’animale, infatti, non ha, nel dipinto, un ruolo prettamente simbolico, allegorico, ma bensì egli (o ella) è un vero e proprio testimone, un gatto reale che si trova nel bel mezzo di un “contratto”, spettatore del patto sancito tra l’uomo e Dio che conferirà agli umani l’immortalità, “[…] l’annunciazione della nascita dell’uomo-Dio, l’annunciazione di un Dio antropomorfizzato, l’annunciazione della nascita de “l’Animale” come irriducibile differenza da “l’Umano” a partire dal quale quest’ultimo potrà dare corso alle sue “magnifiche sorti e progressive”. “Questo soggetto quadrupede comprende di trovarsi, in quell’istante, in un “momento chiave della storia della domesticazione – nel pieno fiorire dell’Umanesimo e alle soglie della rivoluzione tecno-scientifica moderna – che inasprirà a dismisura l’oppressione degli animali fino a prevederne l’assoggettamento totale e l’eliminazione su scala industriale”. Questo gatto è dunque “il testimone di quella che Giorgio Gaben ha definito la ‘macchina antropologica’ e del passaggio dalla sua variante premoderna a quella moderna. […] Questa produce letteralmente tali singolari collettivi, comprimendo la complessa variabilità della vita: gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani, i feti e gli oltrecomatosi, gli umani vivi e quelli morti, gli appartenenti ad etnie e culture ‘umane’ da una parte e tutti i non-umani dall’altra, dalle pulci allo scimpanzé, e l’innumerevole schiera di individui e gruppi umani che agli animali sono equiparati, dall’altra”. Attraverso veri e propri gironi danteschi e rocamboleschi mondi umani-zza(n)ti, “Crimini in tempo di pace – La questione animale e l’ideologia del dominio” (Elèuthera 2013), scritto a quattro mani da Massimo Filippi e Filippo Trasatti, è un testo antispecista che mostra come questo movimento filosofico abbia raggiunto, pur se “giovane”, una elevata maturità teorica.maiali__gabbia1

Seppur il libro non è sugli animali, ma bensì per gli animali, il titolo ci suggerisce esplicitamente il suo contenuto, la “questione animale” e “l’ideologia del dominio”, ovvero attraverso il pensiero di eminenti filosofi dal calibro di Michel Foucault, Jacques Derrida, i filosofi della Scuola di Francoforte, tanto per citarne alcuni, viene messo in risalto come la cosiddetta “questione animale” sia parte di un tutt’uno più grande, di un dispositivo meccanico, un girone infernale tra diversi altri che, coi loro ascensori con cui comunicano l’un l’altro, includono ed escludono in-discriminatamente individui umani e animali, un continuo processo di umanizzazione e disumanizzazione degli esseri, un meccanismo che coinvolge in modo euristico bipedi e quadrupedi tutti potenziale carne da macello, affinché possa farsi, e darsi, l’Umano. In questo meccanismo di inclusione-esclusione, pervaso dal dominio sull’altro attraverso la radicazione della biopolitica, che gli autori descrivono anche in termini di zoopolitica per evidenziare l’importanza della negazione simbolica e materiale dell’animalità per determinare e favorire l’esistenza de “l’Umano”, siamo tutti virtuali vittime e carnefici in-consapevoli sotto il controllo perpetuo dell’occhio del biopotere, del panopticon antropologico. “Che sia eliminata nel lager o nei mattatoi, disciplinata nei corpi-macchina o regolata nei corpi-specie, è zoè dove maggiore è la presa della forza normativa dei nuovi regimi di governo della vita”. Passeggiando così per l’Union Stock Yards di Chicago, il primo immenso mattatoio industriale nato nel 1865 in America, che reifica i corpi degli animali quanto quelli degli umani entrambi parti indifferenziati dell’ingranaggio che smantella i corpi, e dunque incontrando Laika, la cagnetta lanciata nello spazio destinata a morte certa, e poi gli ibridi darwiniani, muovendoci dunque per le opere surreali di Franz Kafka, i mondi paralleli di Jacob von Uexküll, quelli fiabeschi di Lewis Carroll e molti altri ancora, Angelo – questo il nome del gatto protagonista dell’annunciazione di Lotto – ci porta in giro fino negli abissi dell’inferno, dove ad attenderci vi è il Grande Macellaio pronto ad infierire sui corpi sostituibili degli esseri viventi e a nutrirsi di carne viva. Alla fine di questo “fantastico” percorso, tra scimmie parlanti e vacche spaziali, blatte ed elefanti, Angelo ci invita, come Deluze e il Gatto del Cheshire di Alice, ad abbandonare la nostra identità, a guardare il mondo con occhi nuovi, per poi, alla fine di questa avventura,“con la coda sollevata e uno sguardo che non tradisce più paura”, si allontana lentamente portandosi verso il centro del dipinto “per aggiungersi all’abbraccio corale, per confondersi anch’egli o anch’ella con gli altri. Questo gatto ci ha accompagnati attraverso mattatoi e allevamenti, laboratori e zoo, navicelle spaziali e ascensori per l’inferno, campi di battaglia e campi di sterminio, mostrandoci con sofferenza che l’inferno non è qualcosa che ci attende, ma è questa vita qui”.

Fonte: il cambiamento

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