Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo debole

Con “Il maiale non fa la rivoluzione – Manifesto per un antispecismo debole” (Sonda 2013), il filosofo Leonardo Caffo ci rende partecipi del dibattito antispecista grazie ad una esposizione brillante e scorrevole dei temi antispecisti e invita il lettore ad essere, in qualche modo, egli stesso protagonista di questa rivoluzione.copertina_maiale_rivoluzione

Prendendo le sembianze di un giovane maialino, e trasformando dunque la sua mano in una zampa con tanto di zoccolo, in questo accattivante testo il filosofo Leonardo Caffo invita il lettore ad una serie di esperimenti mentali e concettuali – usando i paradigmi della filosofia e dell’etica analitica – mirati innanzitutto a presentare un altro mondo, una realtà diversa vista attraverso gli occhi del totalmente altro, ovvero dal punto di vista degli animali non-umani. Ciascun individuo, a prescindere dalla sua morfologia, è “rappresentante di una specie” e, a meno che egli non porti malformazioni o problemi di sorta, è “portatore di tutta una serie di abilità aggiuntive grazie a cui la sua sfera personale, in quanto unica e irripetibile, risulta essere ancora più ricca e complessa”. Ma l’essere umano, ponendosi ad un certo punto della storia come entità superiore rispetto alle altre specie animali, ha creato una scala di valori che colloca la sua intelligenza come parametro e punto di riferimento per determinare il valore della vita degli individui delle altre specie: in questo consiste, fondamentalmente, lo specismo. Eppure “ogni specie […] è un enorme contenitore di vite in grado di stupire per l’immensa gamma di qualità uniche che caratterizza ogni singola specie rispetto alle altre”. Di fronte a siffatta diversità, l’autore si chiede perché la capacità di “pensare il mio pensiero” dovrebbe essere “[…] moralmente più rilevante del lungo pene dell’armadillo o del volo sonnecchiante dell’albatro?”. La risposta che viene data, e dimostrata attraverso il ragionamento filosofico, è che non vi è alcun motivo logico, ma ci troviamo soltanto dinanzi ad una mentalità possibile – che si risolve in una prassi violenta e istituzionalizzata come nelle realtà dei macelli ad esempio – e per di più modificabile. Sta a noi essere fautori di questo cambiamento per la liberazione di questi soggetti, attraverso una riformulazione dell’etica animale e del nostro relazionarci con la realtà in senso lato. Proprio a tale scopo, con Il maiale non fa la rivoluzione – Manifesto per un antispecismo debole (Sonda 2013), l’autore ci rende partecipi del dibattito antispecista grazie ad una esposizione brillante e scorrevole dei temi antispecisti e invita il lettore ad essere, in qualche modo, egli stesso protagonista di questa rivoluzione mettendolo nelle condizioni di ripensarsi, e ripensare la realtà, con nuovi paradigmi, calarsi nei panni del totalmente altro, come il maiale che scrive le pagine di questo libro. Passando dunque in rassegna le definizioni che dello specismo hanno dato le varie “teorie classiche” dai padri fondatori del movimento antispecista come Richard Ryder, Peter Singer, Tom Regan, fino ad oggi, Caffo rivisita tutti gli approcci che in qualche modo hanno analizzato, anche con punti di vista opposti, questo oggetto di studio. In tal modo arriva a tracciare la struttura epistemica del suo pensiero, portando alla discussione in corso tra gli specialisti un contributo importante. L’antispecismo debole, infatti, non solo confuta lo specismo sul piano etico, dimostrando come ogni forma di reificazione dell’alter risulta fallace sul piano logico-analitico, ma inoltre, a differenza di quegli approcci antispecisti che ancora conservano un “cripto-antropocentrismo”, conferisce all’animale un ruolo centrale nella battaglia antispecista, animale in quanto soggetto e protagonista assoluto dell’etica di questo “giovane” movimento, pensiero riassumibile nella frase gli animali innanzitutto!Usando le parole del filosofo “[…] se oggi mi chiedessero a cosa serve la filosofia, almeno quella morale, io, forse sbagliando, forse peccando di presunzione, non potrei non rispondere che serve a liberare ogni singolo animale sfruttato per motivi non necessari e, spesso, irrazionali. Il maiale non fa la rivoluzione, tocca a noi farla per lui”.

Fonte: il cambiamento

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