Agricoltura: l’Ue vuole soddisfare le multinazionali

In base ad una nuova legge proposta dalla Commissione europea tutti i semi e le piante potranno essere commerciati solo se “approvate” da un ufficio preposto, “certificati” e inseriti in un elenco ufficiale. Si tratta di un provvedimento volto a favorire le multinazionali a discapito dei piccoli agricoltori che potrebbero essere considerati “pericolosi fuorilegge”._agricoltura8

L’uomo che piantava gli alberi oggi non potrebbe più farlo: secondo la proposta di legge europea sul “materiale riproduttivo vegetale”, che ci minaccia tutti, sarebbe un criminale. Quello che nel bel racconto “vero” di Jean Giono è un silenzioso eroe, colui al quale gli abitanti di Verdun e tutti gli esseri umani finora dovevano essere grati per il manto forestale che copre quelle montagne, un tempo aride e nude, sarà domani un pericoloso fuorileggeSic transit (et muta) gloria mundi. Soprattutto se a farla mutare ci sono le lunghe mani e gli artigli delle multinazionali. Nel 2005 la Monsanto compera Seminis e diviene uno dei colossi mondiali delle sementi ortofrutticole, dal 2007 la solerte Commissione Europea ha cominciato a studiare la legge che darà definitivamente in mano alle multinazionali l’agricoltura europea. Non solo la Monsanto, ovviamente, ci sono anche la Dupont, la Novartis, la Cargill… E’ al loro servizio il “Testo unico sul materiale riproduttivo vegetale”. Una legge che si propone di controllare totalmente semi e piante: “tutti i semi, tutte le piantine, piante o talee”. Potranno essere commerciati solo semi e piante “approvate” da un ufficio preposto, “certificate” e inserite in un elenco ufficiale; potranno essere coltivati per il mercato solo vegetali prodotti con i suddetti semi e piante. Sarà l’ufficio apposito della Commissione Europea a decidere quali semi e quali piante, ad approvare e disapprovare; sarà un’apposita Agenzia, istituita ad hoc, a controllare gli agricoltori e i giardinieri (!), che pagheranno i controlli di tasca loro. Del resto già paghiamo i 1000 (mille) funzionari della Commissione Europea per l’Agricoltura. Così si combatte la disoccupazione! Secondo voi, di chi saranno semi e piante approvate? I miei susini autoctoni e introvabili nel resto del mondo?mani_pianta_agricoltura

Le caratteristiche richieste, su cui la legge batte il chiodo insistentemente sono “distinguibilità, omogeneità, stabilità”. Proprio quelle delle piante industriali, ancor meglio se “brevettate”. Sì, perché le multinazionali stanno brevettando quelle rose che noi riproduciamo per talea, quelle zucche di cui conserviamo e ripiantiamo il seme un anno dopo l’altro. Dunque è importante la “stabilità”: se il seme brevettato della multinazionale producesse una pianta diversa da quella originaria (per esempio, le zucche si ibridano facilmente con lo spontaneo aiuto di api e bombi), come potrà provare che è roba sua e che non ho il diritto di riseminarla? Ma la legge ha pensato a tutto: distinguibilità, omogeneità, stabilità. Tutte caratteristiche atte a farci pagare i “diritti d’autore” e a rendere illegali le piante prodotte dai contadini direttamente. Un altro dei chiodi su cui il testo di legge batte monotonamente e instancabilmente è il “controllo”.

“Cosa vuoi fare stasera, Prof?”

“Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo. Tentare di conquistare il mondo”.

Pare che la conquista del mondo per mezzo degli OGM stia subendo qualche intoppo. Benché abbiano provocato la rovina di intere popolazioni di contadini e dell’economia agricola di grandi regioni del mondo, gli OGM non stanno riuscendo nel loro scopo: quello di mettere l’intera produzione di cibo in mano alle multinazionali. C’è chi resiste al loro espandersi, a volte interi stati; c’è chi, essendo rovinato, fa causa alla Monsanto, per esempio i latifondisti argentini. L’umanità, evidentemente, non è ancora abbastanza omogenea e stabile. Per rimediare a tale instabile disomogeneità, il Pupo di turno alla Casa Bianca si è affrettato ad emanare la legge che mette la Monsanto al riparo: “Monsanto Protection Act”, una legge su misura! Quando si dice la democrazia. Gli OGM stanno deludendo le grandi imprese che avevano puntato su di loro, hanno innescato delle reazioni impensate. Del resto, non si può pensare a tutto, nemmeno quando si hanno alle proprie dipendenze veri squadroni di “mercenari del pensiero”, che tramano e progettano, suggeriscono leggi, predispongono e prevedono, falsificano ricerche scientifiche, diffamano scienziati indipendenti e onesti, scrivono sui giornali, costruiscono siti dal nome falso o fuorviante, mandano persino lettere ai giornali e commenti ad altri siti sotto falso nome. Quante spese e che impegno! Bisognerà bene che ci sia un risultato!pomodori__orto2

Ecco qua. Visto che per ora non si riesce a vincere la resistenza e la diffidenza verso gli OGM, si proverà ad impadronirsi degli organismi non geneticamente modificati. Ad impadronirsi della vita attaccandola da un lato più sguarnito. Chi si aspettava, infatti, che per piantare un boschetto di pioppi e ontani, per vendere al mercato del paese qualche cassetta di ciliegie o di noci si dovesse avere il “certificato” di idoneità di pioppi e ontani, ciliegie e noci. La gente non riesce nemmeno a crederci. Sì, la legge si occupa anche del “materiale riproduttivo forestale”. Per intenderci, insomma, chiunque abbia un vivaio e venda piante, dai tagete al sedano, dalle zinnie ai cipressi, dai pomodori al rosmarino, sarà controllato in maniera ferrea: potrà coltivare e seminare solo piante “approvate”, catalogate e certificate; dovrà etichettarle a norma di legge (e la legge insiste molto sulle etichette), dovrà imballarle a norma di legge (che insiste molto anche sugli imballaggi); dovrà tenere registri e scartoffie infinite e dovrà rendere continuamente conto di quello che produce e che vende. La conseguenza evidente, voluta e inevitabile sarà che nessun vivaista si azzarderà più a produrre le proprie piante, ognuno si limiterà a comperare e rivendere quelle fornite dalle multinazionali, con etichetta e imballaggio sicuramente regolare, dato che li hanno decisi e imposti loro. Benché la mia famiglia abbia un orto e un frutteto per il proprio consumo, non seminiamo tutto noi. Ogni primavera andiamo al paese vicino, da un piccolo vivaista-contadino, con una piccola serra non riscaldata, e comperiamo piantine di pomodori di almeno cinque differenti varietà, tra cui il “costoluto fiorentino”, che sicuramente non è stabile e omogeneo. Ogni anno c’è qualche problema dovuto al cambiamento climatico, che rende la vita difficile ad alcune varietà di pomodori ma, avendone piantate tante varietà diverse, ci sono sempre quelle che resistono al guaio dell’anno. E non sono sempre le stesse. E noi così ogni anno riusciamo a mangiare i nostri pomodori e a fare la nostra salsa. Ma l’Unione Europea riuscirà ad impedircelo e riuscirà ad eliminare il nostro piccolo vivaista.__agricoltura__0

Quel che riguarda le piantine vale anche per i semi, vale per i prodotti che poi venderà il contadino: sarà sempre più difficile e costoso anche solo attenersi alla legge. Ed ecco il grande risultato: fine della piccola e media azienda agricola. Come è già successo per l’allevamento, l’agricoltore diventa un operaio dell’industria agroalimentare, magari sul suo stesso terreno, di cui detiene formalmente la proprietà, così tocca a lui pagarci anche le tasse e, se il prodotto non si vende, andare alla malora. E il biologico? Niente paura, la Commissione Europea ha pensato anche a quello. È probabile, anzi, che avrà un occhio di riguardo per l’agricoltura biologica. Infatti: “… date le caratteristiche specifiche necessarie all’agricoltura biologica, è opportuno che la metodologia e le prescrizioni fissate per l’esame delle varietà tengano in debita considerazione le esigenze specifiche”. Non vi suona minaccioso, pur nel suo mellifluo e sgrammaticato linguaggio? Questa legge non riguarda solo chi vive di agricoltura: siamo tutti consumatori di prodotti agricoli. Riguarda la vita, la libertà, la salute di tutti. L’agricoltura contadina ha selezionato migliaia di piante adatte a migliaia di luoghi diversi, di climi e terreni diversi, e alle diverse stagioni. La forza dell’agricoltura contadina è la forza della vita e sta nella sua varietà, non nell’omogeneità. Preservare tale diversità, preservare l’agricoltura contadina e la libertà del contadino vuol dire preservare la libertà di tutti e la possibilità di nutrirci di cibi salubri. Vuol dire preservare la biodiversità, piante e animali che si sostengono a vicenda nella rete e nell’equilibrio della vita. Con questa legge il contadino che si procura il proprio reddito e sostentamento dalla terra, sparisce. Non può più decidere cosa coltivare , e “cosa” uno coltiva determina anche il “come” coltiva. Ma probabilmente e in ogni modo non può nemmeno più sopravvivere economicamente, perché le spese dei semi e delle piante certificate e/o brevettate, le spese dei controlli che gli verranno fatti, saranno insopportabili per lui. Più le spese delle multe, inevitabili dato che le piante “viaggiano” e si contaminano allegramente, non conoscendo barriere, loro: “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà”. Nel 2004 in Iraq il governatore delle forze d’occupazione dell’Impero, Paul Bremer, impose una legge che mirava ad “adeguare” l’Iraq “agli standard internazionali riconosciuti nella protezione della proprietà intellettuale”. Cioè che impediva ai contadini iracheni di conservare le proprie sementi e li costringeva a comperare semi made in USA da “fornitori autorizzati”. Non ve lo dico, chi erano i fornitori autorizzati; scommetto che lo indovinate tutti. Dopo 600.000 iracheni morti ammazzati (cifre ufficiali) non deve essere stato difficile imporre una simile legge. Oggi l’Europa, che dell’Impero fa parte, pensa di poter mettere al collo dei suoi contadini lo stesso cappio: l’appetito vien mangiando.semi7

Dopo aver fatto le debite considerazioni sulle nostre responsabilità di consumatori per l’accresciuto potere delle multinazionali agroalimentari, e magari aver fatto anche qualche buon proposito per il futuro, tipo quello di mangiare prodotti biologici, locali e di stagione d’ora in poi, forse dovremmo prendere in considerazione l’opportunità di reagire a questo attacco pericolosissimo alla libertà e alla vita. Ci sono molte petizioni su internet contro questa legge e sicuramente è bene firmarle ma, avendo visto a cosa hanno approdato il milione e mezzo di firme raccolte per il referendum sull’acqua pubblica e il referendum stesso, non dovremmo limitarci alle petizioni. Dopo l’acqua, il cibo. I folli vogliono conquistare il mondo, peccato che il loro “conquistare” si traduca con “distruggere”. Noi, che vogliamo difendere e preservare, dovremmo mobilitarci contro questa legge con determinazione e tenacia. Molti di noi fanno parte di associazioni piccole e grandi, da quelle dei piccoli e medi coltivatori, Coldiretti e CIA e Via Campesina, dei coltivatori biologici come AIAB, a quelle ambientaliste come Greenpeace, WWF, LIPU e tutti i gruppi e le associazioni meno note, i comitati piccoli e grandi sorti in ogni dove per difendere l’ambiente da scempi di ogni tipo, ai Gruppi di Acquisto Solidale: in tutti questi ambiti dovremmo promuovere l’informazione e l’impegno contro tale legge. Potremmo porci l’obiettivo di arrivare a una giornata di manifestazioni in tutta Europa, una giornata che veda uniti contadini e cittadini, ambientalisti e consumatori. Una giornata per dimostrare che c’è un’Europa unita che non è quella al servizio dei potentati economici e delle multinazionali mondiali, è quella che invece si batte per uscire dalla crisi con una nuova economia, solidale e sostenibile. Un’economia al servizio di tutti gli esseri umani e rispettosa del mondo di cui fanno parte; un’economia che non minaccia la libertà, non distrugge la natura, non ha il suo fondamento nella guerra, nella rapina, nello sfruttamento. Possiamo far vedere un’Europa unita per salvare semi e piante, biodiversità e agricoltura contadina? Io penso che possiamo. Per salvare noi stessi e la Madre Terra che tutti ci nutre.

… E poi c’è stata la mano,
la solita mano segnata

di solchi e di calli,
nodosa come una radice;
una mano pacifica
e dal sorriso evidente:
ogni solco sorride,
ogni unghia listata di terra
e le nocche e le ruvide dita.
La mano del contadino,
che conosce il ragno del sole
e sa avvolgere e svolgere
le sue ragnatele
come un mago antico,
un sotterraneo prestigiatore.
E’ una mano che non ha
niente di tragico,
benché l’abbiano inchiodata
a tutte le croci.

Fonte: il cambiamento

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