“Torino low cost”, una guida per vivere la città spendendo poco e rispettando l’ambiente

In tempi di crisi è fondamentale rivedere le proprie abitudini e imparare a spendere meno, senza rinunciare necessariamente alla qualità. La blogger e scrittrice Bruna Gherner propone con il suo libro “Torino (e dintorni) low cost – Guida anticrisi alla (ex) capitale dell’auto” 250 posti in città dove mangiare, fare i propri acquisti e trascorrere il tempo libero risparmiando e all’insegna dell’ambiente375540

Vivere la città senza rinunciare a uscire e divertirsi, spendendo poco e con un occhio di riguardo all’ambiente. Sembrerebbe una mission impossibile, soprattutto in periodo di crisi, e invece è proprio per dare una risposta positiva a quest’ultima nella vita e nei consumi di tutti i giorni che nasce “Torino (e dintorni) low cost – Guida anticrisi alla (ex) capitale dell’auto”. Il libro, uscito a maggio, è firmato dalla blogger e scrittrice Bruna Gherner, esperta del vivere bene spendendo poco, filosofia che ha messo in pratica in tante città diverse, da Berlino a Barcellona e Milano, a cui ha dedicato il blog http://www.survivemilano.it e la guida “Milano low cost”, pubblicata nel 2012. Si continua ora con Torino, città natale di Bruna Gherner, con 250 segnalazioni di posti, tutti sperimentati personalmente, più un’ottantina di consigli, dalla ricetta per i grissini fatta in casa all’autoproduzione di detersivi naturali. La guida è divisa in nove sezioni tematiche che offrono indicazioni per fare la spesa, uscire, muoversi in città, divertirsi, trovare e abbellire la casa, vivere con i bambini, fare attività culturali, vestirsi, curare il proprio corpo, con tanto di mappa per localizzare rapidamente i posti segnalati, contraddistinti da una fogliolina quando il low cost si accompagna all’eco. «Il proposito – spiega Bruna Gherner – è usare la crisi come occasione per cambiare le abitudini, anche in senso proambientale; spendere meno senza dover sacrificare la qualità, sapendo dove andare, perché basso costo non è per forza sinonimo di bassa qualità (anche ambientale), e viceversa alto costo non significa necessariamente alta qualità. Ad esempio comprare cibi biologici, ma non per forza al supermercato o nei negozi di primizie, dove sono molto costosi, quanto piuttosto dal produttore, o acquistare prodotti non confezionati ma sfusi, riducendo il packaging che è un costo sia economico che ecologico». Una guida soprattutto per chi vive la città, con consigli sui Gac o dove trovare prodotti sfusi, ciclofficine, miele prodotto in città, come quello del giardino botanico del Valentino, ristoranti vegani, vecchie e nuove piole, dove mangiare fuori e bene con meno di 15 euro, come a Cascina Roccafranca. E poi orti urbani e sul balcone, mercati dell’usato e negozi che producono abiti di qualità a prezzi giusti; meno vestiti ma di buone stoffe, ben realizzati e made in Italy, senza sfruttare la manodopera e l’ambiente. O ancora: erboristerie, vivai, iniziative di cohousing, attività per i bimbi e rassegne e iniziative culturali gratuite. Tra i posti eco raccomandati, le officine del Cecchi Point di via Cecchi, dove imparare ad aggiustarsi e costruirsi le cose; Il Filo d’Erba, il vivaio del Gruppo Abele a Rivalta, che vende piante pensate apposta per l’orto sul balcone; il Negozio leggero e la Locanda leggera di via Napione, con prodotti sfusi e dove l’usa e getta è bandito; la cooperativa Liriodendro di Bogaro, che vende salumi naturali; l’erboristeria di via Baretti, dove l’erborista va ancora a raccogliere le erbe in montagna. «Torino offre tante opportunità per vivere low cost e in modo eco, più che a Milano – chiosa l’autrice –, ma l’iniziativa deve partire da ciascuno. Usando la bici anche se le ciclabili non sono perfette, rinunciando al supermercato sotto casa e ai prodotti già pronti per coltivarsi un orto sul balcone, farsi il pane in casa, andare al mercato, dai produttori o da un Gac. Razionalizzando i consumi, comprando meno cose ma migliori. Provando, insomma, a cogliere le opportunità della crisi, che è frutto anche di abitudini sconsiderate».

 

 Fonte: eco dalle città

 

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