Presentata la via alla blue economy italiana

La Federazione delle aziende dei servizi pubblici locali fa il punto della situazione del settore idrico con dati e analisi. Nei prossimi 30 anni, dai numeri contenuti nei vari Piani d’Ambito, dovrebbero arrivare investimenti per 65 miliardi di euro (40 euro per abitante l’anno). Ma oggi in Italia si investe ancora troppo poco (siamo a 26 euro), a differenza di quanto avviene in Gran Bretagna e Stati Uniti (80). Nel settore idrico, raggiungere gli standard internazionali porterebbe investimenti aggiuntivi tra 3 e 5 miliardi di euro l’anno, diffusi su tutto il territorio. La costruzione di nuovi impianti o l’adeguamento di reti e degli impianti esistenti, creerebbe fino a 130 mila nuovi posti di lavoro375570

“Nonostante la crisi – afferma Roberto Bazzano, presidente di Federutility, l’associazione che raggruppa le aziende dei servizi pubblici locali che operano nei settori di acqua, energia e ambiente – le multiutility italiane hanno costantemente investito, svolgendo una funzione anticiclica, producendo occupazione e competitività”. Bazzano ha pronunciato queste parole oggi a Roma in occasione del convegno promosso da Federutility, davanti al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, e al sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo D’Angelis, oltre a Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e ad Alessandro Cattaneo, vice-presidente dell’Anci nazionale. Un appuntamento in cui la federazione ha anche presentato le performances economiche di 100 aziende del settore e un dossier sul sistema idrico nazionale.
Lo scenario dei servizi energetici e idrici in Italia è ben rappresentato dall’analisi della società di ricerche Althesys che, utilizzando i dati delle 100 maggiori aziende dell’energia, dell’acqua, del gas e dei rifiuti, ha illustrato alcuni profili economico-finanziari delle local utility, in particolare sugli investimenti effettuati e il relativo indotto sul territorio. Nel solo 2011, il campione delle local utility preso a riferimento dallo studio ha realizzato investimenti per 2.102 milioni di euro, con ricadute per circa 6.882 milioni di euro, a dimostrazione della leva che la capacità di investimento in tali settori può esercitare anche in un contesto macroeconomico difficile. Tenuto conto delle attività di realizzazione, di esercizio e di manutenzione e del loro effetto moltiplicativo sull’indotto, i progetti coperti da tali investimenti occupano circa 22.600 addetti diretti e 17.300 indiretti per un totale di quasi 40.000 occupati. In occasione dell’assemblea, Federutility ha analizzato i dati consuntivi degli ultimi quattro anni su un panel di 110 gestori che operano nel settore idrico in 16 regioni (quasi l’80% del servizio offerto a livello nazionale). “Sono necessari interventi urgenti – ha ribadito Bazzano – per il completamento della copertura del servizio in tutta Italia. Oltre alle perdite di rete negli acquedotti (media Istat 47%), la vera è emergenza sta nel fatto che il 15% dei cittadini italiani non è collegato a fognature e il 30% non è collegato a depuratori”. Nel 2011 sono state inoltre lamentate irregolarità nell’erogazione dell’acqua dal 9,3% delle famiglie residenti in Italia. Questo problema è dichiarato soprattutto dalle famiglie del Mezzogiorno (17,4%), in particolare della Calabria (31,7%) e della Sicilia (27,3%). A fronte del quadro idrico sin qui descritto, gli investimenti stimati dai Piani d’ambito vigenti (la fonte è “BlueBook 2011”) assommano ad oltre 65 miliardi di euro per i prossimi 30 anni, pari ad una media annuale di 2,2 miliardi di euro. Questo significherebbe investire poco meno di 40 euro per abitante all’anno per raggiungere gli obiettivi già presenti nei Piani d’ambito. L’attuale livello nazionale di investimenti, invece, è di 26 euro per abitante all’anno (ampiamente più basso delle previsioni dei Piani d’ambito vigenti). Un dato ancor più rilevante se confrontato al livello di investimenti nei paesi occidentali, pari a circa 80 euro per abitante all’anno per essere in linea, ad esempio, con l’esperienza britannica e statunitense. “Nonostante una diminuzione dei contributi pubblici – ha continuato il presidente di Federutility – e una difficoltà crescente di accesso al credito, i gestori idrici realizzano investimenti in tutto il Paese che valgono centinaia di milioni di euro ogni anno, distribuiti in interventi di entità medio-piccola e delocalizzati sul territorio”. La proiezione nazionale degli investimenti dei gestori nel 2011, raggiunge 1,2 miliardi di euro (di cui appena il 10% provenienti da fondi pubblici). Una cifra rilevante ma assolutamente insufficiente, visto che copre poco più della metà dei 2,2 miliardi necessari. La morosità nell’acqua è quattro volte superiore a quella del settore energetico. Una ricerca Federutility (che verrà presentata il prossimo settembre), dimostra che vi sono 3,3 miliardi di crediti scaduti, di bollette non pagate da oltre 24 mesi (buona parte delle quali imputabili alla pubblica amministrazione).
Nel settore idrico, colmare il gap di fabbisogno pro-capite (ovvero passare dai 26 euro l’anno per abitante agli 80 previsti dagli standard internazionali), genererebbe investimenti aggiuntivi tra i 3 e i 5 miliardi di euro l’anno, diffusi su tutto il territorio e per quasi il 40% concentrati al Sud. E la costruzione di nuovi impianti o l’adeguamento di reti ed impianti esistenti, creerebbe fino a 130 mila posti di lavoro aggiuntivi. Al termine sono state ribadite le proposte di Federutility per il settore idrico: 1) rivedere il quadro normativo e di regolazione, per una maggior chiarezza delle competenze nazionali e territoriali; 2) incentivare gli investimenti giudicati urgenti; 3) introdurre meccanismi di premialità e penalità per l’efficienza gestionale e gli standard di servizio; 4) incentivare l’efficienza energetica; 5) semplificare le procedure per gli interventi urgenti e qualificanti; 6) garantire e proteggere le fasce a basso reddito con l’introduzione del bonus idrico.

Fonte: eco dalle città

 

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