Le sfide ambientali che la Capitale non può perdere nei prossimi 5 anni. Intervista al Prof. Livio De Santoli

Cosa dovrebbe fare Roma per migliorare dal punto di vista ambientale? Quali sfide dovrà affrontare nei prossimi 5 anni? Lo abbiamo chiesto al Professor Livio De Santoli, che ha elaborato un piano preliminare del PAES per un nuovo modello energetico per Roma Capitale e ha redatto il Manifesto di Territorio Zero: “la città metta al centro il cittadino, sostenibilità significa partecipazione e ruolo attivo nella vita sociale”.375237

Professor De Santoli, su incarico di Roma Capitale, ha avuto il compito di elaborare un documento  preliminare del PAES: quali sono i punti più importanti di questo documento? 

Il PAES descrive ed impone un nuovo modello energetico, fornendo soluzioni operative, attraverso una trentina di azioni, sui temi della sicurezza delle forniture energetiche, sull’efficienza energetica, sulla penetrazione coerente delle rinnovabili, attivando azioni caratterizzate da innovazione e sviluppo tecnologico. Il PAES stabilisce un quadro di riferimento in cui tutte le azioni devono essere inserite in una logica di programmazione energetica; il quadro è quello della generazione distribuita dell’energia. Lo sforzo di tentare una pianificazione risulterebbe anche di aiuto a livello nazionale, dove la confusione, la non programmabilità e i rigurgiti di un mondo obsoleto che non vuole morire hanno raggiunto livelli di pressione non più accettabili

Nel corso della campagna elettorale si è parlato anche di ambiente. Ora, arrivati al ballottaggio, secondo Lei quale dei due candidati ha mostrato più attenzione a questo argomento e quali proposte le sembrano migliori e fattibili per Roma?

In realtà in questa campagna elettorale il tema ambiente è stato articolato in modo molto deludente. Alemanno ha avuto il merito, nei primi anni del suo mandato, di affidare a Rifkin e alla Sapienza l’elaborazione di un masterplan e un piano sull’energia sostenibile, poi non ha fatto più nulla per l’inconsistenza, l’approssimazione e l’ignoranza della sua squadra su questo tema. L’energia e l’ambiente non sono state un merit order di quella amministrazione. Marino rappresenterebbe una forte discontinuità, e sicuramente saprebbe come affrontare positivamente la sfida energetica a patto di non ripartire da zero, perdendo due o tre anni per niente. Una base sulla quale iniziare azioni operative c’è, ed è rappresentata dal PAES che, oltretutto, ha già avuto importanti riconoscimenti in sede comunitaria

Quali impegni dovrebbe prendere Roma Capitale in futuro per migliorare dal punto di vista della sostenibilità?
La città di Roma deve mettere al centro di ogni manifestazione il cittadino, con un processo partecipativo vero in cui l’impegno deve essere concretamente misurato su ognuna delle sue azioni quotidiane. Sostenibilità significa partecipazione e ruolo attivo nella vita sociale. Roma può dimostrare inoltre che ripensare il Patto di Stabilità, almeno per gli interventi di efficienza energetica, è un diritto e un dovere per ogni comunità. Roma ha l’autorevolezza per coordinare gli sforzi degli Enti Locali della Regione verso il tentativo di impostare un approccio sistemico per un nuovo modello energetico. La tecnologia per fare questo esiste, e deve esistere anche la volontà politica

Con quale scopo nasce il Manifesto di Territorio Zero? Quali realtà hanno mostrato interesse  e partecipazione sottoscrivendo il Manifesto?

Territorio zero è un libro/manifesto (pubblicato dalla Minimum Fax) che, davanti alla crisi irreversibile della seconda rivoluzione industriale, indica una nuova idea di società in cui inquinamento, cambiamento climatico, devastazione del territorio, crisi economica, disoccupazione, disgregazione sociale sono ambiti che, trattati contestualmente, possono progressivamente essere ridotti a zero. L’attuale crisi strutturale travolge non solo l’infrastruttura ecologica mondiale ma anche la logistica della grande distribuzione commerciale,  la sovranità alimentare, le dinamiche di funzionamento dei mercati finanziari internazionali, e la nostra stessa idea di società.  Entra in crisi un modello economico che ha governato il mondo per gli ultimi 200 anni, fondato su una idea, quella delle risorse naturali infinite, del monopolio e della centralizzazione, che ha fatto il suo tempo. In questo contesto è necessario interrogarsi sulla esistenza di modelli alternativi validi e rapidamente applicabili in modo uniforme sia nel mondo occidentale che nei paesi in via di sviluppo. La risposta esiste e sta nell’adozione di modelli economici ed energetici che, partendo dal “territorio”, diano risposte concrete alla partecipazione attiva (e non solo quella “passiva” di semplice consumatore) dell’individuo. Questi modelli sono ad alta intensità di lavoro e generano “neo crescita” (un PIL distribuito anziché concentrato in grandi ricchezze). Molte realtà territoriali hanno abbracciato questa visione e alcuni enti locali hanno rilanciato i loro programmi in questa veste (Barletta Zero, Firenze Zero, la lista Territorio Zero in Ciociaria, ecc.)
Fonte: ecodallecittà

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