Le ragioni ambientali della rivolta di Istanbul

Sfociata rapidamente in una protesta contro il governo Erdogan, la mobilitazione della popolazione turca si è coagulata intorno ad un conflitto ambientale-urbano. Ma gli alberi del Gezi Parki sono soltanto l’ultimo episodio di una politica di trasformazione urbanistica fatta di progetti faraonici. Il promo del progetto contestato

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Sfociata rapidamente in una protesta contro il governo guidato da Recep Tayyip Erdogan e i suoi metodi autoritari, la mobilitazione della popolazione turca (già battezzata da molti “primavera turca”) si è coagulata intorno ad un conflitto ambientale-urbano. Centinaia di persone si sono accampate nei giorni scorsi al Gezi Parki, polmone verde a ridosso della centralissima piazza Taksim, per difendere i 600 alberi del parco che, secondo le intenzioni governative, dovrebbero far posto ad un grande centro commerciale (ospitato all’interno di un edificio di nuova costruzione con le fattezze di una vecchia caserma ottomana) e ad abitazioni di lusso.
Ma l’abbattimento degli alberi del Gezi Parki è soltanto l’ultima goccia che ha spinto gli istanbullu a mobilitarsi contro una politica di trasformazione urbanistica fatta di mega progetti impattanti sul contesto storico e ambientale della città. I più noti sono sicuramente il terzo ponte sul Bosforo, il terzo aeroporto internazionale della città (che nelle intenzioni di Erdogan sarà “il più grande del mondo“) e -sicuramente il primo in termini di impatto ambientale- il canale artificiale lungo 50 chilometri alternativo al Bosforo per il transito delle navi cargo. Ma la lista delle opere che il governo ha immaginato per Istanbul, anche in vista della candidatura del Paese ad ospitare le Olimpiadi del 2020, è molto più lunga se si considerano anche i progetti di moschee monumentali (ad esempio quella che dovrebbe sorgere sulla Çamlica Hill), i grattacieli nel cuore della città (come quelli previsti sulle ceneri dello stadio del Galatasaray), i quartieri di nuova edificazione e la città satellite “Istanbul Metropolitan” che dovrebbe sorgere lungo il Bosforo-bis ed ospitare 1 milione e mezzo di persone.

Fonte: ecodallecittà

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