Taranto, Peacelink fa il punto su benzo(a)pirene, diossine, composizione chimica del Pm10

«Ilva acquistando del carbon coke evita di produrlo abbattendo drasticamente le emissioni di benzo(a)pirene». Eppure spiega Peacelink «la composizione chimica delle polveri sottili tarantine (PM10) rimane più tossica che in altre città». Sulle diossine: «Perchè non parte il campionamento continuo pur previsto dalla legge regionale»374748

Il punto di Peacelink, sulla produzione di benzo(a)pirene, sulla composizione chimica delle polveri sottili (pm10) e sulle diossine misurate dai deposimetri Arpa Puglia. Articolo di Alessandro Marescotti del 2 maggio 2013 http://www.tarantosociale.org

Benzo(a)pirene e carbon coke
«Ci risulta che almeno 11 navi piene di carbon coke sono attraccate a Taranto nel 2013 e hanno rifornito l’Ilva. Questo l’elenco.
– Ince Inebolu (22 mila tonnellate di carbon coke),
– Astoria (30 mila tonnellate)
– Pedhoulas Leader, (43 mila tonnellate)
– Nikos N, (30 mila tonnellate)
– Dorado, (32 mila tonnellate)
– BCC Danube, (8 mila tonnellate)
– Assos Striker, (25 mila tonnellate)
– Anatoli, (27 mila tonnellate)
– Antonis Pappadakis, (41 mila tonnellate)
– Ocean Voyager, (22 mila tonnellate)
– Redondo, (43 mila tonnellate)
Il tutto per un totale di oltre 320 mila tonnellate di carbon coke. Acquistando del carbon coke l’azienda evita di produrlo abbattendo drasticamente le emissioni della cokeria. Questo significa che le emissioni del benzo(a)pirene (la maggior parte delle quali frutto della cottura del carbon coke nella cokeria) sono destinate a calare drasticamente nel quartiere Tamburi di Taranto. Ma l’inquinamento complessivo continua a rimanere preoccupante per via della composizione chimica (più tossica che in altre città) delle polveri sottili (PM10) che continuano ad essere inalate dagli abitanti del quartiere Tamburi e anche nei quartieri più distanti di Taranto».
Diossine misurate dai deposimetri Arpa Puglia
Sul tablet vengono mostrati i dati dei deposimetri Arpa Puglia. E’ evidente come nel tempo le diossine misurate nei deposimetri del quartiere Tamburi continuano a evidenziare picchi. I deposimetri sono una “sentinella continua” che evidenzia criticità non risolte. Intanto non decolla il “campionamento continuo della diossina pur previsto dalla legge regionale (art.3) e dalla stessa AIA. Come mai?
I Cinque elementi di conoscenza
1) Per i lavori prescritti dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) l’Ilva ha fermato le batterie più inquinanti della sua cokeria. Le batterie fermate sono anche le più vicine al fronte urbano. Rimangono in funzione solo quelle più lontane dalle case. Per poter ovviare alla mancata produzione della propria produzione di carbon coke negli ultimi mesi sono arrivate almeno 11 navi per rifornire l’Ilva di carbon coke.
2) E’ ragionevole pensare che – per la prima volta a Taranto – possa essere registrato nel quartiere Tamburi (il più vicino all’Ilva) un calo drastico del benzo(a)pirene, il che confermerebbe il nesso che lega le emissioni della cokeria alla presenza di benzo(a)pirene nell’aria che si respira in quel quartiere, storicamente considerato il simbolo dell’inquinamento di Taranto. Siamo in attesa pertanto dei dati dell’Arpa sul benzo(a)pirene per verificare se al fermo delle batterie più inquinanti corrisponde un calo significativo del benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi, il che sarebbe un importante elemento ai fini delle indagini della Procura.
3) L’alleggerimento dell’inquinamento è tuttavia transitorio. Non è il risultato “miracoloso” dell’AIA ma deriva semplicemente del fermo tecnico delle batterie più vicine e più inquinanti. Quando la produzione ritornerà come prima, l’inquinamento tornerà verosimilmente a salire.

4) L’aria del quartiere Tamburi tuttavia rimane non salubre. Lo dimostriamo con i dati del PM10 (polveri sottili) della centralina dell’Arpa di via Machiavelli nel quartiere Tamburi. Tali dati sono stati moltiplicati per il “coefficiente di tossicità” di quelle polveri sottili, pari a 2,226. Grazie a questo calcolo possiamo dichiarare che chi vive nel quartiere Tamburi è ancora a rischio, nonostante il calo della concentrazione del PM10. Ad esempio 32 microgrammi di PM10 nel quartiere Tamburi di Taranto hanno effetti sanitari, in termini di mortalità, equivalenti a 70 microgrammi di PM10 a Milano, a Torino o a Bologna. Ma mentre a Milano, Torino o Bologna il valore di 70 segnerebbe uno sforamento del limite di legge, a Taranto il valore di 32 risulta “a norma”, pur rappresentando lo stesso pericolo in termini di mortalità. Ciò è causato dalla composizione chimica delle polveri ddi Taranto, come affermato dall’Istituto Superiore della Sanità. Nel file allegato vi sono ulteriori elementi di documentazione di tale affermazione.
5) PeaceLink chiede al Centro Ambiente e Salute di Taranto (in cui confluiscono le competenze di Asl e Arpa) di fornire i dati della mortalità e dei ricoveri mese per mese, suddivisi per quartiere, età, sesso, causa e professione. Ad oggi invece i morti vengono resi noti solo dopo tre anni mentre i ricoveri non vengono comunicati al pubblico, evidentemente per una scelta politica: quella di non allarmare la popolazione. E soprattutto ciò non viene fatto, evidentemente, per non indagare sul nesso fra danni alla salute e inquinamento. A tal fine nel file allegato riportiamo importanti informazioni che dimostrano come è possibile studiare il nesso fra ricoveri ed emissioni di un’acciaieria nell’Utah (Stati Uniti).
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38339.html

Fonte: eco dalle città

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