Legambiente: Ambiente Italia 2013, serve coraggio per uscire dalla crisi

Mobilità privata ai vertici, industria in crisi, dissesto idrogeologico senza freni, illegalità ambientale al top, concentrazione di polveri e metalli ancora elevati. Ma anche aumento delle rinnovabili, riduzione di rifiuti ed emissioni inquinanti, crescita delle vendite di biciclette. Ecco l’Italia secondo Legambiente

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Le città soffocano per traffico e smog; la raccolta differenziata arranca in buona parte del Paese nonostante i 1.300 comuni ricicloni e il calo nella produzione dei rifiuti; il dissesto idrogeologico incombe sulla vita delle persone e l’economia del Belpaese; l’occupazione cala drammaticamente con il settore manifatturiero e industriale ridotto al lumicino; le ecomafie, intanto continuano a realizzare business milionari a scapito del territorio e dell’intera comunità, dove le diseguaglianze aumentano, con effetti particolarmente gravi nelle regioni del Sud. È questa la fotografia scattata da Legambiente nel rapporto Ambiente Italia 2013 che presenta un’analisi degli ultimi 10 anni di “non governo” del territorio e delle politiche sociali attraverso una serie di indicatori sociali e ambientali. “C’è una sola ricetta per uscire dalla crisi, ed è quella di una Green economy che incrocia le domande e i problemi dei territori, i ritardi del paese e le paure del futuro, le risorse e le vocazioni delle città e che vuole rimettere al centro la bellezza italiana”, ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Secondo il Rapporto, a livello di mobilità, la motorizzazione privata e le percorrenze in auto in Italia sono sempre tra le più alte d’Europa. Nonostante il declino delle nuove immatricolazioni, il tasso di motorizzazione continua a crescere e rimane ai vertici dell’Unione europea e del mondo. Nel 2011 si è ormai sopra le 60 auto ogni 100 abitanti, rispetto alle 50 della Germania e alle 47 della media dell’Unione europea. Anche le percorrenze automobilistiche in Italia sono superiori alla media europea (il 22% in più) e a quelle della maggior parte degli altri paesi europei. Più rilevante, invece, è la differenza per il trasporto pubblico urbano, soprattutto nelle principali città, dove in altri paesi europei è più rilevante sia la quota di movimenti ciclabili sia quella con mezzi pubblici (in particolare tram e metropolitane). Nel 2011 inoltre, per la prima volta, le vendite di biciclette nuove hanno superato in Italia le immatricolazioni di nuove auto. Le nuove immatricolazioni sono passate dalle 42-43 auto ogni 1.000 abitanti degli inizi 2000, a fronte di una media di 38 auto per 1.000 abitanti nell’area euro, al minimo di circa 29 auto ogni 1.000 abitanti raggiunto nel 2011. Le vendite di biciclette invece, storicamente pari a circa i 2/3 delle nuove auto, hanno subito un rallentamento meno vistoso e in quell’anno hanno uguagliato e superato quelle delle auto. Tuttavia, le vendite di biciclette sono largamente inferiori alla media europea. Sul fronte energetico, nel 2012 è proseguita la discesa dei consumi energetici nazionali. La crisi economica e le condizioni meteorologiche, sottolinea il Rapporto, sono importanti fattori della riduzione , dovuta però anche all’introduzione di misure di efficienza energetica che hanno portato i consumi a valori inferiori a quelli del 2000. Il petrolio resta ancora la principale fonte (37,5%), essenzialmente per gli usi come carburante. Il 35% dei consumi derivano dall’impiego di gas naturale mentre il 13,3% è dato dalle rinnovabili e il 9% dall’uso di carbone. Nel bilancio energetico nazionale cresce la produzione da fonti rinnovabili, quasi raddoppiata rispetto a 10 anni orsono. Nella produzione elettrica nazionale, al 2012 le fonti rinnovabili valgono per il 28% della produzione e sono ancora in rapidissima crescita la produzione eolica (+34%) e quella fotovoltaica (+72%). Nel 2011 le emissioni di CO2eq sono stimate a 490 milioni di tonnellate, circa il 5% in meno del livello 1990. Nel 2011 la produzione di energia ha rappresentato il 31% del totale delle emissioni climalteranti italiane, i trasporti il 27%, l’energia per usi civili il 20%, l’energia per l’industria il 14%, l’agricoltura il 7,8%, i processi industriali il 7,5% e, infine, i rifiuti il 4,2%. L’Italia rimane il quarto paese europeo per emissioni dopo Germania, Regno Unito e Francia. Le riduzioni più consistenti si registrano per quei composti di cui è stato eliminato o fortemente ridotto l’utilizzo (come il piombo o l’anidride solforosa) o per cui sono state imposte specifiche misure di controllo e depurazione. Di gran lunga meno efficaci i risultati sulle emissioni polveri sottili – particolarmente rilevanti sotto il profilo sanitario – che si sono ridotte su scala europea del 26% (del 17% in Italia) sul periodo 1990-2010, ma sono cresciute nel 2010 rispetto al 2009 (sia nella Ue sia in Italia). La riduzione delle emissioni di metalli pesanti, in alcuni casi altamente tossici e cancerogeni, è stata rilevante su scala europea, ma molto più bassa in Italia. Anche per gli inquinanti organici persistenti, come i PCB o le diossine, le riduzioni conseguite in Italia sono state meno ampie rispetto a quelle medie europee. Nel settore dei rifiuti, nel 2011 la produzione di quelli urbani ha subito una caduta, grazie ai primi risultati delle politiche degli enti locali ma anche per effetto della riduzione dei consumi, attestandosi (sulla base dei comuni capoluogo) a circa 31,5 milioni di tonnellate. Il pro capite scende a poco più di 510 kg/ab, il valore più basso dal 2000. Negli anni 2000-2009 in Italia la produzione dei rifiuti urbani, si legge nel Rapporto, aveva continuato a crescere con un tasso quasi doppio rispetto al Pil: +11% la produzione dei rifiuti, +5,2% il Pil. Prosegue invece, anche se senza grandi balzi in avanti, la percentuale delle raccolte differenziate stimata al 37% nel 2011, con un modesto incremento sul 2010. Permane ancora un grande scarto tra le regioni settentrionali – in gran parte oltre il 50% – e le regioni centro-meridionali con tassi di riciclo più modesti e nelle regioni meridionali generalmente inferiori al 20% (con la sola eccezione della Sardegna). La tassazione ambientale nel 2011 è stata pari a 43,9 miliardi di euro, composta per il 75% (33 miliardi di euro) da tasse energetiche, e in particolare dalle accise petrolifere, per il 23,5% da tasse automobilistiche (10,3 miliardi di euro) e per il resto (meno di 500 milioni di euro) da tributi di discarica e altre imposte. Le tasse ambientali sono oggi significativamente inferiori rispetto agli inizi degli anni 2000 (nel 2001 erano il 3% del Pil e il 10,5% del totale delle entrate). In tutta l’Unione europea, tra il 1995 e il 2010, l’Italia è il paese con la maggiore contrazione dell’incidenza delle tasse ambientali sul Pil e, assieme a Grecia e Portogallo, dell’incidenza sulle entrate tributarie. L’analisi dei parametri sociali infine, rivela che l’Italia presenta forti diseguaglianze generazionali nell’accesso al lavoro, alla casa e ai sistemi di protezione sociale, con un tasso di occupazione dei giovani sceso dal 24% al 19% tra il 2008 e il 2011, un valore tra i più bassi in assoluto all’interno dell’Unione europea (la media è di oltre il 33%), con quattro regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia) che si collocano tra le regioni europee a più bassa occupazione giovanile. Forte e peggiore di altri paesi mediterranei europei, è il gap tra uomini e donne nell’accesso al lavoro e nel reddito: il tasso di occupazione femminile è il 70% di quello maschile, mentre il reddito femminile è il 54% di quello maschile. In formato ebook, il Rapporto sullo stato dell’ambiente in Italia completo di tutti gli indicatori ambientali e realizzato a cura dell’Istituto Ambiente Italia : http://freebook.edizioniambiente.it/libro/78/Ambiente_Italia_2013

Hanno contribuito al volume: Duccio Bianchi, Monica Brezzi, Giovanni Caudo, Stefano Ciafani, Anna Donati, Enrico Fontana, Monica Frassoni, Arturo Lorenzoni, Giulio Marcon, Aldo Ravazzi Douvan, Fabio Renzi, Edo Ronchi, Giorgio Zampetti, Edoardo Zanchini.

fonte: eco dalle città

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