Cinghiali radioattivi, ultime notizie: ARPA Piemonte esclude contaminazioni da Trino e Saluggia

9 marzo ore 9,00
L’ARPA Piemonte ha escluso in un comunicato stampa che le tracce dell’isotopo radioattivo Cs 137 rinvenuto nei 27 cinghiali provengano dal Piemonte:

I risultati dei monitoraggi, ad oggi, effettuati da Arpa Piemonte indicano anche che tale contaminazione ambientale non è attribuibile alla presenza dei siti nucleari dismessi di Trino e Saluggia.

E dunque le ipotesi di contaminazione guardano sempre più alla possibilità che il Cs137 sia presente nell’ambiente a causa del rilascio da parte della centrale nucleare di Chernobyl che attualmente tra molti incidenti si sta tentando di sigillare.

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Ore 15,28 Secondo le prime ipotesi l’origine del Cesio 137 rinvenuto in 27 cinghiali della Valsesia in provincia di Vercelli potrebbe provenire dall’incidente nucleare di Chernobyl avvenuto nel 1986. A considerare questa possibilità esperti e studiosi che ricordano che il Cesio 137 è rilasciato dalla fissione nucleare. Spiega Stefano Ciafani vicepresidente di Legambiente:

Il Cesio 137, l’isotopo fuoriuscito dal reattore esploso dall’incidente di Chernobyl e caduto sui territori italiani, è infatti ancora presente in molti terreni e può concentrarsi in alcune specie vegetali e animali, come funghi e selvaggina. Per questo è importante stringere la maglia dei controlli anche sui prodotti alimentari, perché la vicenda dei cinghiali ci ricorda che la coda avvelenata del disastro di Chernobyl non si è ovviamente esaurita.

In ventisette cinghiali abbattuti in Valsesia, in provincia  di Vercelli, fra il 2012 e il 2013 sono state trovate tracce di cesio 137 oltre la soglia prevista in caso di incidente nucleare.  Si tratta di un isotopo radioattivo che è stato rilasciato sia nell’incidente di Chernobyl del 1986 che in quello di Fukushima del 2011. Dopo il ritrovamento del cesio 137 nella lingua e nel diaframma dei 27 cinghiali il ministro della Salute Renato Balduzzi ha immediatamente attivato i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e del Nucleo operativo ecologico che dispone, al suo interno, di una sezione inquinamento da sostanze radioattive. La prima riunione di coordinamento sul da farsi è prevista per quest’oggi. I cinghiali erano stati prelevati per un indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce tanto i suini domestici come quelli selvatici. Soltanto successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti ai test di screening previsti da una Raccomandazione della Commissione Europea (2003/274/CE) che ha evidenziato valori compresi fra 0 e 5621 becquerel/kilo. Ventisette capi hanno superato la soglia dei 600 becquerel/kilo e sono stati successivamente inviati al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’IZS di Puglia e Basilicata e al Centro di Referenza nazionale di Foggia dove saranno sottoposti a un secondo test.

I cinghiali sono degli animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono, perché ci forniscono delle informazioni precise grazie ad un certo modo si sfruttare l’ambiente. Quindi, senza fare ipotesi azzardate su gli esemplari positivi al cesio 137, come quella di un retaggio di Chernobyl, una contaminazione degli animali deve richiedere approfondimenti e analisi del contesto ambientale, metereologico e idrogeologico in cui vivono, ha  spiegato Aldo Grasselli segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp).

Foto:ecoblog

 

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