4.2 INDUSTRIA, stato ed evoluzione dell’efficienza energetica

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4.2.1 Stato ed evoluzione dell’efficienza energetica

Nel 2010, il consumo energetico dell’industria è stato pari a 31,6 Mtep (figura 4.3), con un aumento del 4,8% rispetto al 2009. L’incremento è legato principalmente alla ripresa dei consumi, rispetto all’anno precedente, nel settore siderurgico (+31,3%) e della meccanica (+6,0%) che hanno più che compensato la riduzione registratasi nell’alimentare (-7,5%), chimica (-4,6%) e minerali non metalliferi (-4,5%).

Analizzando l’andamento dei consumi nel corso degli anni, dopo l’incremento del periodo 1990-2003 (+10,6%), si nota una riduzione (-23,9%) nel periodo 2003-2010 che ha interessato tutte le fonti energetiche. In particolare, dal 2007, inizio della crisi economica-finanziaria, si sono registrate le seguenti variazioni: prodotti petroliferi -43,9%, gas naturale -17,7% ed energia elettrica -12,5%.

Figura 4.3: Consumo energetico nell’industria per comparto produttivo – periodo 1990-2010

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Fonte:elaborazione ENEA su dati MSE

L’intensità energetica dell’industria7 ha mostrato un andamento tendenzialmente crescente dal 1996 fino al 2003, seguita da una fase decrescente che si è accentuata negli ultimi anni, mostrando lo stesso andamento del consumo finale (figura 4.4). Solo nel 2010 si è avuta un’inversione di tendenza a seguito della ripresa dei consumi, tendenza confermata per il 2011 dai dati provvisori.

Nel 2010 l’intensità è stata pari a 130,2 tep/M€00, con un incremento di 2,6% rispetto al 2009.

6 Questa strategia, lanciata negli ultimi anni dall’Agenzia europea dell’ambiente e dall’UNEP, è anche detta “ASI” dalle iniziali di avoid, shift, improve.

7 Rapporto tra energia impiegata e valore aggiunto

Il decremento nell’intensità energetica dell’industria, nel periodo 2003-2010, è stato determinato principalmente dalla riduzione nell’intensità energetica dei settori chimica, metallurgia, alimentare e tessile. La chimica è il settore per cui si è avuta la maggior riduzione nell’intensità energetica, -43,9% in 1990-2010 e -25,1% in 2003-2010, determinata anche dal miglioramento di efficienza.

Figura 4.4a: Intensità energetica dei comparti produttivi energy intensive (1990=100)

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Figura 4.4b: Intensità energetica dei comparti produttivi non-energy intensive (1990=100)

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Fonte: elaborazione ENEA su dati MSE e ISTAT 

La riduzione dell’intensità, nel periodo 2003-2010, nei settori alimentare (-30,6%) e tessile (-39,2%) è diretta conseguenza degli interventi in efficienza energetica.

Se si elimina l’effetto strutturale, il tasso medio annuo di riduzione del consumo per unità di valore aggiunto nell’industria manifatturiera è stato 0,5% nel periodo 1991-2010 e 1,1% nel periodo 2003-2010.

Nel periodo 1990-2010, l’industria manifatturiera ha fatto registrare un miglioramento dell’efficienza energetica pari al 13,4% (figura 4.5).

Chimica e siderurgia sono i settori che hanno realizzato le migliori prestazioni: l’incremento di efficienza è stato rispettivamente pari al 42,3% e al 28,2%. Significativi miglioramenti si osservano a partire dal 2004 per il settore alimentare e dal 2005 per il tessile, mentre altri comparti produttivi, quali meccanica e metalli non ferrosi, hanno manifestato un pronunciato peggioramento dell’efficienza energetica nel triennio 2008-2010, dopo i leggeri miglioramenti registrati negli anni immediatamente precedenti.

Figura 4.5: Efficienza energetica nell’industria manifatturiera (1990=100)

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Fonte: elaborazione ENEA su dati MSE (ODYSSEE)

Scenari di possibile evoluzione prodotti da ENEA non prevedono cambiamenti radicali nella struttura o nelle tipologie di prodotti manifatturieri. Le ragioni della riduzione dei consumi futuri sono da ricercare nella progressiva ottimizzazione dei processi industriali, nel miglioramento dell’efficienza dei motori elettrici, nel maggior ricorso a sistemi di cogenerazione, in sostituzione della produzione separata di elettricità e calore e nell’uso di sistemi di illuminazione a LED.

Fonte: ENEA

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