Smog, nei giorni neri a Barcellona il trasporto pubblico si pagherà la metà

Parcheggi più cari del 25%, sgravi fiscali alle aziende meno inquinanti e trasporto pubblico a metà prezzo nei giorni di sforamento: Barcellona si prepara ad approvare definitivamente il suo piano anti smog che potrebbe essere attivo già dai primi mesi del 2015380411

Barcellona. Se il Pm10 o il biossido d’azoto sforano, il trasporto pubblico costa la metà. La misura, che deve ancora ricevere l’approvazione definitiva, fa parte del Piano d’azione messo in campo dal Governo Catalano per il miglioramento della Qualità dell’Aria delle cosiddette Zone a Protezione Speciale, le più soggette a picchi di inquinamento a causa del traffico, delle attività industriali e dello sviluppo demografico. Le Zone individuate sono una quarantina, e occupano un’area di circa 725 km quadrati per 4,3 milioni di abitanti: un bacino sufficientemente ampio per vedere dei risultati concreti, se i cittadini decideranno di collaborare.  Come ulteriore incentivo a lasciare a casa la auto, il Piano d’Azione prevede anche un aumento del 25% su tutti i parcheggi cittadini, indipendentemente dal tipo di veicolo guidato, a differenza di quanto avviene a Madrid, dove il prezzo della sosta varia a seconda della categoria Euro. I provvedimenti saranno discussi nei prossimi giorni ma se dovessero essere approvati – come appare probabile, dato il vasto consenso politico all’iniziativa – potrebbero essere operativi già dai primi mesi del 2015, e in ogni caso non oltre il 2016.  Se è vero che il traffico privato è il maggior responsabile dell’inquinamento – e in particolare quello causato dagli NOX – è altrettanto vero che la Catalunya è una delle zone più industrializzate del Paese, e, soprattutto nelle aree più interne, lontane dal mare, soffre pesantemente delle conseguenze ambientali prodotte dalle emissioni degli impianti. Per questo motivo, il Piano prevede sgravi fiscali per tutte le aziende che dimostreranno di essere riuscite a ridurre sensibilmente le concentrazioni di inquinanti riversati in atmosfera.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Mobilità sostenibile in Italia: gli Open data di Euromobility ora online

Incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing, parco automezzi circolanti, tutto quello che c’è da sapere sulla mobilità è ora a portata di clic grazie a Euromobility e al Ministero dell’Ambiente

Da oggi i dati e i numeri riguardanti la mobilità sostenibile nel nostro Paese non hanno più segreti: l’associazione Euromobility, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente ha infatti messo aa disposizione del pubblico i dati riguardanti la mobilità sostenibile in 50 città italiane: incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing e parco automezzi circolanti. La logica è quella degli Open Data e il sito ha preso in esame le città seguendo tre criteri: 1) capoluoghi di Regione, 2) capoluoghi delle Province Autonome, 3) Comuni con più di 100mila abitanti. Le fonti sono Istat, Aci e Arpa Regionali. Spulciando fra i dati si scopre, per esempio, come Aosta primeggi nell’indice di motorizzazionecon ben 250 veicoli ogni 10 abitanti, mentre al secondo posto con 117,2 si trova Trento. Al terzo posto è Bolzano con 898 vetture. Ben diversa, invece, è la densità di automobili con Napoli che primeggia con 4538,33 auto per kmq. Se trovare parcheggio a Napoli è una specie di miracolo non va meglio a Torino dove le auto per kmq sono ben 4166. D’altronde il capoluogo piemontese è o non è, da sempre, la città dell’auto? Aosta nel 2012 ha sorpassato Milano (3941) piazzandosi al terzo posto nella classifica della densità di auto. Queste quattro città staccano nettamente tutte le altre visto che la quinta, Palermo, ne conta “appena” 2399 per kmq. Per quanto riguarda le aree pedonali è impossibile battere Venezia che conta ben 4,87 mq per abitante. Segue Firenze con 1 mq per abitante e Cagliari con 96 cmq. Quanto all’inquinamento da Pm10 Torino batte tutti con 118 giorni di sforamento, mentre Parma e Vicenza sforano, rispettivamente, per 114 e 115 giorni l’anno. Nelle prossime settimane avremo modo di approfondire ulteriormente le questioni legate alla mobilità sostenibile con delle analisi ad hoc. Per chi voglia immergersi negli Open Data di Euromobility l’indirizzo di riferimento è www.uni.euromobility.org143519027-586x400

Fonte:  Euromobility

Foto © Getty Images

Euromobilty, è online il sito sulla Mobilità Sostenibile in Italia

Sul web tutti i dati delle principali 50 città italiane e gli strumenti per fare confronti e analisi personalizzate su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico, ma anche su dati relativi alla qualità dell’aria, sul car sharing e il bike sharing378952

Da lunedì 28 aprile è on line il sito web Open Data sulla Mobilità Sostenibile in Italia realizzato dalla Associazione Euromobility con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: www.uni.euromobility.org.
Grazie all’innovativa sezione Open Data, unica nel suo genere, l’utente può effettuare analisi personalizzate e confrontare i dati sulla mobilità delle principali 50 città italiane, creando in tempo reale grafici, mappe, tabelle e trend degli ultimi anni di tutte o soltanto di alcune delle principali 50 città italiane. È possibile fare analisi su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio, parcheggi a pagamento, flotte di veicoli comunali, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico Locale, ma anche su dati relativi al parco veicolare circolante, su dati di qualità dell’aria e sui veicoli Gpl e Metano a basso impatto ambientale. E ancora sul car sharing, sul bike sharing e sulle iniziative e gli eventi di promozione di una mobilità più amica del cittadino e dell’ambiente.
Il sito contiene i dati dell’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile che prende in esame i 50 Comuni italiani costituiti da tutti i capoluoghi di Regione e delle Province autonome e i Comuni con oltre 100.000 abitanti. I dati provengono da diverse fonti: ISTAT, ACI, ARPA Regionali, Comuni, Consorzio Ecogas, ICS, Bicincittà, BikeMi, FIT Consulting.
L’analisi commentata dei dati più aggiornati è stata pubblicata nel volume “La Mobilità sostenibile in Italia – Indagine sulle principali 50 città” edito da Maggioli e disponibile nelle principali librerie italiane.

Fonte:ecodallecitta.it

Come rendere seducente (e democratico) il trasporto pubblico: la lezione che viene da lontano

Il vero progresso nella mobilità non è quando anche i poveri usano le auto, ma quando anche i ricchi usano il trasporto pubblico o le biciclette.

Anche se il suo nome è poco conosciuto in Italia, Enrique Peñalosa  ha avviato una delle più importanti rivoluzioni urbane nel campo dei trasporti pubblici, dando vita al TransMilenio, un sistema di trasporto pubblico con corsie dedicate che oggi conta 12 linee e oltre un milione e mezzo di passeggeri al giorno. E questo non è avvenuto in Svezia o in Canada, ma nella martoriata Colombia, perchè Peñalosa è stato sindaco di Bogotà. Nel video qui sopra espone con chiarezza ed efficacia alcune idee fondamentali su come sia possibile mettere all’opera la democrazia nel campo della mobilità e dei trasporti. La sua idea guida si può sintetizzare in una delle sue frasi di apertura: il vero progresso nella mobilità non è quando anche i poveri usano le auto, ma quando anche i ricchi usano il trasporto pubblico o le biciclette. Oggi ci sembra normale vedere un autobus imbottigliato nel traffico, eppure c’è un problema di uguaglianza nel campo dei trasporti: un autobus che trasporta 80 passeggeri ha diritto a 80 volte lo spazio di un’auto con il solo guidatore. Da qui nasce l’idea fondamentale di avere corsie preferenziali totalmente dedicate ai mezzi pubblici: un autobus che sfreccia sulla sua corsia, mentre auto costose sono ferme in coda è un’immagine della democrazia messa all’opera. Occorre combattere anche per avere spazio per i pedoni dal momento che le città sono habitat umani e gli esseri umani sono naturalmente camminatori. Uguaglianza nei trasporti significa che chi cammina è importante come chi guida. Come si può vedere dalla prima immagine qui sotto, liberare i lati della strada dalle auto è un grande miglioramento di qualità della vita. Lo stesso vale per le biciclette. Le piste ciclabili non sono arredo urbano, ma un diritto (vedi seconda immagine). Un cittadino con una bici da 30 dollari è ugualmente importante di un altro con un’auto da 30000 dollari. Peñalosa non è un radicale, non fa del populismo, non agisce “in odio ai ricchi”, ma propone vere soluzioni di democrazia della mobilità. Il grande Ivan Illich ne sarebbe stato assolutamente entusiasta.Uguaglianza-nella-mobilità-Spazio-per-i-pedoni

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Fonte: ecoblog

Piemonte: il TAR sospende i tagli al trasporto pubblico decisi dalla giunta Cota

E’ stata accolta la richiesta dell’ATAP, società che gestisce il tpl a Biella e Vercelli, per la sospensione della delibera con cui la Regione Piemonte aveva deciso di tagliare del 16% i trasferimenti per i trasporti pubblici su gomma e ferrovia per il triennio 2013-2015

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Con un’ordinanza il TAR del Piemonte ha accolto l’istanza cautelare presentata dall’ATAP, la società che gestisce il trasporto pubblico nei territori di Biella e Vercelli, sospendendo la delibera di Giunta della Regione Piemonte del 6 maggio 2013 con cui venivano tagliati drasticamente i trasferimenti per il trasporto pubblico locale. L’atto impugnato prevedeva per il triennio 2013-2015 una riduzione del 16,21% degli importi messi a disposizione per i trasporti pubblici su gomma e ferrovia a favore di Province e Comuni piemontesi. Con il provvedimento cautelare il TAR intima quindi alla Regione Piemonte “di riesaminare gli atti di programmazione dei servizi alla luce dei vizi evidenziati nel ricorso introduttivo e palesati nella motivazione dell’ordinanza”, come spiega una nota dello Studio Massimo Malena & Associati che ha assistito la società di tpl del biellese. L’ATAP ha deciso di fare ricorso al TAR in quanto la delibera della Giunta Cota penalizzava particolarmente la città di Biella, con un taglio di risorse del 35% (pari a 425.064 euro, passando da 1.139.194 a 714.130 euro), e l’intera provincia, con un taglio del 34% per il 2013 (per complessivi 1.589.652 euro, da 4.646.197 a 3.066.245). Nel triennio 2013-2015, secondo il piano messo a punto dalla Giunta Cota, la Provincia di Biella avrebbe dovuto rinunciare complessivamente al 37,5% delle risorse (da 4.646.982 a 2.811.838 euro) contro una media del 16,35% prevista per le restanti province piemontesi. Nello stesso triennio la città di Biella avrebbe perso addirittura il 66% delle risorse a fronte di una media del 32,25 per cento delle altre città capoluogo di provincia.

Fonte: ecodallecittà

Ecosistema urbano, ecco dove si vive meglio (e peggio) nel 2013

Emergenza smog e trasporto pubblico in picchiata, aumentano le auto private, immutate depurazione e perdita d’acqua potabile. Questa la foto dei centri urbani di Ecosistema Urbano 2013. Venezia, Trento e Belluno in cima alla classifica ma solo 11 città raggiungono la sufficienza. Presentata a Bologna la XX edizione del rapporto di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore sulle eco-performance dei capoluoghi di provincia italiani.ecosistemaurbano2013

Non c’è da star allegri se le migliori 11 città del Paese raggiungono a malapena la sufficienza (con 60/100 di punteggio), quando soltanto rispettando tutti i limiti di legge (e quindi senza nessuna performance straordinaria) il punteggio complessivo di un centro urbano sarebbe molto vicino a 100. Non c’è proprio da stare allegri perché il quadro complessivo che emerge dalla XX edizione del rapporto di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore descrive un Paese pigro, apatico, che ha smesso di credere e investire nel cambiamento. Da Milano, ancora e sempre preda dell’emergenza smog, a Roma dove crescono il parco auto privato e il tasso di motorizzazione, a Palermo, dove si continua a depurare meno dei 2/5 dei reflui fognari, Ecosistema Urbano evidenzia l’esasperante incapacità con cui molte città affrontano sul proprio territorio alcune questioni chiave dal punto di vista ambientale. Eppure esperienze positive in alcune città non mancano e dimostrano la praticabilità di alcune soluzioni capaci di offrire un servizio migliore al cittadino e alla collettività. È il caso della raccolta differenziata di Novara o di Salerno, delle politiche sull’energia e sulla mobilità di Bolzano, della solarizzazione dei tetti delle scuole di Bergamo oppure dell’esperimento della moderazione della velocità in un intero quartiere di Torino. Il rapporto è stato presentato a Bologna nel corso di un convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri dei sindaci e degli assessori dei Comuni coinvolti. “Se nell’insieme le nostre città sono congestionate e inquinate, fragili rispetto al rischio sismico e idrogeologico, in ritardo rispetto all’erogazione dei servizi – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -, esse rappresentano pure i luoghi ideali per le migliori soluzioni. Soluzioni che non possono più essere limitate a singoli e parcellizzati interventi ma devono rientrare in un disegno lungimirante e complessivo, che veda le città come fulcro della rinascita del Paese. Interventi mirati a migliorare qui la raccolta differenziata e là il trasporto pubblico, l’inquinamento acustico o la depurazione delle acque, non possono infatti dare risultati significativi se realizzati al di fuori di un progetto politico nazionale che riconosca alle città un ruolo centrale e imprescindibile. Si parla tanto di smart city ma non dobbiamo dimenticare che le città possono essere smart solo se ci sono smart citizens, e quindi relazioni, creatività e cultura per creare consapevolezza sulle sfide e nuovi stili di vita”.tabella_ecosistemaurbano1

Lo studio segnala, infatti, che la crisi urbana chiede di immaginare con urgenza un altro futuro. Bisogna avere il coraggio di abbattere per ricostruire, rigenerare interi quartieri, recuperare edifici e dare casa, in affitto e a prezzi accessibili, a chi ne ha bisogno fermando il consumo di suolo e restituendo al verde suolo oggi impermeabilizzato. Bisogna pensare un modo nuovo di usare le risorse e l’energia, di organizzare la mobilità, con spazi pubblici più sicuri, più salutari e meno alienanti, immaginando la città come luogo dove si realizzano le condizioni per favorire le relazioni sociali, il senso del vicinato, del quartiere, della comunità. Nello specifico, la ventesima edizione di Ecosistema Urbano, con gli oltre 100mila dati raccolti attraverso un apposito questionario rivolto e redatto dalle amministrazioni dei comuni capoluogo, vede sul podio delle migliori città Venezia per le grandi, Trento per le medie e Belluno per le piccole, tenendo presente che si tratta di capoluoghi che ottengono punteggi di poco superiori ai 60/100. La sufficienza quindi, in un panorama, purtroppo, di generale mediocrità. Venezia (prima tra le città con più di 200.000 abitanti), svetta in virtù di alcune buone performance, ma anche grazie alle sua peculiare conformazione. Qui migliora la concentrazione delle polveri sottili (Pm10) che scende dai 41,8 microgrammi al metro cubo della scorsa edizione ai 36,2 del 2012, così come la media di giorni di superamento dei limiti per l’Ozono (dai 50 giorni dell’edizione scorsa ai 40 di quest’anno). Cresce ancora la percentuale di depurazione dei reflui che si attesta per il 2012 al 94% (era al 90% lo scorso anno). Scende poi la produzione annua procapite di rifiuti (642,2 Kg per abitante, erano 664,7 nel 2011) e contestualmente la raccolta differenziata sale al 38,8% (35,4% lo scorso anno); in lieve calo i passeggeri trasportati annualmente dal sistema di trasporto pubblico: 564 viaggi procapite (erano 571 lo scorso anno). A Venezia c’è poi, grazie alla particolare conformazione urbana, il più basso tasso di auto immatricolate, pari a 41 ogni 100 abitanti; la migliore estensione procapite di isole pedonali con 5,10 mq/abitante (era 4,87 mq/abitante lo scorso anno); una buona porzione di suolo urbano destinato alle bici con 12,50 metri equivalenti ogni 100 abitanti (erano 10,71 lo scorso anno). Anche a Venezia però troviamo dati in flessione o lontani da livelli ottimali. Peggiorano, ad esempio, le medie relative alle concentrazioni di No2 che salgono a 41 microgrammi al metro cubo rispetto ai 38,8 della scorsa edizione e cresce la percentuale di acqua potabile dispersa dalla rete idrica (passa dal 36% dello scorso anno all’attuale 38%). Nella stessa categoria, al secondo posto troviamo Bologna seguita da Padova: in positivo la prima migliora la media di giorni di superamento dei limiti dell’Ozono, diminuisce l’acqua potabile dispersa dalla rete e aumenta la percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata. Al contempo,Bologna vede salire le concentrazioni di No2 e pure il monte rifiuti annuo prodotto procapite, mentre calano i passeggeri trasportati annualmente dai bus. Padova invece deve il suo piazzamento al terzo posto, ma sempre tra le appena sufficienti, principalmente ai miglioramenti registrati in tutti e tre gli indici legati all’inquinamento atmosferico, alla continua crescita della percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata, all’aumento del suolo destinato ai pedoni e al primato tra le grandi città dello spazio dedicato alle bici. A pesare in negativo, il calo dell’uso del trasporto pubblico. Trento, prima tra le città medie (comprese tra 80.000 e 200.000 abitanti), conferma il primo posto dello scorso anno grazie a buone performance in alcuni dei settori chiave della ricerca e ad un buon andamento generale. Migliora la già buona media relativa alle concentrazioni di polveri sottili che scende ancora a 25,5 microgrammi al metro cubo (erano 27,5 l’anno passato), scende la percentuale di acque potabili perse dalla rete idrica, che era il 18% l’anno scorso e si ferma al 15%; migliora la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti: 65,6% quest’anno, era 64,3% l’anno passato. Sale ancora, seppur di poco, la frequenza di utilizzo del tpl che si attesta su i 185 viaggi per abitante all’anno rispetto ai 182 della passata edizione. Seconda, tra le medie è anche quest’anno Bolzano, in buona posizione grazie a medie complessivamente basse per quel che concerne i parametri relativi alla qualità dell’aria (per le concentrazioni delle polveri sottili è prima tra le medie con 15 microgrammi al metro cubo, mentre erano 18,7 lo scorso anno). Buoni poi i parametri relativi alla mobilità ciclabile e alle politiche energetiche. Parma si piazza terza tra le città medie principalmente per un buon andamento complessivo nei settori mobilità e energia e per qualche miglioramento, come per la media di giorni di superamento dei limiti della concentrazione di Ozono, diminuiti tra il 2011 e 2012 ma pur sempre sopra i limiti. A seguire Perugia e La Spezia che si caratterizzano per un andamento equilibrato nei diversi parametri senza nessun grosso exploit, con valori positivi che si alternano a elementi di sofferenza dell’ambiente urbano. Le prime cinque posizioni delle città Piccole, al di sotto degli 80.000 abitanti, sono occupate da Belluno (1ª), Verbania (2ª), Nuoro (3ª), Pordenone (4ª) e Mantova (5ª). Belluno è al primo posto grazie al buon livello complessivo della qualità dell’aria: migliora infatti in tutti e tre i parametri monitorati (No2, Pm10 e Ozono) e questo basta a far si che sopravanzi Verbania (prima lo scorso anno, quando Belluno fu seconda). Per il resto, i numeri di Belluno si confermano abbastanza buoni e spesso al di sopra della media tra le città piccole. Da segnalare le buone performances nel settore rifiuti: la produzione annua procapite scende ancora dai 405,3 kg annui del 2011 ai 395,9 di questa edizione e contestualmente cresce la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato che passa dal 67,6% a oltre il 70% (70,4% quest’anno). Verbania che cede il primato a Belluno, conferma un andamento generalmente al di sopra della media delle città piccole. Per i rifiuti raccolti in modo differenziato si conferma ben oltre il 70% (72,8%, era al 72,1% l’anno scorso) ed è seconda solo a Pordenone. Migliora poi nei passeggeri trasportati dal servizio di tpl e fa segnare una crescita ormai costante per la superficie di suolo urbano destinato ai pedoni (con 2,14 mq/abitante, erano 2.02 l’anno scorso) e alle bici (24,41 metri equivalenti ogni 100 abitanti quest’anno, erano 23,69 l’anno passato). Terza tra le città piccole è la sorpresa Nuoro, in questa posizione principalmente per il fatto che ha finalmente iniziato a rispondere al nostro questionario e quindi può essere valutata mostrando anche valori bassissimi per quel che concerne gli inquinanti atmosferici. Quarta e quinta rispettivamente Pordenone e Mantova che invece sono più solite occupare la parte alta della classifica tra le piccole, con qualche flessione nei parametri più significativi della ricerca. Tra le peggiori invece troviamo un trittico tutto siciliano: Catania, per le grandi città, Siracusa per le città medie e Caltanissetta per le città piccole. Un triste risultato dovuto a molti “nd” e pessime performance in molti settori della ricerca, basti pensare all’ultimo posto di Catania nell’indice della produzione procapite annua di rifiuti con oltre 714,3 kg o, agli oltre 230 litri (230,3 l/ab/giorno) di acqua potabile consumata giornalmente dai catanesi, che fa il paio con l’altro ultimo posto tra le grandi città per l’acqua potabile persa dalla rete, che supera la metà del totale dell’acqua immessa in rete. Oppure, guardando al 3% di rifiuti raccolti in modo differenziato che vale l’ultimo posto tra le medie città per Siracusa, ultima pure per passeggeri trasportati dal servizio di tpl, con 8 viaggi procapite all’anno. Per Caltanissetta pensiamo agli “0” collezionati tra le città piccole negli indici legati alla mobilità ciclabile e alle zone a traffico limitato, o, ancora, agli 0,76 metri quadrati procapite di verde urbano fruibile, oppure al pessimo 63% di capacità di depurare i reflui.tabella_ecosistemaurbano2

 

Nel complesso, l’ecosistema urbano 2013 evidenzia con chiarezza la situazione di impasse in cui versa l’Italia delle città. L’inquinamento atmosferico, ad esempio, resta ancora a livelli di emergenza. Se scendono leggermente le media delle concentrazioni di Pm10 e di NO2, nell’insieme dei centri urbani sono invece in aumento i giorni di superamento dei limiti per l’O3 e il numero delle città che non rispettano i limiti per la protezione della salute umana fissati per l’ozono. Le città continuano a disperdere in media più di un terzo dell’acqua potabile immessa in rete (il 32%) e l’efficienza della depurazione migliora di uno “zero virgola” alla volta (oggi viene trattato l’89,6% dei reflui fognari, l’1 ,6% in più di un anno fa). Cala la produzione di rifiuti solidi urbani, soprattutto a causa della contrazione dei consumi, e restano praticamente stabili le quote della raccolta differenziata, che passa dal 38% al 39,3%. In questo settore solo nove le città raggiungono il target del 65% imposto dalla normativa per il 2012 e quasi tutte le grandi città non hanno raggiunto nemmeno quell’obiettivo del 35% che i Comuni avrebbero dovuto rispettare già nel 2006. Cresce lentamente ma costantemente il parco di autovetture circolanti che supera le 64 auto ogni 100 abitanti (64,2) e contestualmente prosegue il declino del trasporto pubblico urbano che continua a perdere passeggeri: i viaggi effettuati in media annualmente con i mezzi pubblici dagli abitanti dei capoluoghi di provincia scendono a 81 (erano 83 l’anno passato). Praticamente congelati gli indici dedicati a isole pedonali, zone a traffico limitato, reti ciclabili urbane.

Fonte: il cambiamento

Piemonte, i pendolari crescono, il servizio cala e il biglietto aumenta. Il commento di Fabio Dovana (Legambiente)

L’assessore ai Trasporti della Regione: “Il TPL da noi non gode di cattiva salute. Abbiamo studiato la situazione per evitare tagli lineari”. Di altro avviso il Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che ci ricorda come alla crescita dei pendolari si sia già risposto negli ultimi anni con tagli al servizio e aumenti delle tariffe. Intanto lo smog ringrazia…

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L’assessore regionale ai Trasporti Barbara Bonino ha appena dichiarato che “il trasporto pubblico locale in Piemonte non gode di cattiva salute”. E tuttavia il rincaro del 15% sulle tariffe del TPL annunciato a La Stampa non viene smentito. “Solo la necessità di presentare il Piano di rientro entro i termini stabiliti per poter accedere al 100% dei finanziamenti del Governo ha obbligato la Giunta a scegliere il percorso più celere. Abbiamo studiato accuratamente la situazione per evitare tagli lineari e siamo in linea perfetta con quanto ci viene richiesto”. E’ quanto si legge nella nota diffusa dalla Regione al termine della riunione di giunta, che, va detto, non cita mai esplicitamente l’aumento annunciato sulle pagine de La Stampa. In attesa di capire (se e) come i rincari verranno applicati, abbiamo chiesto un commento al Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Fabio Dovana. “Non ci stupisce l’annuncio dei nuovi rincari al trasporto pubblico previsti per settebre. Ormai è chiara la politica dei trasporti messa in atto dalla Regione Piemonte: aumentare il prezzo dei biglietti e ridurre il servizio offerto. Come abbiamo denunciato nell’ultimo Rapporto Pendolaria, il dossier che scriviamo ogni anno sul trasporto ferroviario pendolare, nonostante in Piemonte il numero dei pendolari sia in costante aumento (+13% tra il 2009 e il 2011), il servizio offerto è diminuito di un 5% nel 2011 e di un ulteriore 5% nel 2012. Le tariffe invece sono aumentate del 10% nel 2011 e del 12% nel 2012. Non ci stupisce quindi che anche nel 2013 si prevedano nuovi rincari e nuove soppressioni di corse o di intere linee. Per rendere chiara la politica messa in atto dalla Regione Piemonte basta analizzare la quota destinata in bilancio al servizio ferroviario pendolare: appena lo 0,22%, mentre ben altre cifre sono destinate ad altre voci in bilancio. A pagare le conseguenze di queste scelte saranno come sempre i cittadini che, in un particolare momento di crisi economica in cui in molti si trovano costretti ad abbandonare l’automobile, si troveranno a disposizione un servizio di trasporto pubblico scadente o addirittura, in certe aree, quasi inesistente. Oltre alla scomodità, sono ben più gravi le ricadute in termini di inquinamento atmosferico e salute delle persone; non è neanche necessario ricordare a tutti che viviamo in una delle aree con l’aria più irrespirabile d’Europa.

Fonte: eco dalle città

ISFORT: Ci si sposta meno per lavoro. E sempre meno in bici e a piedi.

Isfort analizza gli spostamenti per lavoro degli italiani: nell’ultimo anno 1 italiano su 4 non è uscito di casa in un giorno medio feriale. Nonostante la crisi, 3 spostamenti lavorativi su 4 sono con l’auto privata, e a calare di più sarebbero i tragitti in bicicletta e a piedi: gli unici gratuiti…375311

Ci si muove sempre meno, e sempre meno per lavoro: una fotografia triste e nota quella dell’Osservatorio Mobilità di ISFORT, che tuttavia segnala anche alcuni aspetti su cui vale la pena riflettere. Perché in tempi di crisi così acuta, si sceglie sempre meno di andare al lavoro a piedi o in bicicletta? Almeno apparentemente, perché si va sempre più lontano. Sul totale degli spostamenti dovuti al lavoro la percentuale di quelli che prevedono l’allontanamento dal comune in cui si vive sono aumentati e raggiungono oggi il 52,3% del totale. Solo due anni fa erano il 46,2%: un salto di 6,1punti percentuali. Eppure resta pur sempre un 47,7% di persone che lavorano nel comune di residenza, e che percorrono circa 7 km di media: un tragitto che secondo Isfort viene coperto in un tempo che varia tra i 15 e i 19 minuti ad una velocità media inferiore ai 30  km/h. Apparentemente le condizioni ideali per scegliere la bicicletta, escludendo le categorie di lavoratori che necessitano obbligatoriamente del proprio veicolo per il trasporto merci. Nonostante le premesse, la percentuale di spostamenti totali a piedi o in bici è calata fino al 7,8%. Era il 10% nel 2006. Un calo che è più accentuato di quello che proporzionalmente ci si attenderebbe dato l’aumento della distanza tra casa e luogo di lavoro. (Facendo i calcoli, la percentuale dovrebbe essere almeno all’8,8%). Pur con tutte le cautele d’obbligo vista la metodologia del sondaggio (Ricordiamo che Isfort si avvale di campionamenti telefonici su una base di circa 15.000 intervistati), l’impressione è che il risparmio economico non sia una priorità nella scelta del mezzo con cui muoversi. “Tra i mezzi utilizzati per andare al lavoro – scrivono i ricercatori – il distacco è evidente: 3 spostamenti su 4 sono con l’auto privata. In tempi di crisi il mezzo pubblico conquista circa 4 punti percentuali passando dal 9,7% del 2006 al 13% del 2012, ma in realtà l’aumento delle quote percentuali del trasporto pubblico è(prevalentemente)dovuto ad una forte diminuzione, in termini assoluti, dell’uso dell’auto privata. Infatti, nel 2006 per andare al lavoro si registrano 16,5 milioni di spostamenti con il mezzo privato e 2,1 con il mezzo pubblico; nel 2012 quest’ultimi passano a 2,2 milioni, mentre quelli con l’auto privata crollano a 12,4 milioni”. Insomma, nonostante la crisi e il caro carburante, gli Italiani continuano a scegliere prevalentemente l’auto. Servizio pubblico devastato dai tagli o problema culturale?

fonte: eco dalle città

 

Puglia, assessore Giannini a convegno Aci: «Puntare su trasporto pubblico e utilizzo ‘soft’ dell’auto»

Giannini, l’assessore regionale alla mobilità sostenibile, è intervenuto al convegno barese promosso dall’Aci sull’uso delle auto nelle città: «Diventa fondamentale predisporre, nei centri urbani, un efficiente sistema alternativo ad essa; un servizio di trasporto pubblico vicino alle esigenze dell’utenza, integrato da strutture atte ad incentivare una mobilità alternativa e sostenibile»

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L’Assessore ai Trasporti e Lavori Pubblici Giovanni Giannini è intervenuto con un comunicato video alla Giornata di studio organizzata dalla Commissione Traffico e circolazione dell’ACI di Bari – BAT, presso il Politecnico di Bari. “In un passato non troppo lontano, ha esordito l’Assessore, il settore industriale dell’auto ed il suo indotto hanno costituito parte integrante della nostra economia, elementi trainanti di quello che fu definito il miracolo italiano. Negli ultimi anni, complice la crisi che ha investito quasi tutte le economie europee, anche l’industria dell’auto ha subito una battuta d’arresto con le ben note conseguenze sull’occupazione”. “Per superare questo difficile momento, ha proseguito Giovanni Giannini, è necessario puntare su qualità, ricerca e innovazione per quanto riguarda il prodotto-auto per cui sarà necessario proseguire la ricerca su motori a bassa emissione di CO2 e sull’utilizzo di carburanti meno inquinanti; ma, al contempo, occorre formare i cittadini ad un uso consapevole, intelligente e responsabile dell’auto, consci dei benefici che ne deriverebbero”. “A tal fine, ha concluso l’Assessore, diventa fondamentale predisporre, nei centri urbani, un efficiente sistema alternativo ad essa che sia, soprattutto, amico dei cittadini; un servizio di trasporto pubblico vicino alle esigenze dell’utenza, integrato da strutture atte ad incentivare una mobilità alternativa e sostenibile. L’utilizzo cosciente dell’auto può così diventare un obiettivo concretamente realizzabile e nel contempo può consentire quel salto culturale che diventa la vera scommessa da vincere”.

Fonte: eco dalle città

Dal road pricing al trasporto merci pulito: i lavori in corso al Comune di Torino

Torino rischia nuovi tagli al trasporto pubblico o è fuori pericolo? Si può pensare al road pricing in ZTL? L’Assessore Lubatti risponde su tutti i work in progress della Città, dal progetto pilota sul traffico merci a basso impatto alle agevolazioni del Mobility Manager (zone blu comprese…)374951

Assessore Lubatti, è scongiurato l’ulteriore taglio al servizio di trasporto pubblico a Torino?
Beh sì, abbiamo fatto una lunga trattativa con la Regione Piemonte per capire quali fossero le risorse a disposizione e quali le azioni che noi potevamo mettere in campo per risparmiare ancora senza incidere sull’esercizio. Stiamo lavorando insieme all’Agenzia della Mobilità Metropolitana e i primi dati sembrano positivi, sembra che riusciremo a rispondere alle esigenze della Regione di diminuire le risorse a beneficio del trasporto pubblico per il 2013 senza ulteriori modifiche al trasporto pubblico.

Road pricing a Torino, sì o no?

Road pricing sì, nella zona centrale, appena il trasporto pubblico rappresenterà davvero un’alternativa al mezzo privato in termini di quantità e qualità del servizio. Bisogna poter essere in grado di sfidare il cittadino: io ti fornisco un servizio di trasporto pubblico che è talmente elevato, talmente di qualità, che se proprio vuoi usare la tua macchina paghi. Senza queste condizioni di partenza no, perché non sarebbe una sfida, ma una presa in giro.
E Torino non è pronta nemmeno per un road pricing nell’area centrale, sul modello di Area C?

La conformazione di Area C, che conosco bene anche perché ci confrontiamo spesso con l’Assessore Maran su questo tema, è difficilmente paragonabile con il centro di Torino, sia per gli ingressi che per l’accesso. Anche se non l’abbiamo mai annunciato ufficialmente, la Città sta puntando a qualificare al massimo il trasporto pubblico nell’area centrale, proprio in quest’ottica: il cittadino sarà messo davanti ad una scelta: usare il mezzo pubblico, senza inquinare e senza problemi di parcheggio, oppure la propria auto. Però a quel punto paga… le telecamere ci sono già. Quando il servizio sarà all’altezza della sfida saremo pronti per il road pricing.

E quando?

Eh. Questo, non sono nelle condizioni di dirvelo ora. E’ evidente che se la Regione continua a togliere risorse per il trasporto pubblico, non ci avviciniamo al risultato.

Parliamo di pedonalizzazioni: a Napoli l’assessore al Commercio ha sostenuto che le pedonalizzazioni fanno bene ai commercianti. Lei cosa ne dice?

Che sono assolutamente d’accordo, tanto che ero a Napoli assieme ad Anna Donati il primo giorno delle pedonalizzazioni, proprio per sostenere il progetto. A Torino abbiamo cominciato dalla scorsa settimana una sperimentazione in sette aree, e stiamo cercando di individuarne di nuove, assieme alle associazioni dei commercianti e ai comitati di quartiere. La Città è grande… Il mio obiettivo è trovare un’area da pedonalizzare in ogni circoscrizione, tenendo conto delle caratteristiche di ogni singola realtà…Corso Turati non è via Roma. Io capisco la paura e la prudenza dei commercianti. Scommettere è sempre difficile, farlo in piena crisi ancora di più. E infatti abbiamo sempre cercato di ascoltare le loro richieste senza piegarci sulle rigidità, come abbiamo dimostrato con Via Lagrange.
E lì chi ha avuto ragione? Che cosa è successo dopo la pedonalizzazione? 

Via Lagrange è la prova provata che se si ha coraggio si viene premiati: abbiamo avuto un aumento del 40% di richiesta di apertura di esercizi commerciali rispetto al passato. C’è a dire il vero anche un cambio delle tipologie merceologiche presenti: ci sono più dehors e meno elettrodomestici. Cambia la clientela: ma l’accusa che un’area pedonalizzata si desertifichi la rispedisco al mittente.

A proposito di mobilità sostenibile… L’accordo firmato a febbraio tra GTT e Comune prevedeva agevolazioni per i dipendenti di aziende ed enti dotati di un Mobility Manager (figura già obbligatoria per legge ma di fatto introdotta di rado). L’obiettivo del Mobility Manager dovrebbe essere quello di razionalizzare gli spostamenti dei dipendenti in un’ottica di mobilità sostenibile. Peccato però che gli sconti siano più convenienti per le zone blu che per l’abbonamento ai mezzi pubblici…

E’ vero, ma purtroppo questo provvedimento è figlio di un’impostazione che arriva da lontano. Analisi fatte in passato sulla georeferenziazione dei dipendenti comunali avevano mostrato una propensione maggiore all’uso del mezzo privato… L’incontro con i sindacati ci ha fatto capire che l’abolizione o la riduzione degli sconti sui parcheggi sarebbe stata vissuta non come un cambio di strategia ma come una diminuzione di benefit e basta. Bisogna cambiare modello, ma segnalo che quando chiesi al Comune chi fosse il loro Mobility Manager mi risposero che non ce l’avevano più…Perciò prima di tutto l’abbiamo reintrodotto e stiamo lavorando per contrattare sconti speciali con le aziende dei trasporti per le imprese dotate di Mobility manager. Cito une  empio su tutti, l’iniziativa messa in atto con i dipendenti di Intesa San Paolo, che avranno il biglietto BIP con l’abbonamento car sharing e bike sharing integrato nel loro badge, per muoversi in modo sostenibile su tutta la città. E questo è nato grazie ad una collaborazione molto stretta tra il nostro Mobility Manager, quello di Intesa San Paolo e quello di GTT. Questo è il modello che deve cominciare a girare, e speriamo che a breve qualcosa di simile possa funzionare anche per il Comune di Torino, che in città è la seconda azienda dopo la FIAT.

In Commissione ha ricordato che il 35% degli accessi in Ztl sono riconducibili a furgoni commerciali. C’è un progetto specifico della Città per la riduzione dei veicoli merci in ingresso in Ztl?

Sì, c’è un piano del trasporto merci nazionale che prevede un’applicazione in tre città pilota: Torino, Milano e Napoli. A Torino stiamo operando una riorganizzazione del sistema che prevede due piattaforme, una nella zona Nord e una nella zona Sud, e dieci centri di distribuzione dove far arrivare le merci multimarca. Di qui l’00 “ultimo miglio” dello smistamento sarà riorganizzato con mezzi puliti, magari elettrici, e tendenzialmente pieni, per evitare gli sprechi. Anche il percorso viene razionalizzato in modo che il corriere possa coprire più consegne lungo lo stesso asse.
L’idea quindi è quella di non porre divieti d’accesso ai veicoli commerciali ma di accompagnarli in un percorso di trasformazione delle abitudini…

L’obiettivo è facilitare questi soggetti ad entrare dentro il sistema. Abbiamo deciso di non partire dal divieto ma di partire dalla costruzione di un sistema alternativo; a quel punto chiederemo ai soggetti di entrarci e, chi non entra nel sistema, starà fuori dal centro della città. Un divieto d’accesso per i veicoli commerciali così a freddo sarebbe stato una penalizzazione troppo forte. Tra l’altro in altre città, come Genova e Firenze, è stato oggetto anche di un’analisi del TAR che ha accettato i ricorsi dei commercianti, vanificando il provvedimento.

Fonte: eco dalle città